I TRE AMORI BIANCHI – Gli Araldi del Vangelo in Italia I TRE AMORI BIANCHI – Gli Araldi del Vangelo in Italia

L’Eucaristia, l’Immacolata e il Sommo Pontefice!

8 dicembre: Consacrazioni alla Vergine Maria a San Benedetto in Piscinula (Roma)

In occasione della Solennità dell’Immacolata Concezione, un folto gruppo di fedeli, al termine di un lungo cammino preparatorio, hanno emesso la loro consacrazione alla Vergine Santissima a Gesù nelle mani di Maria secondo il metodo di San Luigi Maria Grignon de Montfort. Ha celebrato il Sacerdote Padre Arnobio Glavan.

L’Immacolata Concezione

Di Plinio Corrêa de Oliveira

Il prossimo 11 febbraio ricorre il centesimo anniversario della prima apparizione della Madonna a Lourdes. 

Il fatto, considerato nella semplicità delle sue linee essenziali, non lo ignora nessuno. Inoltre nel 1854 con la Bolla Ineffabilis, il grande Papa Pio IX definiva come dogma l’Immacolata Concezione della Madonna. A Lourdes, nel 1858, dall’11 febbraio al 16 luglio, la Vergine appariva diciotto volte a una figlia del popolo, Bernadette Soubirous, dichiarando di essere l’Immacolata Concezione. Da quel momento ebbero inizio i miracoli. E la grande meraviglia di Lourdes cominciò a splendere dinanzi agli occhi di tutto il mondo, sino ai nostri giorni. Il miracolo che conferma il dogma: ecco in sintesi la relazione tra l’avvenimento del 1854 e quello del 1858. 

Secolo XIX: problemi analoghi a quelli odierni 

Tuttavia, quel che il grande pubblico conosce meno è il rapporto esistente tra questi due grandi avvenimenti con i problemi della metà del secolo XIX, tanto diversi da quelli di oggi ma nello stesso tempo loro così somiglianti.

Nel definire il dogma dell’Immacolata Concezione, il Papa Pio IX destò in tutto l’orbe civile ripercussioni ad un tempo contrastanti e profonde.

Da un lato, in tanta parte dei fedeli, la definizione del dogma suscitò un immenso entusiasmo. Vedere un Vicario di Gesù Cristo che si ergeva in tutta la pienezza e maestà del suo potere per proclamare un dogma in pieno secolo XIX, equivaleva ad assistere a una sfida ammirevolmente sprezzante e ardita contro lo scetticismo dilagante e che già da allora corrodeva fin dalle fondamenta la civiltà occidentale. 

Il liberalismo, piaga del secolo XIX 

Bisogna poi aggiungere che quel dogma era mariano. Ora il liberalismo, un’altra piaga del secolo XIX, tende per sua natura all’interconfessionalismo, ad affermare tutto quanto le diverse religioni hanno in comune (il che in ultima analisi si riduce a un vago deismo), e a sminuire, se non a rifiutare formalmente, tutto ciò che le separa. Quindi, la proclamazione di un nuovo dogma mariano – precisamente come è avvenuto in certi ambienti con la recente definizione del dogma dell’Assunzione – si presentava agli interconfessionalisti occulti o palesi del 1854 come una seria e inattesa barriera alla realizzazione dei loro disegni. 

Il dogma dell’Immacolata Concezione urtava profondamente lo spirito ugualitario della Rivoluzione

Ancor più, il nuovo dogma di suo urtava in profondità lo spirito essenzialmente ugualitario della Rivoluzione che, a partire dal 1789, imperversava dispoticamente in Occidente. Quindi, vedere una semplice creatura innalzata in quel modo al di sopra di tutte le altre, per un privilegio inestimabile, concessole al primo istante della sua esistenza, era qualcosa che non poteva e non può non dispiacere ai figli della Rivoluzione, che proclamavano l’uguaglianza assoluta tra gli uomini come il principio di ogni ordine, di ogni giustizia e di ogni bene. Ai non-cattolici, come pure ai cattolici più o meno contagiati dallo spirito del 1789, doleva di accettare che Dio avesse stabilito con tanto risalto, nel Creato, un elemento di una così marcata disuguaglianza.

Infine, la natura stessa del privilegio è invisa agli spiriti liberali. Se qualcuno ammette il peccato originale, con tutta la sequela di sregolatezze dell’anima e di miserie del corpo che esso cagionò, dovrà accettare che l’uomo ha bisogno di un’autorità, al cui imperio è tenuto a sottomettersi. Ora, la definizione dell’Immacolata Concezione comportava una riaffermazione implicita dell’insegnamento della Chiesa al riguardo. 

La Vergine Immacolata schiacciò la testa del serpente 

Tuttavia, per quanto tutto ciò sia significativo, non consisteva solo in questo quanto oseremmo chiamare il sale del glorioso evento della definizione dogmatica. Infatti, è impossibile pensare alla Vergine Immacolata senza nello stesso tempo ricordare il serpente il cui capo Ella schiacciò sotto il calcagno in modo trionfale e definitivo. Lo spirito rivoluzionario è lo spirito proprio del demonio, e sarebbe impossibile, a una persona di fede, non riconoscere la parte che spetta al demonio nella nascita e diffusione degli errori della Rivoluzione, dalla catastrofe religiosa del secolo XVI alla catastrofe politica del secolo XVIII e a tutto quanto ne seguì. Di conseguenza, vedere proclamato in quel modo il trionfo della sua massima, definitiva, inflessibile nemica era, per il potere delle tenebre, la più orribile umiliazione. Donde un frastuono di voci umane e di ruggiti satanici in tutto il mondo, simili a un’immensa e fragorosa tempesta. Al vedere che contro quella tempesta di passioni inconfessabili, di odî minacciosi, di invettive furibonde, si ergeva sola e intrepida la maestosa figura del Vicario di Cristo, priva di tutte le risorse terrene e fidente soltanto nell’ausilio del Cielo, era una fonte, per i veri cattolici, di un giubilo uguale a quello che provarono gli Apostoli nel vedere ergersi, nella tempesta scatenata sul Lago di Genezaret, la figura divinamente virile del Salvatore per dare ordini imperiosi ai venti e al mare: Venti et mare obœdiunt ei (Mt. 8,27).

Papa Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione

Inizio del crollo della Rivoluzione 

Così come dagli Unni si lasciarono sconfiggere o mettere in fuga tutti i generali e governatori dell’Impero Romano, così pure di fronte alla Rivoluzione un numero incalcolabile di coloro che nella società temporale avrebbero dovuto difendere la Chiesa e la Civiltà cristiana, si trovavano nella deplorevole situazione di sconfitti o sbaragliati.

In quella situazione di alta e grandiosa drammaticità, Pio IX, come San Leone Magno, era da solo ad affrontare l’avversario e ad imporgli la ritirata.

Ritirarsi? La proposta sembra sfrontata. Eppure, nulla di più vero. Infatti, a partire dal 1854, la Rivoluzione incominciò a subire le sue grandi sconfitte. È certo che, nelle apparenze come nella realtà, essa continuò a sviluppare il proprio impero sulla terra. L’ugualitarismo, la sensualità, lo scetticismo hanno riportato via delle vittorie sempre più ampie e radicali. Sorgeva però qualcosa di nuovo. E questa cosa modesta, sotto tono, dall’aspetto insignificante, a sua volta sta crescendo inesorabilmente e è destinata infine a uccidere la Rivoluzione. 

La Chiesa è il centro della Storia 

Per capire bene questo punto fondamentale, è necessario tenere presente il ruolo della Chiesa nella Storia e quello della devozione alla Madonna nella Chiesa.

La Chiesa è, nei piani di Dio, il centro della Storia. È la Sposa Mistica di Cristo, che Egli ama con un amore unico e perfetto, e alla quale volle sottomettere ogni creatura. È chiaro che lo Sposo non abbandona mai la Sposa, e che è sommamente sollecito della sua gloria. Quindi, nella misura in cui il suo elemento umano si mantiene fedele a Nostro Signore Gesù Cristo, la Chiesa non ha nulla da temere. Persino le maggiori persecuzioni serviranno alla sua gloria. E le più insigni onorificenze e i momenti di maggiore prosperità non affievoliranno nel popolo fedele il senso del dovere e l’amore alla Croce. Questo sul piano spirituale.

D’altro canto, sul piano temporale, se gli uomini apriranno la loro anima all’influenza della Chiesa, gli sarà schiusa la via a tutte le prosperità e grandezze. Se invece defezioneranno, si esporranno a tutte le catastrofi ed abominazioni. Per un popolo che arriva ad appartenere al grembo della Chiesa, vi è un solo ordine normale, cioè la civiltà cristiana. E questa civiltà cristiana, superiore a tutte le altre, ha come principio vitale la religione cattolica. 

Le condizioni per una Chiesa fiorente 

A sua volta, sono tre le condizioni per una Chiesa fiorente, tanto essenziali da superare tutte le altre. Ne ho già parlato molto, ma non sarà mai sufficiente insistere.

Anzitutto, vi è la devozione eucaristica. Nostro Signore presente nel Santissimo Sacramento è il sole della Chiesa. Da Lui ci vengono tutte le grazie. Ma queste devono passare attraverso Maria, poiché Ella è la Mediatrice Universale, per mezzo della Quale andiamo da Gesù, e per la Quale Gesù viene a noi. La devozione mariana intensa, luminosa, filiale è, quindi, la seconda condizione per la fioritura della virtù. Se Nostro Signore nel Santissimo Sacramento è presente, ma non ci parla, la sua voce arriva a mediante il Sommo Pontefice. Di conseguenza, la docilità al Successore di San Pietro è il frutto proprio e logico della devozione alla Sacra Eucaristia e alla Madonna.

Dunque, quando queste tre devozioni fioriscono, prima o poi la Chiesa trionfa. E, a contrario sensu, quando esse sono in declino, prima o poi la civiltà cristiana decade. 

L’Immacolata Concezione 

Da molto tempo, gli ambienti cattolici d’Europa e d’America venivano corrosi da una vera lebbra, il giansenismo, che mirava precisamente ad indebolire la Chiesa, minando la devozione al Santissimo Sacramento sotto le apparenze di un falso rispetto. Questa eresia esigeva tali disposizioni perché qualcuno si avvicinasse alla Sacra Mensa, che la gente, purtroppo in gran numero a causa della sua influenza, smetteva quasi del tutto di fare la comunione. Su un altro fronte, il giansenismo si faceva promotore di una campagna insistente contro la devozione alla Madonna, che accusava di allontanare da Gesù Cristo, invece di condurre a Lui. Infine, questa eresia muoveva una lotta incessante contro il Papato, e specialmente contro l’infallibilità del Sommo Pontefice.

Dunque, la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione fu la prima delle grandi sconfitte subite dal nemico interno. Infatti, nacque da qui un immenso fiume di devozione mariana, che venne ingrossandosi sempre di più. Per provare che tutto ci viene per mezzo di Maria, la Provvidenza volle che fosse mariano il primo grande trionfo. 

Lourdes, una strepitosa conferma del dogma 

Tuttavia, per glorificare ulteriormente sua Madre, Nostro Signor fece di più. A Lourdes, a strepitosa conferma del dogma, fece quel che mai si era visto prima: impiantò nel mondo il miracolo, come prodotto in serie e su base permanente. Fino ad allora, il miracolo era capitato nella Chiesa sporadicamente. A Lourdes, però, le guarigioni sempre più scientificamente sanzionate e di origine autenticamente soprannaturale si succedono, da cento anni, quasi a getto continuo, a fronte di un secolo confuso e smarrito. 

L’infallibilità papale 

Da questo braciere di fede, acceso con la definizione dell’Immacolata Concezione, si sviluppò, come una fiammata, un immenso anelito. I migliori, i più dotti, i più qualificati membri della Chiesa desideravano la proclamazione del dogma dell’infallibilità papale. Più di tutti, lo voleva il grande Pio IX. E la definizione di questo dogma fu per il mondo come una sorgente di devozione al Papa, il che significò per l’empietà una nuova sconfitta

La Sacra Eucaristia 

Infine, venne il pontificato di San Pio X, e con esso l’invito alla comunione frequente e persino quotidiana, nonché alla comunione per i bambini. L’era dei grandi trionfi eucaristici incominciò a splendere radiosa, per tutta la Chiesa.

Di conseguenza, l’atmosfera giansenista fu spazzata via dall’interno degli ambienti cattolici. L’epidemia modernista e, più tardi, quella neomodernista non riuscirono ad annullare le grandi vittorie che la Chiesa aveva riportato contro i suoi avversari interni. 

Il nemico, più forte che mai 

Ma, ci si potrebbe domandare, che risultato ne derivò per la lotta della Chiesa contro i suoi avversari esterni? Non si direbbe che il nemico è più forte che mai, e che ci avviciniamo a quell’era, da tanti secoli sognata dagli illuministi, di un naturalismo scientifico crudo e integrale, dominato dalla tecnica materialista; di una repubblica universale ferocemente ugualitaria, di ispirazione più o meno filantropica e umanitaria, dal cui ambiente viene eliminato ogni residuo di religione soprannaturale?Non si tratta forse di comunismo, non è forse verso questo pericolo che slitta la società occidentale stessa, apparentemente anticomunista, ma che in fondo anch’essa si avvia alla realizzazione di questo ideale? 

Il mondo intero geme nelle tenebre e nel dolore 

È proprio così. Questo pericolo incombe persino più di quanto immaginiamo. Ma nessuno prende in considerazione un fatto di importanza primaria. Ed è che il mondo, mentre si dispone ad essere plasmato secondo questo nefasto disegno, cade sempre più preda di un profondo, immenso, indescrivibile disagio. È un malessere molte volte inconscio, che si presenta vago e indefinito persino quando se ne è consapevoli, ma che nessuno oserebbe contestare. Si direbbe che l’intera umanità sta subendo violenza, come se venisse sospinta in uno stampo inadeguato alla sua misura, e che tutte le sue fibre sane si deformano e resistono. Vi è un’immensa brama di qualcos’altro, che ancora non si sa cos’è. Come sia, c’è un fatto nuovo da quando ebbe inizio, nel secolo XV, il declino della civiltà cristiana: il mondo intero geme nelle tenebre e nel dolore, precisamente come il figlio prodigo quando giunse agli estremi della vergogna e della miseria, lontano dal focolare paterno. Nel momento stesso in cui l’iniquità sembra trionfare, c’è qualcosa di vano nella sua apparente vittoria

L’esperienza ci mostra che da un simile malcontento nascono le grandi sorprese della Storia. Man mano che le deformazioni si accentueranno, si acuirà il malessere. Chi mai potrà dire quali magnifici sussulti ne potranno scaturire? Nell’estremo del peccato sta molte volte, per il peccatore, l’ora della misericordia divina…

Quindi, questo sano e promettente malessere è, secondo me, un frutto del risorgimento della tempra cattolica dovuta ai grandi avvenimenti che ho già descritto; un risorgimento che si ripercuote in maniera favorevole su quel che rimane come residuo di vita e di salute in tutte le aree culturali del mondo. 

La grande conversione 

Fu certamente un grande momento, nella vita del figlio prodigo, quello in cui il suo spirito appannato dal vizio acquisì una nuova lucidità, e la sua volontà un nuovo vigore, nel meditare sulla situazione miserabile in cui era caduto e su tutti gli scellerati errori che l’avevano condotto fuori della casa paterna. Toccato dalla grazia, si trovò più chiaramente che mai dinanzi alla grande alternativa: o pentirsi e ritornare, oppure perseverare nell’errore ed accettare le sue conseguenze sino al più tragico finale. Tutto ciò che di buono un’educazione retta aveva seminato in lui, rinasceva meravigliosamente in quel provvidenziale istante. Mentre, di contro, la tirannia delle cattive abitudini faceva sentire tutto il suo peso, più atroce che mai. Ci fu allora lo scontro interno. Egli scelse il bene. E il resto della storia lo conosciamo dal Vangelo. 

Non ci staremo forse avvicinando a quel momento? Tutte le grazie accumulate dall’umanità peccatrice con questa rinascita di devozione alla Sacra Eucaristia, alla Madonna e al Papa non produrranno, precisamente nei momenti tragici di una crisi apocalittica che pare inevitabile, la grande conversione? 

La lezione di Lourdes 

Il futuro lo conosce solo Dio. Tuttavia, a noi, uomini, è lecito ipotizzarlo secondo le regole della probabilità.

Stiamo vivendo una terribile ora di castighi. Ma questa può essere pure una magnifica ora di misericordia, a condizione di rivolgere lo sguardo a Maria, Stella del Mare, che ci guida in mezzo alle tempeste. Nell’arco di cento anni, mossa dalla compassione verso l’umanità peccatrice, la Madonna ci sta ottenendo i più strepitosi miracoli. Questa compassione si sarà esaurita? Avranno forse fine le misericordie di una Madre, anzi, la migliore delle madri? Chi oserebbe affermarlo? Se qualcuno dubitasse, Lourdes gli servirebbe da ammirevole lezione di fiducia. La Vergine Santissima dovrà soccorrerci.

Lourdes e Fatima 

Dovrà soccorrerci. Un’espressione in parte vera e in parte falsa. Poiché, infatti, Lei ha già cominciato a soccorrerci. La definizione dei dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’infallibilità papale, il rinnovamento della devozione eucaristica hanno il loro seguito nei fasti mariani dei pontificati successivi a San Pio X. La Madonna apparve a Fatima sotto Benedetto XV e precisamente nel giorno in cui Pio XII era consacrato vescovo, il 13 maggio del 1917, ci fu la prima apparizione. Sotto Pio XI, il messaggio di Fatima si diffuse dolcemente, ma decisamente, per tutta la terra. In quella stessa occasione, il 75° anniversario delle apparizioni di Lourdes fu commemorato dal Sommo Pontefice con notevole giubilo, per il tramite del suo legato alle celebrazioni, l’allora Cardinale Pacelli. Il pontificato di Pio XII passò alla storia per la sua definizione del dogma dell’Assunzione e per l’Incoronazione della Madonna come Regina del Mondo. Durante quel pontificato, il Cardinale Masella, tanto caro ai brasiliani, a nome del Papa Pio XII incoronò la statua della Santissima Vergine a Fatima.

Sono luci che, dalla grotta di Massabielle alla Cova da Iria, costituiscono una brillante collana di eventi. 

Il Regno del Cuore Immacolato di Maria 

Questo articolo si ferma a Fatima. Nelle sue apparizioni la Madonna prospettò perfettamente l’alternativa. O ci convertiamo, oppure si abbatterà un tremendo castigo. Ma, infine, nel mondo sarà instaurato il Regno del Cuore Immacolato. In altri termini, in qualsiasi modo, con maggiori o minori sofferenze per gli uomini, il Cuore di Maria trionferà. Il che vuol dire, insomma, che in sintonia con il Messaggio di Fatima, i giorni del dominio dell’empietà sono contati. La definizione del dogma dell’Immacolata Concezione non ha segnato altro che l’inizio di una serie di eventi destinata a condurci al Regno di Maria.

pubblicato su Catolicismo (n° 86, febbraio 1958)

La Immacolata Concezione: “Pietoso credo” divenuto dogma

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La Immacolata Concezione della Vergine Maria – singolare privilegio concesso da Dio, dall’eternità, a Colei che sarebbe diventata Madre di Suo Figlio Unigenito – presiede tutte le lodi che Le rendiamo nella recita del suo Piccolo Ufficio. Così, ci pare opportuno percorrere rapidamente la storia di questo “pietoso credo” che ha attraversato i secoli, fino ad incontrare, nelle infallibili parole di Pio XI, la sua solenne definizione dogmatica.

Undici secoli di tranquilla accettazione del “pietoso credo”

I più antichi Padri della Chiesa, spesso si esprimono in termini che traducono il loro credo nell’assoluta immunità del peccato, persino quello originale, concessa alla Vergine Maria. Così, per esempio, San Giustino, Sant’Ireneo, Tertulliano, Firmino, San Cirillo di Gerusalemme, Santo Epifanio, Teodoro di Ancira, Sedulio ed altri, paragonano Maria Santissima ad Eva prima del peccato. Sant’Efrem, insigne devoto della Vergine, La esalta come Colei che è stata “sempre, di corpo e di spirito, integra e immacolata”.

Per Sant’Ippolito Ella è un “tabernacolo esente da ogni corruzione”. Orígines La acclama “immacolata tre le immacolate, mai colpita dal veleno del serpente”. Da Sant’Ambrogio Ella è dichiarata “vaso celeste, incorrotta, vergine immune dalla grazia da ogni macchia del peccato”. Sant’Agostino afferma, disputando contro Pelagio, che tutti i giusti connobero il peccato, “tranne la Santa Vergine Maria, la quale, per l’onore del Signore, non voglio che sia mai questionata riguardo ai peccati”.

Presto cominciò la Chiesa – con il primato di quella Orientale – a festeggiare nelle proprie funzioni liturgiche l’immacolata concezione di Maria. Passaglia, nel suo De Inmaculato Deiparae Conceptu, crede che all’inizio del V secolo si celebrava già la festa della Concezione di Maria (con il nome di Concezione di Sant’Anna) nel Patriarcato di Gerusalemme. Il documento degno di fede più antico è il Canone dedicato a questa festa, composto da Sant’Andrea di Creta, monaco del monastero di San Saba, vicino a Gerusalemme, il quale scrisse i suoi inni liturgici nella seconda metà del VII secolo.

Non mancano neppure le più che autorizzate testimonianze dei Padri della Chiesa, riuniti in Concilio, per provare che, già nel VII secolo era comune e ricevuto per tradizione il pietoso credo, cioè, la devozione dei fedeli al grande privilegio di Maria (Concilio in Laterano, nel 649, e Concilio di Constantinopoli III, nel 680).

In Spagna, dove si vantano di aver ricevuto con la fede la conoscenza di questo mistero, si festeggia la sua festa sin dall’inizio del VII secolo. Duecento anni dopo, questa solennità appare iscritta nei calendari dell’Irlanda, sotto il titolo di “Concezione di Maria”.

La stessa festa, nel IX secolo, era già festeggiata a Napoli e in Sicilia, secondo quanto risulta nel calendario marmoreo edito da Mazzocchi nel 1744.

Ai tempi dell’Imperatore Basilio II (976 – 1025), la festa della “Concezione di Sant’Anna” iniziò a figurare nel calendario ufficiale della Chiesa e dello Stato, nell’Impero Bizantino.

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Nell’ XI secolo pare che la festa dell’Immacolata si fosse stabilita in Inghilterra, e, nella stessa epoca, sia arrivata in Francia. Da una scrittura di donazione di Hugo de Summo, risulta che la si festeggiasse in Lombardia (Italia) nel 1047. È anche certo che, alla fine dell’XI secolo, o agli inizi del XII, si celebrava questa festa in tutto l’antico Regno di Navarra.

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XII-XIII Secoli: Opposizioni

Nello stesso XII secolo cominciò ad essere combattuto, in Occidente, questo grande privilegio di Maria Santissima.

Tale opposizione sarebbe divenuta ancora più acentuata e più precisa nei successivi cento anni, nel periodo classico della scolastica. Tra coloro che misero in dubbio l’Immacolata Concezione, grazie alla poca esatezza delle idee in materia, si trovavano uomini dotti e virtuosi, come per esempio, San Bernardo, San Bonaventura, Santo Alberto Magno e l’angelico San Tommaso d’Aquino.

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XIV Secolo: Scoto e la reazione a favore del dogma

La lotta a questa augusta prerogativa della Vergine non fece che elevare l’animo dei suoi sostenitori. Così, il XIV secolo, inizia con una grande reazione a favore della Immacolata, in cui spicca, come uno dei suoi più ardenti difensori, il beato spagnolo Raimundo Lulio.

Un altro tra i primi e più coraggiosi campioni dell’Immacolata Concezione fu il venerabile Giovanni Duns Scoto (il suo paese natale è incerto: Scozia, Inghilterra o Irlanda; morì nel 1308), gloria dell”Ordine dei Frati Minori Francescani, il quale, dopo aver fissato bene i veri temini della questione, stabilì con ammirevole chiarezza i solidi fondamenti per fare svanire le difficoltà che i detrattori opponevano alla singolare prerogativa mariana.

Sulla spinta data da Scoto alla causa dell’Immacolata Concezione, vi è una toccante leggenda. Egli sarebbe andato da Oxford a Parigi, precisamente per far trionfare l’immacolatismo. All’Università della Sorbonne, nel 1308, sostenne una disputa pubblica e solenne a favore del privilegio della Vergine.

In quel giorno, Scoto, quando arrivò nel luogo della discussione, si prostrò davanti a una statua di Nostra Signora che si trovava sul suo passaggio, e Le rivolse questa preghiera: “Dignare me laudare te, Virgo sacrata: da mihi virtutem contra hostes tuos”. La Vergine, per mostrare la Sua contentezza con questa attitudine, piegò la testa – atteggiamento che, da allora, Ella avrebbe conservato…

Dopo Scoto, la soluzione teologica delle difficoltà sollevate contro l’Immacolata Concezione divenne ogni giorno più chiara e perfetta, ed i suoi difensori si moltiplicarono prodigiosamente. A suo favore, scrissero inumerevoli figli di San Francesco, tra cui si possono annoverare i francesi Aureolo (morto nel 1320) e Mayron (morto nel 1325), lo scozzese Bassolis e lo spagnolo Guillermo Rubión. Si pensa che questi accesi propagandisti del santo mistero abbiano dato origine alla sua celebrazione in Portogallo, all’inizio del XIV secolo.

Il documento più antico riguardo all’istituzione della festa dell’Immacolata in questo paese, è un decreto del Vescovo di Coimbra, D. Raimundo Evrard, datato il 17 ottobre 1320. Insieme ai dottori francescani, conviene citare ancora, tra i defensori dell’Immacolata Concezione, nei XVI e XV secoli, il carmelitano Giovanni Bacone (morto nel 1340), l’agostianiano Tommaso di Strasburgo, Dionigi, il Cartusiano (morto nel 1471), Gerson (m. nel 1429), Nicola Cusano (m. nel 1464) e altri illuminati teologi appartenenti a diverse scuole e nazioni.

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XV-XVI Secoli: dispute accanite

Nella metà del XV secolo, l’Immacolata Concezione fu oggetto di accanite discussioni durante il Concilio di Basilea, dando origine a un decreto di definizione senza valore dogmatico, visto che questo sinodo perse la sua legitimità nello staccarsi dal Papa.

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Tuttavia, cresceva ogni giorno di più il numero delle città, delle nazioni e dei colleggi che celebravano ufficialmente la festa dell’Immacolata. Ed è con tale fervore che nelle corti della Catalogna, riunite a Barcellona, tra 1454 e 1458, fu decretata la pena di esilio perpetuo per chi lotasse contro il santo privilegio.

L’autentico Magistero della Chiesa non tardò a soddisfare i difensori del dogma e della festa. Attraverso la bolla Cum proeexcelsa, del 27 febbraio 1477, il Papa Sisto IV approvò la festa della Concezione di Maria, arricchendola di indulgenze simili alle feste del Santissimo Sacramento, e autorizzò l’ufficio e la messa speciale per questa solennità.

Alla fine del XV secolo però, la disputa sull’Immacolata Concezione, accanì così fortemente gli animi dei contendenti, che lo stesso Papa Sisto IV si vide obbligato a pubblicare, il 4 settembre 1483, la Costituzione Grave Nimis, vietando, sotto pena di scomunica, che gli uni chiamassero l’altra parte di eretici.

A quell’epoca, celebri università, come Oxford, Cambridge, Parigi, festeggiavano l’Immacolata, e quest’ultima impose a tutti i suoi dottori il giuramento e il voto di difendere perennemente il mistero dell’Immacolata Concezione, escludendo dai suoi quadri coloro che non lo facessero. In modo simile procedettero le università di Colonia (nel 1499), di Magonza (nel 1501) e quella di Valencia (nel 1530).

Durante il Concilio di Trento (1545 – 1563) si ebbe una nuova occasione per un acceso combattimento tra i due partiti. Senza proferire una definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione, questa assemblea confermò in maniera solenne le decisioni di Sisto IV. Il 15 giugno 1546, nella sessione V, in seguito ai canoni sul peccato originale, furono aggiunte queste significative parole: “Il Sacro Concilio dichiara che non è sua intenzione comprendere in questo decreto, che tratta del peccato originale, la beata e immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, ma che, si devono osservare le costituzioni del Papa Sisto IV, di felice memoria, sotto le pene che in esse si impongono e che questo Concilio rinnova”.

A quell’epoca cominciarono ad ingrossare le fila dei difensori dell’Immacolata Concezione, i teologi della appena fondata Compagnia di Gesù, tra cui non si ebbe nemmeno un’opinione contraria. Anzi, dai primi missionari gesuiti in Brasile abbiamo notizia che, già nel 1554, si celebrava il singolare privilegio mariano nel nostro paese. Oltre alla festa, celebrata l’8 dicembre, cappelle e chiese erano edificate sotto il titolo di Nostra Signora della Concezione.

Tuttavia, il pietoso credo suscitava ancora polemiche, vietate tramite l’intervento del Sommo Pontifice. Così, nell’ottobre del 1567, San Pio V, condannando una proposizione di Bayo, che affermava che Nostra Signora morì come conseguenza del peccato ereditato da Adamo, vietò nuovamente la lotta sull’augusto privilegio della Vergine.

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XVII secolo e gli altri a venire: consolidazione del “pietoso credo”

Nel XVII secolo, il culto della Immacolata Concezione conquista tutto il Portogallo, dai re e teologi fino ai più umili figli del popolo. Il 9 dicembre 1617 l’Università di Coimbra, riunita in assemblea, decide di scrivere al Papa manifestandogli tutto il suo credo nell’immacolabilità di Maria.

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In quello stesso anno, Paolo V, decretò che nessuno si azzardasse a insegnare pubblicamente che Maria Santissima ebbe il peccato originale. Gregorio XV ebbe un’attitudine simile, nel 1622.

>In quel periodo, l’Università di Granada si obbligò a difendere l’Immacolata Concezione con il voto di sangue, ossia, impegnandosi a dare la propria vita e spargere il sangue, qualora fosse necessario, in difesa di questo mistero. Magnifico esempio che fu imitato, successivamente, da un grande numero di capitoli, di città, di regni e di ordini militari.

A partire dal XVII secolo si moltiplicarono anche le corporazioni e le società, tanto religiose quanto civili, e persino stati, che adottarono come patrona la Vergine nel mistero della sua Immacolata Concezione.

Degna di un particolare riferimento è l’iniziativa di D. Giovanni IV, Re di Portogallo, nel proclamare Nostra Signora della Concezione patrona dei suoi “Regni e Signorie”, allo stesso tempo in cui giura difenderLa fino alla morte, secondo quanto si legge nel provvedimento regio del 25 marzo 1646. Da quel momento, in onore alla loro Immacolata Sovrana, i re portoghesi non misero mai più la corona sulle proprie teste.

Nel 1648, quello stesso monarca fece coniare monete in oro e argento. Fu con queste monete che fu pagato il primo feudo dedicato a Nostra Signora. Con il nome di Concezione, tali monete avevano sul diritto l’iscrizione: JOANNES IIII, D. G. PORTUGALIAE ET ALBARBIAE REX, la Croce di Cristo e le armi lusitane. Sul rovescio: l’immagine della Signora della Concezione sul globo e la mezzaluna, con la data di 1648, e ai lati, il sole, lo specchio, l’orto, la casa d’oro, la fonte chiusa e l’Arca dell’Alleanza, simboli bibblici della Santissima Vergine.

Un altro decreto di D. Giovanni IV, firmato il 30 giugno 1654, ordinava che “su tutte le porte e gli ingressi delle città, villaggi e luoghi dei suoi Regni”, fosse messa una lapide la cui iscrizione doveva esprimere la fede del popolo portoghese nella Immacolata Concezione di Maria.

Allo stesso modo, a partire dal XVII secolo, imperatori, re e le corti dei regni cominciarono a chiedere con ammirevole costanza e con una insistenza di cui vi sono pochi esempi nella Storia, la dichiarazione dogmatica dell’Immacolata Concezione.

La chiesero a Urbano VIII (morto nel 1644) l’Imperatore Ferdinando II d’Austria, Sigismondo, Re di Polonia, Leopoldo, Arciduca del Tirolo, l’Elettore di Magonza, Ernesto di Baviera, Elettore di Colonia.

Lo stesso Urbano VIII, su richiesta del Duca di Mantova e di altri principi, creò l’ordine militare dei Cavallieri dell’Immacolata Concezione, approvando allo stesso tempo i suoi statuti. Per devozione alla Vergine Immacolata, egli volle essere il primo a celebrare l’augusto Sacrificio, nella prima chiesa edificata a Roma sotto il titolo dell’Immacolata, per l’uso dei frati minori cappuccini di San Francesco.

Tuttavia, l’atto più importante emanato dalla Santa Sede nel XVII secolo in favore dell’Immacolata Concezione, fu la bolla Sollicitude omnium Ecclesiarum, del Papa Alessandro VII, nel 1661. In questo documento scritto di proprio pugno, il Pontefice rinnova e ratifica le costituzioni in favore di Maria Immacolata, mentre impone gravissime pene a chi sostiene e insegna l’opinione contraria ai cosiddetti decreti e costituzioni. Questa bolla memorabile precede direttamente, senza un altro decreto intermediario, la bolla decisiva di Pio IX.

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Nel 1713 Filippo V di Spagna e le Corti di Aragona e Castiglia chiesero la solenne definizione a Clemente XI. E lo stesso Re, con quasi tutti i Vescovi spagnoli, le università e Ordini Religiosi, la sollecitarono a Clemente XII, nel 1732.

Nel pontificato di Gregorio XVI e nei primi anni di Pio IX, furono portate alla Sede Apostolica più di 220 petizioni di Cardinali, Arcivescovi e Vescovi (senza contare quelle dei capitoli e degli ordini religiosi) affinché si facesse la definizione dogmatica.

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Il trionfo dell’Immacolata Concezione

Infine, era arrivato il momento. Il 2 febbraio 1849, Pio IX, esiliato a Gaeta, scrisse a tutti i Patriarchi Primati, Arcivescovi e Vescovi dell’orbe, l’Enciclica Ubi primum, in cui si interroga sulla devozione del suo clero e dei suoi popoli al mistero dell’Immacolata Concezione, e il loro desiderio di vederlo definito.

Da un totale di 750 Cardinali, Vescovi e vicari apostolici con cui contava allora la Chiesa, più di 600 risposero al Sommo Pontefice. Considerando le diocesi che vacanti, i prelati infermi e le risposte perdute, si può dire che tutti risposero alla sollecitazione del Papa, manifestando unanimemente che la fede del suo popolo era completamente favorevole all’Immacolata Concezione, e soltanto cinque si dichiaravano dubbiosi riguardo all’opportunità di una dichiarazione dogmatica.

Si affermò il credo universale della Chiesa. Roma avrebbe parlato, la causa era giudicata.

Adesso – sono parole di un testimone della bella festa dell’8 dicembre 1854 – ci trasportiamo all’augusto tempio del Capo degli Apostoli (Basilica di San Pietro a Roma). Nelle sue ampie navate si comprime e si confonde un’immensa folla impaziente ma in raccoglimento. È oggi, a Roma come un tempo ad Efeso: le celebrazioni di Maria sono dappertutto popolari. I romani si apprestano a ricevere la definizione dell’Immacolata Concezione, come gli efesiani accolsero quella della maternità divina di Maria: con canti di giubilo e manifestazioni del più vivo entusiasmo.

Ecco alle soglie della Basilica il Sovrano Pontefice. Lo circondano 54 Cardinali, 42 Arcivescovi e 98 Vescovi dei quattro angoli dell’orbe cristiano, due volte più vasto dell’antico mondo romano. Gli angeli della Chiesa sono presenti come testimoni di fede dei loro popoli nell’Immacolata Concezione. All’improvviso irrompono le voci in toccanti e ripetute acclamazioni. Il corteo dei Vescovi attraversa lentamente il lungo corridoio dell’Altare della Confessione. Sulla cattedra di San Pietro è seduto il suo 258º successore.

Hanno inizio i santi misteri. Subito il Vangelo è annunciato e cantato nelle diverse lingue dell’Oriente e dell’Occidente. Ecco il solenne momento fissato per il decreto pontificio. Un Cardinale, sotto il peso dei propri anni e dei propri meriti, si avvicina al trono: è il decano del Sacro Collegio; è felice, come un tempo fu il vecchio Simeone nel vedere il giorno della gloria di Maria … In nome di tutta la Chiesa egli rivolge al Vicario di Cristo un’ultima richiesta.

Il Papa, i Vescovi e tutta la grande assemblea cadono in ginocchio; l’invocazione allo Spirito Santo si fa sentire; il sublime inno è ripetuto da cinquantamila voci allo stesso tempo, salendo verso i Cieli come un immenso concerto.

Cessato il cantico, si alza il Pontefice sulla cattedra di San Pietro; il suo viso è illuminato da un raggio celeste, visibile effusione dello Spirito di Dio; e con una voce profondamente emozionata, in lacrime, egli pronuncia le parole solenni che portano l’Immacolata Concezione di Maria tra i numeri degli articoli della nostra fede:

“Dichiariamo- disse lui – affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli.”

Il Cardinale decano, essendosi prostrato per la seconda volta ai piedi del Pontefice, gli supplicò che fossero pubblicate le lettere apostoliche contenenti la definizione. E come promotore della fede, accompagnato dai protonotari apostolici, chiese anche che fosse steso un verbale di questo grande atto. Allo stesso tempo, il cannone del Castel Sant’Angelo e tutte le campane della Città Eterna annunciavano la glorificazione della Vergine Immacolata.

Alla sera, Roma piena di rumorose e allegre orchestre, imbandierata, illuminata, coronata da iscrizioni e di emblemi, fu imitata da migliaia di villaggi e di città in tutta la superficie del globo terrestre.

L’anno dopo può essere considerato l’Anno dell’Immacolata Concezione: quasi tutti i giorni furono segnalati da feste in onore della Vergine Santissima.

Nel 1904, San Pio X celebrò, insieme a tutta la Chiesa Universale, con grande solennità e giubilo, il cinquantenario della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione.

Papa Pio XII a sua volta, nel 1954, festeggiò il primo centenario di questa gloriosa verità di fede, decretando l’Anno Santo Mariano. Celebrazione che fu coronata dall”Enciclica Ad Coeli Reginam, in cui il Pontefice proclama la sovranità della Vergine Santissima e stabilisce la festa annuale di Nostra Signora Regina.

(CLÁ DIAS, JOÃO. Pequeno Ofício da Imaculada Conceição Comentado. Artpress. São Paulo, 1997, p. 494 a 502)

Il Dogma dell’Immacolata Concezione e il suo significato attuale

Oggi, se bisogna parlare del dogma dell’Immacolata concezione, c’è di che interrogarsi su ciò che la dottrina della Chiesa vorrebbe esprimere con questo termine. Per questa ragione, è opportuno anzitutto aprire questa esposizione con alcune osservazioni che permettono di dissipare i malintesi in quanto al significato di questo dogma. Poi si dirà ciò che significa per noi e cosa c’insegna.

Parlando del dogma dell’Immacolata Concezione, non dobbiamo riportarlo alla concezione verginale di Gesù nel seno di Maria, né all’idea secondo la quale Maria avrebbe concepito il Cristo senza che la sua maternità l’abbia macchiata di peccato; questo dogma è lontano da esprimere questa realtà. Non significa neanche che la nascita di Maria abbia presentato alcune differenze dal punto di vista fisico rispetto a quella degli uomini o che Maria avrebbe ricevuto un privilegio per evitare ogni sozzura che accompagna la nascita di un essere umano generato dell’amore coniugale di due esseri umani.

Il contenuto teologico del dogma dell’Immacolata Concezione

Promulgato dal Papa Pio IX nel 1854 nella bolla Ineffabilis Deus, questo dogma dichiarava che: “La Beata Vergine e Madre di Dio, Maria, è stata, in considerazione dei meriti di Gesù Cristo suo figlio, e dunque a causa della redenzione operata da suo figlio, gratificata da Dio, fin dal primo istante della sua esistenza, della grazia santificante e, di conseguenza, non ha conosciuto lo stato del peccato originale” (DZ, n°2803). La dottrina della chiesa, attraverso questo dogma, vorrebbe e vuole proclamare semplicemente che la Beata Vergine Maria è stata concepita nel seno di Anna, sua madre, senza che essa contraesse il minimo peccato originario. Detto diversamente, è stata esentata dal peccato originale per l’amore e la misericordia di Dio.

Risulta che per meglio cogliere il senso ed il significato del dogma dell’Immacolata Concezione, si rivela necessario conoscere ciò che è il peccato originale, e in quale modo si contrae.

La dottrina teologica del peccato originale c’insegna che tutti gli uomini, fin dal loro concepimento, sono già colpiti dal peccato originale e, alla nascita, vengono al mondo privi della grazia divina, e questo a causa del peccato commesso dal primo Uomo. Ciò mostra che il peccato originale non è un peccato personale dovuto ad un’azione cattiva fatta dall’uomo con la sua piena responsabilità. Si tratta, al contrario, di un peccato di natura che ogni uomo contrae a partire dalla sua nascita e fin dalla sua concezione per il fatto proprio di appartenere in maniera solidale ad un’umanità peccatrice che, fin dalle sue origini, aveva scelto la disobbedienza al posto della sottomissione a Dio. Andando nello stesso senso, J. Bur fa questa affermazione: “lo stato di peccato originale alla nascita significa che la nostra condizione nativa non comporta in se stessa l’amicizia con Dio né la partecipazione effettiva alla sua vita divina. Questa sarà conferita, dopo la nascita, dalla rinascita filiale in Gesù Cristo, operata dal sacramento del Battesimo o da quello che lo supplisce”. Presentato sotto questa prospettiva, non concepiamo il peccato originale come una macchia che si cancella con il battesimo. Ammettiamo semplicemente che per il peccato originale l’uomo è privato, fin dalla sua concezione ed alla nascita, della grazia santificante che gli sarà data solamente attraverso il Battesimo. Allo stato del peccato originale, l’uomo è consegnato a due attrattive opposte, l’attrattiva verso il bene e l’attrattiva verso il male. Nel linguaggio cristiano, questa ultima attrattiva è chiamata concupiscenza.

Per quel che riguarda Maria, la teologia cattolica afferma che non è stata segnata dal peccato originale e non ha conosciuto, di conseguenza, neanche la concupiscenza. Inoltre, “non ha provato mai nessuna tendenza a fare il male” (Leysbeth). Ammettere che Maria è stata preservata, fin dalla sua concezione, dal peccato originale, vuole dire semplicemente che Maria è stata santificata fin dal primo istante della sua esistenza dalla grazia della vita divina. Così, si può dire che l’immacolata concezione di Maria consiste nel possesso, fin dall’inizio della sua esistenza, della vita della grazia divina che gli è data senza merito da parte sua, ma per la grazia premurosa di Dio, che è accordata agli altri uomini solo dopo la loro nascita. Perché questa differenza e quali sono le ragioni?

Le ragioni del Privilegio dell’immacolata concezione

Se Maria ha ricevuto fin dalla sua concezione la grazia santificante, è a causa della sua maternità divina. Numerosi sono quelli che sostengono che se colui che doveva nascere da lei era Uomo-Dio, senza peccato, era inconcepibile che fosse concepito in una natura portatrice di peccato. Dio non poteva dunque fare altro che preparare al suo Figlio beneamato una dimora degna di lui. È anche ciò che ci rivela l’orazione di apertura della messa dell’Immacolato Concezione: “Tu hai preparato a tuo Figlio una dimora degna di lui, per la concezione Immacolata della Vergine Maria (…)”.

La seconda ragione del privilegio dell’immacolata concezione per Maria gli viene in virtù della redenzione operata da Cristo, perché, di Maria, la chiesa insegna che appartiene alla comunità dei redenti. Ciò che vuole dire che anche lei fu come noi, redenti in virtù dei meriti di Cristo. Ma bisogna sottolineare che “la sua redenzione fu preservatrice, mentre la nostra è riparatrice”. Possiamo ora interrogarci su cosa significa l’Immacolata concezione per noi.

Significato attuale del dogma dell’Immacolata Concezione

Attraverso il dogma dell’Immacolata concezione comprendiamo che il principio di ogni essere spirituale è stabilito da Dio. È Dio solo che possiede il nostro destino ed è solo Lui che lo traccia. Noi non possiamo mai ritornare al di sotto del principio che Dio ci ha fissato. Questo dogma ci mostra anche che Dio avvolge tutta la vita dell’uomo col suo amore redentore e con la sua fedeltà amante. Ricorda anche che “Dio che ha l’iniziativa è sempre al di là delle nostre rappresentazioni, delle nostre attese, in una chiarezza che intravediamo solamente man mano” (Rouet). Un altro autore (Fairweather) è più chiaro quando dichiara che “non bisogna comprendere l’immacolata Concezione come una purezza morale, come facevano i giansenisti, ma piuttosto come l’espropriazione di un essere da parte di Dio e come l’accettazione, nella fede, da parte di questa persona, a collaborare al progresso divino che gli è progressivamente svelato”. A partire da questo dogma abbiamo un’idea di ciò che era l’uomo prima della caduta.

Notiamo che Sant’Anselmo, San Bernardo e San Tommaso d’Aquino hanno rifiutato l’immacolata Concezione per la sola ragione che contraddice, secondo loro, l’universalità del peccato originale; mentre San Bonaventura e San Giovanni Scot l’hanno difesa con tanta energia.

Quando Duns Scoto vinse la disputa sull’Immacolata e risolse per la Chiesa un mistero teologico

Uno straordinario chiarore soprannaturale illuminò il volto del Papa, il Beato Pio IX, commosso al punto da interrompersi più volte per il singhiozzo e le lacrime, quando la mattina dell’8 dicembre 1854, alla presenza di duecento cardinali e vescovi, proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

Un colpo di cannone fu sparato da Castel Sant’Angelo: era il segnale affinché le campane di Roma suonassero a festa dalle undici alle dodici. L’esultanza dei romani fu condivisa dai cattolici di tutto il mondo. Anche a Torino, nell’Oratorio di Valdocco, immensa fu la gioia di Don Bosco e di Domenico Savio, il fondatore della “Compagnia dell’Immacolata”. 

In realtà, il Popolo di Dio, guidato dal sensus fidei, cioè dalla capacità infusa dallo Spirito Santo che abilita alla comprensione delle realtà di fede, più con il cuore che con la mente, aveva sempre creduto che la Madonna fosse stata concepita priva del peccato originale. I fedeli partecipavano volentieri alle feste liturgiche che si celebravano per onorare questo suo privilegio e, in preghiera, si affollavano dinanzi agli altari intitolati all’Immacolata Concezione. 

Per giungere alla definizione del dogma, tuttavia, era necessario un argomento teologico “forte”. E questo fu fornito al Papa da un grande teologo francescano, vissuto nel XIII secolo. Si tratta di Duns Scoto. Chiamato così perché nato in Scozia, studiò nell’università più importante del suo tempo, quella di Parigi, e, conseguiti brillantemente i gradi accademici, insegnò teologia in Inghilterra e poi in Francia e Germania.

Muore in questo Paese, a soli 43 anni, lasciando, però, un numero considerevole di opere dove il suo pensiero colpisce per acutezza e profondità. Giustamente è stato definito “doctor subtilis”.

Come tutti i francescani, anche Duns Scoto nutriva una grande devozione per la Madonna. Mosso da tale sentimento di pietà filiale, questo eccellente teologo volle rispondere all’obiezione, apparentemente insormontabile, che molti ponevano riguardo alla Concezione Immacolata di Maria. Questi sostenevano che poiché Cristo è il Redentore di tutti gli esseri umani, se si afferma che la Madonna è nata senza il peccato originale, si nega l’universalità dell’azione salvifica di Cristo, cosa evidentemente contraria alla Rivelazione.

Quei pensatori, che pure amavano la Madonna, ritenevano che ella fosse stata santificata nel grembo di sua madre, sant’Anna, o al momento della nascita, ed in modo superlativo, ma pur sempre dopo essere stata segnata dal peccato originale.

Ed ecco il colpo di genio di Duns Scoto, che giustamente Papa Giovanni Paolo II definì “cantoredell’Immacolata Concezione”.

L’argomento da lui elaborato è tecnicamente definito “redenzione preservativa”. Parte da una premessa inoppugnabile: la mediazione salvifica di Cristo è stata perfetta. Questa perfezione comporta che almeno una creatura sia stata preservata in anticipo, ancora prima del suo concepimento, dal peccato originale. Questa creatura purissima è la Madre del Signore, cui si addiceva il “non plus ultra” della santità proprio a motivo della sua missione nella storia della salvezza. Ecco le parole di Scoto: “Cristo esercitò il più perfetto grado possibile di mediazione relativamente a una persona per la quale era mediatore. Ora per nessuna persona esercitò un grado più eccellente che per Maria. Ma ciò non sarebbe avvenuto se non avesse meritato di preservarla dal peccato originale”.

Da quel momento, non soltanto la gente semplice e pia, ma anche i dotti e i sapienti aderirono senza riserve alla convinzione che la Madonna, la creatura più pura e bella, è stata concepita del tutto immune dal peccato originale. Teologi come San Pietro Canisio e San Roberto Bellarmino spiegavano questo insegnamento nei loro catechismi, molto diffusi e studiati. Santi predicatori, come Alfonso de’ Liguori, parlavano con trasporto di questo privilegio mariano, infiammando i loro ascoltatori. In molte università spagnole ed italiane i professori giuravano di difendere questa dottrina fino alla morte, se fosse stato necessario.

Si giunse così all’8 dicembre del 1854 quando Papa Pio IX, con la sua infallibilità in materia di fede, dichiarò l’Immacolta Concezione un articolo di fede da credersi. Merito anche di quel teologo francescano che aveva fatto capire, più di cinque secoli prima, che la Madonna, senza peccato originale, è il capolavoro della Redenzione di Cristo.

Immacolata Concezione della B.V. Maria, solennità – Commento al Vangelo

Immacolata Concezione

Vangelo

In quel tempo, 26 nel sesto mese, l’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una Vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La Vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da Lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te!” 29 Maria a queste parole rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L’Angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un Figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre. 33 Egli regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo Regno non avrà fine”. 34 Allora Maria disse all’Angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 35 Le rispose l’Angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di Te, su Te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio”. 38 Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di Me quello che hai detto”. E l’Angelo partì da lei (Lc 1, 26-38).

Il dono più eccelso di tutto l’ordine della creazione

Mons. João Scognamiglio Clá Dias,EP

In Maria, Dio ha voluto unire l’insuperabile dignità della maternità divina al più grande dono della grazia, il quale ha restaurato la bellezza dell’universo creato e ha iniziato la Storia della nostra Redenzione.

I – La visione certa delle cose è quella di Dio

Contemplare gli avvenimenti a partire da una prospettiva divina è difficile per noi, creature umane, mentre viviamo sulla Terra. Poiché siamo soggetti alle leggi del tempo, il nostro ragionamento è discorsivo, diverso dal modo di pensare proprio di Dio, per il quale esiste solo il presente, ma quando arriveremo all’eternità e ci incontreremo faccia a faccia con Lui, tutto sarà molto più semplice, perché la nostra intelligenza diventerà deiforme. 

ontemplare gli avvenimenti a partire da una prospettiva divina è difficile per noi, creature umane, mentre viviamo sulla Terra. Poiché siamo soggetti alle leggi del tempo, il nostro ragionamento è discorsivo, diverso dal modo di pensare proprio di Dio, per il quale esiste solo il presente, ma quando arriveremo all’eternità e ci incontreremo faccia a faccia con Lui, tutto sarà molto più semplice, perché la nostra intelligenza diventerà deiforme.

Due modi di vedere la realtà

Niente di meglio di un esempio per aiutarci a comprendere la questione. In passato, gli osservatori astronomici erano equipaggiati con grandi e pesanti lenti, chiamate anche telescopi rifrattori. Oltre che a essere difficili da maneggiare, la loro fabbricazione era molto dispendiosa a causa della necessità di procurarsi lenti appropriate. Con i progressi tecnologici, questi apparecchi sono stati sostituiti da altri più semplici, efficienti e meno costosi, i telescopi riflettori, costituiti soprattutto da specchi invece che da lenti. Con questo sistema, l’osservatore non esamina direttamente gli astri con le lenti, ma le immagini dei corpi celesti riflesse negli specchi. Il risultato è un’ analisi più accurata e precisa della volta celeste. 

A noi succede qualcosa di analogo: quando ci atteniamo alla nostra povera visione umana, è come se stessimo usando una lente arcaica; se cercassimo di interpretare i fatti in Dio, in Lui vedremmo tutto con maggior chiarezza ed esattezza. Ecco la ragione per la quale dobbiamo impegnarci a discernere le cose in funzione di Dio, invece di concludere da soli.

La Storia vista dalla prospettiva divina

Ora, è chiaro che noi vediamo la Storia in un modo cronologico. Per esempio: c’è stata la creazione degli Angeli, uno di loro si è ribellato, ha trascinato con sé la terza parte degli spiriti celesti e tutti questi sono stati gettati nell’inferno. Poi Adamo ed Eva sono stati creati e introdotti nel Paradiso, dove vivevano felici fino al momento in cui, ingannati dal serpente, hanno disobbedito a Dio, macchiando l’universo con il peccato. Più tardi Nostro Signore ci ha redenti. Tale successione di fatti è vera, ma insufficiente, e molto distante dalla realtà completa! Qual é questa? 

Evidentemente, quello che accade in seno alla Santissima Trinità è impenetrabile da parte nostra. Come raggiungere la straordinaria altezza del pensiero divino? Sono tre Persone identiche e, tuttavia, Si intrattengono in una immensa felicità! Per quanto vogliamo, non potremo mai formarci una nozione esatta di come sia avvenuta l’ideazione dell’ordine dell’universo con tutte le meraviglie che lo compongono. Niente ci impedisce, tuttavia, di fare le nostre considerazioni a riguardo. In virtù della nostra natura abbiamo la necessità di immagini per intendere meglio, per questo, abbiamo bisogno quasi di umanizzare Dio. Immaginiamo, allora, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che progettano la creazione, in una conversazione intavolata da tutta l’eternità. Concepire qualcosa che non ha avuto principio è già complicato per noi…

I fondamenti dell’universo

Gesù – monumento di Pio VIII (particolare) – Basilica di San Pietro, Vaticano

Dio ha in Sé – usiamo di proposito la parola ha perché, come abbiamo già detto, per Lui non c’è passato né futuro – infiniti universi possibili, Angeli e uomini che non sono stati creati, e infinite possibilità di relazione degli uomini fra loro, degli uomini con gli Angeli, ecc. Tuttavia, Egli sceglie e crea questo mondo nel quale viviamo, certamente il meglio per la realizzazione dei suoi disegni, poiché essendo Dio la Perfezione non potrebbe preferire qualcosa di inferiore a quello che esiste.1 Secondo il nostro concetto, la formazione di questo universo sarebbe simile al processo di costruzione di un edificio: iniziamo dalle fondamenta, incastrate nel seno della terra, e sopra di esse montiamo le pareti, per occuparci solo allora delle parti più nobili. Nella mente di Dio, al contrario, i fondamenti sono il punto più alto e sublime. Per questo motivo, il piano della creazione parte dalla creatura princeps, Nostro Signore Gesù Cristo, e in funzione di Lui tutto è architettato, come insegna San Paolo nella seconda lettura di oggi: “In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà” (Ef 1, 4-6a). 

Ora, è dottrina comune della Chiesa che nel progetto divino Nostro Signore e la Madonna occupino lo stesso posto.2 Dunque, è a partire da entrambi che Dio costituisce l’universo.

La più eccellente delle creature

Essendo Gesù la Seconda Persona della Santissima Trinità incarnata, Uomo-Dio, Egli non ha una personalità umana, ma divina; è lo stesso Figlio, generato e non creato, consustanziale al Padre, nonostante abbia assunto la nostra natura. Maria, la Madre di Dio, ha personalità umana, ma è la più eccelsa delle creature, la realizzazione del massimo nel mondo creato e anche nel mondo delle creature possibili che non sono arrivate ad essere create. Da tutta l’eternità Ella è stata la causa di contentezza per le tre Persone Divine. Possiamo immaginare che, nel contemplarLa, il Padre abbia esclamato: “Lei sarà mia Figlia!”; il Figlio abbia detto: “Lei sarà mia Madre!”; e lo Spirito Santo: “Lei sarà mia Sposa!”. SoffermandoSi in amore a Lei, La cumularono di tutto quanto Le conveniva delle bellezze della creazione e dei tesori della grazia, incoronandoLa con un singolarissimo dono: l’Immacolata Concezione.

Santissima Trinità – Hotel Monastério, Cuzco (Perù)

É importante ricordare qui che questa, come tutte le altre prerogative della Vergine Santissima, defluiscono da un suo privilegio essenziale, la maternità divina, insuperabile dignità che La eleva in forma relativa, ma autentica, al settimo piano della creazione, cioè, all’ordine ipostatico.Tali presupposti ci permetteranno di comprendere meglio la Liturgia di questa Solennità, che ci presenta nella prima lettura e nel Vangelo, rispettivamente, due passi della Sacra Scrittura che si riferiscono all’Immacolata Concezione: il celebre versetto della Genesi chiamato Protovangelo (cfr. Gen 3, 15) e il saluto dell’Angelo alla Madonna (cfr. Lc 1, 28). Siccome è già stato commentato in altre occasioni il testo di San Luca,3 approfittiamo per tessere alcune considerazioni sull’Immacolata Concezione a partire dall’episodio narrato nella prima lettura (Gen 3, 9-15.20). Nel piano della creazione tracciato da Dio, anche questo fatto era incluso come antipode di Colei che oggi celebriamo.

II – “Porrò inimicizia tra te e la Donna”

L’amore è eminentemente comunicativo: se uno, per amore di Dio, ama l’altro, desidera darsi per intero a chi ama. Così, Dio ci ama da tutta l’eternità. Per questo, oltre a elevare l’uomo come re della creazione, collocando sotto il suo dominio le creature, gli ha concesso ogni sorta di doni naturali, preternaturali e soprannaturali. Adamo ed Eva, però, hanno accettato l’offerta del demonio – “sareste come Dio” (Gen 3, 5) – e hanno assaggiato del frutto proibito, soffrendo in seguito le conseguenze della loro disubbidienza. Sentendosi svuotati – ossia, frustrati, sensazione inevitabile proveniente dal peccato mortale –, essi hanno tentato di nascondersi da Dio. Ecco un errore, conseguenza del peccato originale, nel quale l’umanità continua a incorrere di generazione in generazione: fuggire da Dio quando si commette una colpa. Tale atteggiamento è un vero suicidio spirituale. L’esempio di Davide, di Santa Maria Maddalena, di Sant’Agostino e di tanti altri Santi nella Storia, che sono stati esauditi sovrabbondantemente quando, pentiti dei loro errori, hanno presentato a Dio la richiesta di perdono, ci mostra quanto sbagliata sia stata la reazione dei nostri progenitori. Dio è in ogni momento a nostra disposizione per perdonare.

Il peccatore vuole sempre giustificarsi 

Il Creatore allora ha chiesto all’uomo: “Dove sei?” (Gen 3, 9). È chiaro che Dio sapeva… Adamo era dentro di Lui! Ma questo era un modo di rimproverare la sua coscienza portandolo a riconoscere il peccato. E Adamo ha cercato di spiegarsi: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura” (Gen 3, 10). 

Ancora una volta il Signore lo ha interrogato, nonostante avesse scienza di tutto quanto era accaduto: “Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare!” (Gen 3, 11). Per mezzo di questo dialogo, Dio Si adattava al modo di ragionare umano perché Adamo se ne rendesse conto, infatti a un certo punto egli stava già tentando di dimenticare la colpa. Chi commette un peccato mortale – nel caso, in materia di obbedienza – ha la tendenza a creare subito una giustificazione del suo atto. Nessuno pratica il male per il male.4 Adamo e sua moglie hanno peccato con l’illusione di ottenere un bene: essere uguali a Dio. Per questo Adamo si è scusato: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato!” (Gen 3, 12). Ossia, invece di chiedere perdono, egli ha attribuito a Dio la responsabilità per il crimine, come a dire: “La colpa è tua e non mia. Tu hai creato questa donna, lei mi ha portato il frutto e io l’ho mangiato”. Eva, a sua volta, ha avuto la stessa reazione quando è stata interpellata da Dio: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato” (Gen 3, 13). Quando la persona non assume il proprio errore, finisce per far ricadere la colpa sull’altro.

Le conseguenze del peccato… e il piano di Dio

Terribili sono le conseguenze del peccato originale per l’umanità. Per essere entrati nella via dell’inimicizia con Dio, Adamo ed Eva hanno perduto la grazia santificante e, con essa, tutti gli altri doni soprannaturali e preternaturali, come, per esempio, quello dell’immortalità, o di integrità – perfetto equilibrio tra le passioni, la ragione e la volontà – e, nel caso di Adamo, la scienza infusa. Anche la natura umana si è indebolita,5 perché l’intelligenza si è oscurata e la volontà è diventata propensa a scegliere il male. Adamo ed Eva sono diventati deboli nella lotta contro le tentazioni. È questa l’eredità che abbiamo ricevuto da loro, poiché ne siamo discendenti. 

Non c’era una sola creatura umana capace di saldare questo debito. Sebbene Dio avesse potuto ben perdonare il peccato gratuitamente e liberamente, visto che Lui è l’offeso e il Giudice, la Seconda Persona della Santissima Trinità ha voluto offrire la riparazione al Padre, incarnandoSi per operare la Redenzione. Per questo, subito dopo aver maledetto il serpente, usato dal demonio come strumento della tentazione, Dio ha dichiarato: “Io porrò inimicizia tra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: Questa ti schiaccerà la testa e tu Le insidierai il calcagno” (Gen 3, 15). In queste parole si trova sintetizzato il messaggio del Vangelo, poiché “con questa divina profezia, è stato chiaramente e apertamente indicato il misericordiosissimo Redentore del genero umano, cioè, il Figlio Unigenito di Dio, Gesù Cristo; è stata designata la sua Beatissima Madre, la Vergine Maria e, allo stesso tempo, è stata nitidamente espressa l’inimicizia dell’uno e dell’altra contro il demonio. […] la Santissima Vergine, unita con Lui da un legame strettissimo e indissolubile, è stata, insieme con Lui e per mezzo di Lui, l’eterna nemica del velenoso serpente e gli ha schiacciato la testa col suo piede virginale”.6 

Come la Madonna ha schiacciato la testa del demonio? È quello che leggiamo nel Vangelo. Se Eva, accettando la sollecitazione del serpente, ha attratto la maledizione sopra il genere umano, Maria, dicendo “Avvenga di Me quello che hai detto” (Lc 1, 38), consentendo di essere utilizzata come scenario della lotta tra il Figlio di Dio e satana, ha vinto non solo il peccato, ma anche la morte.

Adamo ed Eva sono espulsi dal Paradiso – Chiesa di San Raffaele, Heredia (Costa Rica)

Il peccato mette in risalto la purezza immacolata di Maria

Ora, è stato in funzione di questo “Fiat!” che la Santissima Vergine ha ricevuto il dono dell’Immacolata Concezione, riempiendo di giubilo tutto l’universo, perché la sua primitiva bellezza, macchiata col sigillo della colpa di Adamo, è stata restaurata e ha ricevuto qualcosa in più in Maria. Il regno minerale, vegetale, animale, umano e spirituale, in Lei rappresentati, si sono elevati con la pienezza della grazia di Maria e con la sua partecipazione relativa sul piano ipostatico. In Lei sono sintetizzati, pertanto, i sette gradi della creazione. 

Qui si applica quello che dicevamo all’inizio: se lasciamo da parte la prospettiva umana della successione cronologica degli avvenimenti e analizziamo tutto da dentro gli occhi di Dio, comprenderemo che Egli ha scelto di creare questo mondo, nel quale c’è stato il peccato degli angeli e quello degli uomini, perché in esso il mistero dell’Incarnazione e il privilegio della Madonna, immune da ogni peccato, risplenderebbero con maggior evidenza. Se non ci fosse stato il peccato originale, la sua purezza immacolata non sarebbe così rifulgente e gloriosa.

III – La gloria dell’Immacolata Concezione

Secondo l’espressione ripetuta da molti Santi, de Maria nunquam satis – di Maria non si dirà mai abbastanza.7 E così come non ci stanchiamo mai di sentir parlare di Lei, riteniamo che sia sempre insufficiente ciò che facciamo per glorificarLa. Stabilita la Solennità dell’Immacolata Concezione in Avvento, la Chiesa sospende il carattere di austerità di questo tempo liturgico per celebrarla con grande pompa e gioia. Tra l’abbondanza di commenti a cui tale commemorazione dà occasione, ricordiamoci che questo dono specialissimo di Maria è un trionfo di Nostro Signore stesso, poiché tutto quello che Lei possiede si deve al fatto che è Madre sua. Per tale ragione, la lode che tributiamo alla Madre ha come causa e termine finale il Figlio. 

E’ stata precisamente la maternità divina uno degli argomenti nei quali la devozione popolare si è appoggiata per sostenere l’Immacolata Concezione, molto prima della proclamazione del dogma. Per il processo naturale della gestazione, la Madonna ha dato il suo sangue per la costituzione fisica del Salvatore, di modo che la Carne e il Sangue di Gesù sono la carne e il sangue di Maria. Sarebbe un assurdo immaginare l’Uomo-Dio formato a partire da un sangue non puro, in un chiostro materno macchiato dal peccato originale, poiché da una fonte impura non può sgorgare ciò che è puro. In virtù dell’Incarnazione del Verbo, Maria doveva essere esente dal peccato. E se noi difendiamo la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, è giocoforza che difendiamo anche l’Immacolata Concezione di sua Madre. 

Un altro bell’aspetto di questo privilegio è la gloria che esso significa per la Chiesa, di cui la Madonna è Madre. Essendo la missione della Chiesa combattere il peccato, diminuire i suoi effetti e distribuire la grazia alle anime, non ci può essere onore maggiore per lei che avere una Madre e Regina Immacolata e piena di grazia. Anche in rapporto a Maria la Chiesa ha esercitato la sua funzione di santificare con una perfezione impossibile da eguagliare in qualsiasi altra creatura: durante gli anni in cui la Santissima Vergine è vissuta dopo l’Ascensione di Gesù, orientando e proteggendo maternamente la Chiesa nascente, Lei si è beneficiata del Sacramento dell’Eucaristia, e ogni Comunione aumentava in Lei, in immense proporzioni, lo straordinario tesoro di grazia ricevuto nella sua Concezione Immacolata.

La proclamazione del dogma

Medaglia Commemorativa coniata negli Stati Pontifici nel VI anno del Pontificato di Pio IX

È toccato al Beato Pio IX – il cui lungo pontificato è trascorso in un periodo di grande tensione contro la Chiesa – includere questo titolo mariano tra i dogmi di Fede. L’ambiente cattolico si trovava già preparato, soprattutto perché il Santo Padre e vari suoi predecessori da molto stavano promuovendo la devozione all’Immacolata Concezione, anche con la proibizione di diffondere tesi contrarie a questa dottrina. 

Si racconta che, una volta, essendo il Papa confinato a Gaeta, il Cardinale Lambruschini gli abbia detto: “Santo Padre, Vostra Santità non cambierà il mondo se non dichiarando il dogma dell’Immacolata Concezione”. È stato poco dopo questo, il 2 febbraio 1849, che il Papa ha lanciato l’Enciclica Ubi Primum, rivolta ai Patriarchi Primati, Arcivescovi e Vescovi della Chiesa Universale, consultandoli sulla questione.8 Salvo pochissime eccezioni – meno del dieci per cento su un totale di più di 600 lettere inviate –, le risposte sono state tutte favorevoli. Quando è tornato a Roma, nel 1850, Pio IX ha convocato tutti i Vescovi del mondo a contribuire al lavoro della commissione incaricata di preparare la Bolla di definizione del dogma.9 

Finalmente, l’8 dicembre 1854, alle undici del mattino, si sono riunite nella Basilica di San Pietro due centinaia di dignitari ecclesiastici, Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, per la solenne Messa pontificale, durante la quale è avvenuta la cerimonia di definizione del dogma. Prima dell’Offertorio, il Cardinale Macchi, decano del Sacro Collegio, si è avvicinato al soglio pontificio dove si trovava il Papa e, a nome della Chiesa, gli ha rivolto la supplica, come prescriveva il cerimoniale: “Santissimo Padre, degnatevi di alzare la vostra voce apostolica nella celebrazione del sacrificio incruento cominciato e pronunciate il decreto dogmatico dell’Immacolata Concezione, che farà nascere un nuovo giubilo in Cielo e riempirà di gioia tutto il mondo”. Alzandosi, Pio IX ha dato ordine che si intonasse il Veni Creator Spiritus, accompagnato all’unisono da tutti i presenti. Concluso il cantico, il popolo si è inginocchiato e il Papa, in piedi, ha iniziato la lettura della Bolla Ineffabilis Deus, il cui momento culminante sono state le seguenti parole:

“Perciò, dopo aver offerto senza interruzione, nell’umiltà e nel digiuno, le Nostre private preghiere e quelle pubbliche della Chiesa a Dio Padre, per mezzo del suo Figlio, affinché si degnasse di dirigere e sostenere la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver implorato il soccorso di tutta la corte celeste, e invocato con gemiti lo Spirito consolatore, per sua ispirazione, a onore della Santa e indivisibile Trinità, a decoro e ornamento della Vergine Madre di Dio, a esaltazione della Fede Cattolica, e a incremento della Religione Cristiana, con l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Beati Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, pronunziamo e definiamo: 

“La dottrina, che sostiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua Concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli”.10 

Terminata la proclamazione, si è udita la salva del cannone di Castel Sant’Angelo e le campane della Città Eterna che suonavano a distesa festeggiando il riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa di questa prerogativa di Maria, la quale fa che i Cieli si rallegrino, gli inferni tremino, riempie di consolazione i figli di Lei sulla Terra e di tristezza i suoi avversari. In una parola, è un dogma che evidenzia l’inimicizia tra il lignaggio della Vergine e quello di satana.

La definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione di Maria.

Alcune considerazioni sulla formula del dogma

Mirabili sono la bellezza e la precisione dei termini usati nella formula dogmatica. Per esempio, l’espressione “nel primo istante della sua Concezione” indica che Maria è stata esente dal peccato nel momento in cui, per così dire, Dio ha pronunciato il fiat per la sua creazione e Lei ha cominciato a esistere nel tempo, tale come era stata ideata da tutta l’eternità. Già le parole “per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente” chiariscono che sarebbe normale che la Madonna fosse concepita con la macchia del peccato, come qualunque figlio di Adamo ed Eva; ma siccome per Dio nulla è impossibile, Egli ha voluto dispensare sua Madre da questa eredità di morte. L’argomento teologico fondamentale del dogma è espresso subito dopo: “in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale”. Spiegando questa dottrina, la teologia ricorre ad un’espressiva analogia: i due modi di redimersi di un prigioniero. Ci sono casi in cui egli è in carcere e, mediante il pagamento del riscatto, è posto in libertà. Ce ne sono altri, però, in cui la persona corre il rischio di esser portata in prigionia, e prima che questo avvenga qualcuno paga il suo riscatto. Riportando la nostra immaginazione a quell’eterna conversazione della Santissima Trinità, possiamo supporre che il Figlio Si sia rivolto al Padre, dicendo: “Piuttosto che il peccato originale tocchi mia Madre, Io Le applico il prezzo del mio Sangue che sarà versato sul Calvario”. Per essere stata oggetto di questa Redenzione preventiva, “Maria ha in comune con tutti gli uomini

Immacolata Concezione – Cappella del Seminario Maggiore di Quito.

l’essere stata riscattata col Sangue di suo Figlio; ma ha qualcosa di particolare, poiché questo Sangue è stato tratto dal suo casto corpo. […] Lei ha in comune con noi che questo Sangue è versato su di Sé per santificarLa; tuttavia in Lei c’è la sua fonte. Possiamo dire che la concezione di Maria è come la prima origine del Sangue di Gesù. È da qui che questo bel fiume comincia a spargersi, questo fiume di grazie che corre nelle nostre vene grazie ai Sacramenti e che porta lo spirito di vita a tutto il corpo della Chiesa”.11

Di conseguenza, nella Concezione della Madonna è iniziata la storia della nostra Redenzione. La Solennità di oggi è la festa della liberazione di chi era schiavo del demonio e si consegna interamente a Nostro Signore Gesù Cristo, per le mani della Santissima Vergine. Siamo figli di Maria Immacolata! Se abbiamo apprezzamento per la nostra madre naturale, maggiore deve essere il nostro amore per Colei che è Madre della nostra vita soprannaturale. Pieni di gratitudine, chiediamo a Lei che, come ha trionfato sul peccato, così trionfi nella nostra anima, infondendole un raggio della sua purezza, e che, purificati da tutte le nostre miserie, siamo assistiti dal suo Divino Sposo e ci trasformiamo in strumenti efficaci per la promozione di un altro trionfo, da Lei promesso a Fatima e tanto desiderato da noi: quello del suo Cuore Immacolato e Sapienziale.


Estratto dalla collezione “L’inedito sui Vangeli”da Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP.

I Cavalieri del nuovo millennio

I CAVALIERI DEL NUOVO MILLENNIO – Trailer. Presto in uscita un documentario sulla vita degli Araldi del Vangelo.

Concerto di Natale degli Araldi del Vangelo a Santo Domingo!

Martedì 3 dicembre, gli Araldi del Vangelo della Repubblica Dominicana hanno tenuto il loro tradizionale concerto di Natale per raccogliere fondi per la costruzione dell’oratorio dedicato alla Beata Vergine.

Il programma è consistito in una meditazione del vescovo della diocesi di Santo Domingo Oeste, Mons. Fausto Burgos Brisman, sul senso spirituale e teologico dell’Avvento.
Quindi il coro degli Araldi composto da un prete, un fratello terziario e gli aspiranti figli degli Araldi hanno suonato 10 canzoni e canti allusivi all’arrivo del Dio bambino.

Il pubblico esultante hanno cantato i canti natalizi e immediatamente dopo hanno servito una colazione scandita da tutta la fraternità da una gioia soprannaturale.

Commenti entusiasti sono stati uditi al termine del concerto!
Il Vescovo riconoscente ha esteso diversi inviti alla sua parrocchia non solo per i concerti ma anche per l’accompagnamento dei fedeli. Riportiamo una fotogallery dell’evento:

Una bambina “rinasce” dopo essere stata battezzata da un pompiere

La piccola era senza segni di vita tra le braccia della madre, che chiedeva l’elemosina per strada

Una bambina di appena 30 giorni è stata assistita dai pompieri di Ciudad del Este, in Paraguay, che hanno risposto alla telefonata di uno studente di Medicina che girava per il centro della città e aveva notato la situazione.

Tre pompieri sono giunti sul luogo. Tra loro c’era Jorge Covalán, che per “coincidenza” è stato seminarista.

Corvalán ha riferito ad Aleteia che la neonata era tra le braccia della madre, una ragazzina indigena di 13 anni che chiedeva l’elemosina per strada.

“La piccola era tra la vita e la morte. L’abbiamo messa sull’ambulanza e l’abbiamo portata all’Ospedale Traumatologico della città. Durante il tragitto abbiamo provato a rianimarla, ma non ci siamo riusciti”, ha spiegato.

Arrivati all’ospedale, il pompiere ha chiesto a un’infermiera di portargli dell’acqua e ha deciso di battezzare la bambina.

“In una situazione d’emergenza, qualsiasi persona può battezzare. Ho pensato che fosse il momento di mettere la bambina nelle mani di Dio, e così ho fatto”, ha affermato Corvalán.

Il pompiere ha aggiunto che dopo aver pronunciato le parole del sacramento (“Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”), la bambina ha iniziato a recuperare i parametri vitali. “Quando l’ho messa sulla barella ha pianto. In questi casi è un segno molto incoraggiante”, ha spiegato.

Il pompiere è tornato qualche ora dopo nel reparto di Pediatria dell’ospedale, e i medici gli hanno detto che le condizioni della bambina stavano evolvendo in modo positivo.

Sia secondo i pompieri che per i medici si è trattato di un “miracolo di Dio”.

Novena a Nostra Signora di Guadalupe

VIRGEN MORENITA

La Mamma è sempre la Mamma. Da oggi 3 dicembre fino all’11 possiamo chiederLe la grazia che ci sta tanto a cuore con la Novena dedicata alla Virgen Morenita.

Siamo molto legati a questa devozione nata da un’apparizione in Messico nel 1531, famosa soprattutto per l’immagine miracolosa che raffigura la Madonna, chiamata dai fedeli anche Virgen morenita (“Vergine meticcia”), in attesa di Gesù Bambino, con un nastrino a indicare che è incinta, secondo gli usi messicani. Perfetta quindi per il tempo di Avvento. Chi volesse accompagnarci nella preghiera, può fare insieme a noi la Novena dal 3 all’11 dicembre.

Novena alla Vergine di Guadalupe

Nostra Signore di Guadalupe, secondo il tuo messaggio in Messico, io ti venero come “la Vergine Madre del vero Dio per quelli che vivono, del Creatore di tutto il mondo, del cielo e della terra”. Nello spirito io mi inginocchio davanti alla tua santa immagine che tu miracolosamente hai impresso sopra il mantello di San Diego, e con fede innumerevole di pellegrini che visitano il tuo santuario io ti imploro questa grazia…

Ricordati, o immacolata vergine, le parole che hai detto al tuo devoto fedele: “Io sono per te Madre di misericordia e per tutta la gente che mi ama e che ha fiducia in me e invoca il mio aiuto. Io ascolto i loro lamenti e conforto tutti i loro dolori e le loro sofferenze”. Io ti imploro di essere una madre misericordiosa per me, perché io ti amo sinceramente, ho fiducia in te e invoco il tuo aiuto. Io ti supplico, Nostra Signora di Guadalupe, di accogliere la mia richiesta, se questa è conforme alla volontà del Signore, fa’ che possa essere testimone del tuo amore, della tua compassione, del tuo aiuto e della tua protezione. Non mi abbandonare nelle mie necessità.

Nostra Signora di Guadalupe prega per noi.

Ave Maria (3 volte)

Preghiera

Signore di potenza e misericordia, tu hai benedetto gli indiani d’America a Tepeyac con la presenza della Vergine Maria a Guadalupe. Possano le sue preghiere aiutare tutti gli uomini e tutte le donne ad accettarsi uno con l’altro come fratelli e sorelle. Attraverso la tua giustizia presente nei nostri cuori possa la tua pace regnare nel mondo. Noi ti chiediamo questo, attraverso nostro Signore Gesù Cristo tuo figlio, che vive e regna con te e con il tuo Santo Spirito, unico Dio, nei secoli dei secoli.

Amen

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