I TRE AMORI BIANCHI – Gli Araldi del Vangelo in Italia I TRE AMORI BIANCHI – Gli Araldi del Vangelo in Italia

L’Eucaristia, l’Immacolata e il Sommo Pontefice!

Autore: Araldi del Vangelo (Page 1 of 52)

27 maggio: Santa Restituta martire a Sora verso il 272

La tradizione vuole che appartenesse all’illustre famiglia romana dei Frangipane. Condotta da Roma a Sora da un angelo per evangelizzare la città[1] , sembra che ella rifiutasse i suoi numerosi spasimanti e che un giorno, chiusa in preghiera, abbia visto l’arcangelo Gabriele che le annunziò il suo destino di santità e martirio. Poco dopo la visione angelica fu soggetta alla tentazione del diavolo il quale le mostrò come sarebbe stata uccisa dai romani se avesse difeso il vangelp. Infine vide lo stesso Gesù che le assegnò il compito di evangelizzare Sora e che dopo averla addormentata, la fece trasportare per mezzo di un angelo, come il profeta Abacuc, nella città lirinate. 

A Sora la fanciulla compì il suo primo miracolo, curando dall’elefantiasi (ma qualche altro parla di lebbra)[1] Cirillo, il quale si convertì al cristianesimo. Divenuta celebre in città per le sue opere, essa stessa affermava di essere stata mandata direttamente da Cristo per salvare la città di Sora. Intervenne contro la sua missione allora il console Agazio[2], che prima volle rendersi conto dei miracoli della cristiana e poi, colpito dalla sua bellezza, chiese di sposarla, rifiutato. Agazio allora ordinò per Restituta torture e carcerazione ma i militari che ne gestivano il controllo vennero rapidamente convertiti e battezzati da Cirillo. Agazio, rifiutato una seconda volta, dispose che la santa, Cirillo e due dei nuovi convertiti venissero decapitati presso Carnello , sulle sponde del fiume Fibreno il giorno 27 maggio del 275, regnava l’imperatore Aureliano, era da poco papa Eutichiano[2]

I cristiani, con a capo il vescovo Amasio (di cui non si hanno notizie storicamente provate), raccolsero e seppellirono i quattro corpi nell’oratorio di una casa privata in Piazza del Mercato (oggi Piazza Santa Restituta). La tradizione continua poi nel descrivere il recupero delle loro teste, all’atto dell’esecuzione gettate nel fiume e miracolosamenmte ritrovate dal vescovo Amasio a cui la santa era apparsa in sogno[1]. Sempre alla tradizione orale appartiene inoltre la narrazione di numerosi miracoli compiuti dalla santa a Sora e nel circondario. 

A secoli di distanza si perse il ricordo del luogo di sepoltura dei martiri e soltanto nel 1683, sotto il vescovo Guzone, furono rinvenuti proprio nella chiesa di Santa Restituta, che era stata edificata poco dopo l’editto di Costantino (nel 313)


Note
1. ^ a b c d e Lauri, Achille – Il mio paese natio – Ditta C. Pagnanelli – SORA – 1905 
2. ^ a b Caesaris Baronii – Annales ecclesiastici – Ab Augustino Theiner – Tomus tertius – pag. 244 – Barri-Ducis, Ludovicus Guérin, editor – Parisiis M DCCC LXIV

Padre Pio e la tradizione e il rigore della Chiesa

Oggi, 25 maggio 2020, in occasione del 133° anniversario della nascita di Padre Pio

PADRE PIO CONTRO IL MODERNISMO

PADRE PIO E LA TRADIZIONE E IL RIGORE DELLA CHIESA

A conferma della profonda fede tradizionale del Santo di Pietrelcina sta la testimonianza di un suo confratello Padre Pellegrino Funicelli, al quale il padre impose di recitare il giuramento antimodernista, introdotto da Pio X e lasciato nel dimenticatoio dai suoi successori; Padre Pellegrino arrivando forse un po troppo scherzosamente a denigrare il suddetto giuramento e lamentandosi del rigore eccessivo della Chiesa, fece giungere Padre Pio a pronunciare alcune parole che oggi come non mai assumono una importanza fondamentale e vitale!

“Il rigore della Chiesa è sempre necessario, anche quando è seccante. Tempo ci vuole e capirai ance tu. SENZA RIGORE SUCCEDEREBBE IL CAOS.
Per amare la Chiesa ci sono tanti motivi; ma, secondo me, il solo fatto che essa, con il rigore usato per tanti secoli, ci ha conservato intatta, almeno nella sostanza, la Parola di Dio e l’Eucaristia, dovrebbe essere sufficiente a farcela amare più di una madre.”

(Tratto dal volume “Padre Pio-Tra sandali e cappuccio” di Padre P Funicelli, pag 94)

Preferisco il Paradiso!!!

San Filippo Neri, Ardente Apostolo!

Ovunque andasse, questo ardente apostolo diffondeva la gioia della
santità, al cui confronto la soddisfazione effimera del peccato
non è che una grottesca caricatura.

Nella Città Eterna, la notte calma e silenziosa volgeva al suo termine. Dopo un’altra giornata in cui aveva ben condotto la Barca di Pietro, il Sommo Pontefice riposava, per riprendere il suo posto alla prime luci dell’alba.san_felipe_neri1.jpg

Non tutti, però, riposavano quella notte del 1544. Lungo la celebre Via Appia, che nei tempi antichi era stata ugualmente percorsa dai soldati romani in cerca dei cristiani in fuga verso le catacombe, passava ora un umile fedele di nome Filippo Neri, di soli 29 anni. Fece poco più di tre chilometri fino in cima alla scala della catacomba di San Sebastiano, il suo luogo prediletto di preghiera e raccoglimento.

La “pentecoste” di San Filippo

La Santa Chiesa attraversava gli sconvolgimenti religiosi del XVI secolo. Si preparavano a Trento le sessioni del grande Concilio e il mondo cristiano viveva una svolta storica, dal risultato poco prevedibile. In tale congiuntura, Filippo elevava dal profondo di quelle umide e oscure gallerie una preghiera che si confondeva con il grido dei martiri: “Manda, Signore, il tuo Spirito, e rinnoverai la faccia della Terra”.

Mentre pregava, sentì il suo cuore colmarsi di una “gioia grande e insolita, fatta di amore divino, più forte e veemente di qualunque altra provata prima”.1 Una palla di fuoco – simbolo dello Spirito Santo – brillò davanti a lui, entrò nella sua bocca e si posò nel suo cuore. In un istante, fu colto da un eccezionale amore ed entusiasmo per le cose divine e da una singolare capacità di comunicarli. La sua costituzione fisica, non potendo contenere l’impeto dell’azione soprannaturale, si modellò miracolosamente a lei: il cuore aumentò di misura e cercò posto tra la quarta e la quinta costola, che si arcuarono dolcemente per dargli più spazio.

Questo episodio miracoloso, avvenuto alla vigilia di Pentecoste, sarebbe passato alla storia come “La Pentecoste di San Filippo Neri”. I prodigiosi frutti non si fecero attendere: “È così che quest’uomo, mirabile per la dolcezza, la persuasione ed il fuoco della carità, cominciò il santo rinnovamento sociale da cui avrebbe rigenerato le genti d’Italia; opera sublime di umiltà, pazienza e devozione che egli realizzò prima di morire, continuata in seguito dalla sua congregazione tanto gloriosamente”.2

Peculiare vocazione

Filippo Romolo Neri nacque in un quartiere povero di Firenze, il 22 luglio 1515. A 18 anni, il padre Francesco, lo mandò a San Germano, ad imparare il mestiere del mercante da uno zio. Della bella città dove era nato, che lasciava per sempre, avrebbe conservato come un tesoro la formazione religiosa ricevuta dai domenicani del Convento di San Marco: “Tutto quanto ho di buono, l’ho ricevuto dai sacerdoti di San Marco”,3 ripeterà per tutta la vita.

La sua vocazione, tuttavia, non era quella del mercante. Deluso dalla prospettiva di un profitto che oggi si conquista e domani si perde, egli si interessava molto di più a costruire tesori in cielo, “dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano” (Mt 6, 20). Partì per Roma l’anno successivo, abbandonando lo zio e gli affari.

Il problema di una vocazione “ufficiale” non si pose, per questo giovane già deciso a consegnarsi a Dio. Non volle essere un prete, né andare in convento o far parte di una qualche istituzione ecclesiale dell’epoca. Tuttavia, difficilmente troveremo tra il clero, nei chiostri o nelle confraternite di quel secolo, una persona più devota di lui. Sin da giovane, Filippo usciva dagli schemi abituali, per dimostrare che l’unica regola perfetta di per sé è la carità, e nessuna disciplina ha valore quando si allontana dall’obbedienza a Gesù Cristo.

Portava nel mondo una vita spirituale meravigliosa! Avendo ricevuto asilo in casa di un nobile fiorentino stabilitosi nella Città Eterna, vi trascorse vari anni in isolamento, preghiera e severa penitenza. Frequentava con entusiasmo la Roma Antica, rimanendo per lunghe ore in preghiera nei luoghi sacri. Alcuni anni più tardi, si sentì attratto dallo studio della Filosofia e Teologia.I maestri della Sapienza e dello Studium agostiniano erano sbalorditi di fronte al volo intellettuale di quest’uomo che viveva come un mendicante.

Quegli anni di studio furono altamente fecondi, al punto da servirgli per il resto della vita e dargli la meritata fama di possedere una sapienza per nulla inferiore a quella dei maggiori teologi dell’epoca. San Tommaso d’Aquino sarà per sempre suo maestre; la Somma Teologica, il suo libro da comodino.

Diffondeva la gioia della santità

Ben presto, in tutta la città, si commentava la santità di questo pellegrino dalla vita edificante. Consolidato nella virtù e dal lungo periodo di raccoglimento, egli sentì che era giunto il momento di iniziare la sua opera di evangelizzazione. Per questo, scelse le regioni più povere e “in tutti i quartieri, anche in quelli che godevano di peggiore reputazione, predicava all’aperto ad ascoltatori benevoli e otteneva conversioni straordinarie”.4 Il suo modo di accostarsi al peccatore consisteva nel posargli la mano sulla spalla, dovunque lo incontrasse dicendo: “E allora, fratello, è oggi che ci decidiamo a comportarci bene?”.5san_felipe_neri2.jpg

Dotato di un grande ascendente personale, Filippo Neri diffondeva intorno a sé la gioia della santità, al cui confronto il piacere effimero del peccato è una grottesca caricatura. Ognuno voleva essergli vicino e ricevere il suo straripante amore per Dio. I giovani gli si affollavano intorno per sentirlo parlare delle cose del Cielo e giocare insieme con gran baccano. Ad un adulto scontroso che si lamentavano per il rumore, rispondeva con un unico argomento: “Non commettono alcun peccato!”.6 Infatti, nell’innovativo metodo di evangelizzazione di questo apostolo laico, tutto era permesso, tranne il peccato e la tristezza.

Così era l’amicizia di questi santi…

Lanciandosi in un instancabile apostolato nei confronti dei malati, Filippo liberò dalla disperazione e condusse alla morte santa molti moribondi. Nell’anno 1548 fondò, insieme al suo confessore, Persiano Rosa, la Confraternita della Santissima Trinità, destinata ad accudire i malati e i pellegrini.

Sant’Ignazio di Loyola comprendendo il valore di Filippo, gli propose più volte di entrare a far parte della Compagnia di Gesù, ma questi preferì continuare nella sua condizione di pietoso lazzarone.

Ammirato da stuoli di persone che mosse dalle sue parole, abbracciavano la vita consacrata, venne soprannominato da Sant’Ignazio “la Campana”: “Come una campana di parrocchia, che chiama tutto il mondo in chiesa e rimane al suo posto, quest’uomo apostolico fa entrare gli altri nella vita religiosa e lui ne resta fuori”.7 In contropartita, Filippo – che si sentiva chiamato a suscitare religiosi, ma non per essere uno di loro – manifestava grande entusiasmo per il convertito di Manresa; giunse ad affermare che non contemplava mai il suo viso senza vederlo splendente come un Angelo di luce. Tale era l’amicizia di questi santi!

“Roma sarà la tua India”

Se il fondatore dei gesuiti non riuscì ad attirarlo nella Compagnia, suo figlio spirituale, Francesco Saverio, risvegliò nel pietoso lazzarone un immenso desiderio di andare in India, ad evangelizzare.

Le lettere dell’Apostolo d’Oriente erano all’ordine del giorno, negli ambienti ecclesiastici romani. Filippo aveva raccolto intorno a sé un nucleo di discepoli più stretti perché lo aiutassero nell’apostolato – i futuri sacerdoti della Congregazione dell’Oratorio, che egli avrebbe fondato nel 1575 -, con i quali commentava i racconti provenienti dall’India, lamentandosi: “Che peccato che ci siano così pochi operai a raccogliere un simile raccolto! Perché non andiamo anche noi ad aiutarli?”.8

In costante preghiera, chiedevano di essere illuminati sul cammino da intraprendere. La risposta giunse con le parole dell’abate cistercense delle Tre Fontane, che consultato da San Filippo, disse: “Roma sarà la tua India”.9 9 Il nostro Santo comprese che la sua vocazione era quella di essere missionario nella Città Eterna, dove lo aspettavano sofferenze, fatiche e sacrifici, come forse neanche in India avrebbe incontrato.

Il pellegrinaggio delle sette chiese

Il 23 maggio 1551, ricevette l’ordinazione sacerdotale. Aveva 36 anni, ed ora avrebbe eseguito, come ministro del Signore, i lavori della sua vigna. Nell’esercizio del ministero sacerdotale, ai discepoli poveri si sarebbero via via aggiunti nobili, borghesi, artisti e cardinali. Il principale metodo scelto da San Filippo per attirarli fu l’originalissimo “pellegrinaggio alle sette chiese”.san_felipe_neri3.jpg

Il programma del “pellegrinaggio” cominciava nella Basilica di San Pietro, dove, dopo la lettura spirituale, si faceva un commento dottrinale. I partecipanti meditavano, commentavano e Don Filippo tirava le conclusioni. Successivamente ci si dirigeva alla Basilica di San Paolo, cantando con devozione inni e salmi. Una volta arrivati, si ascoltava una nuova conferenza sulla Storia della Chiesa, la vita dei santi o la Bibbia. Così si proseguiva fino a mezzogiorno, con la Messa nella Chiesa di San Sebastiano o in quella di Santo Stefano.

Poi veniva servito un pasto nei giardini delle vicinanze, sempre animato dalla gioia contagiosa di San Filippo. Il “pellegrinaggio” ricominciava con un nuovo corteo musicale, passando per altri templi venerabili. Il numero di conversioni superava tutte le aspettative.

Membri di importanti famiglie come quella dei Medici e dei Borromeo, stettero fianco a fianco di bambini orfani e umili artigiani in questo esercizio che, per il suo fervore, correggeva i cristiani tiepidi e allo stesso tempo li incoraggiava. Potremmo stimare che uscissero insieme in pellegrinaggio quasi un migliaio di persone al giorno, tra cui quattro futuri papi – Gregorio XIII, Gregorio XIV e Clemente VIII, Leone XI – ed il geniale compositore Giovanni Pierluigi da Palestrina. San Filippo, invece, dava poca importanza a cariche e talenti, se discerneva nelle anime l’indegnità del peccato. Egli compiva la sua missione di purificarle e renderle umili, a prescindere da chi fossero.

Sul far della sera, la meditazione nella Basilica di Santa Maria Maggiore concludeva il pellegrinaggio. Tutti tornavano a casa pieni di buoni propositi e, cosa più importante, con la forza per realizzarli.

Sante peripezie

Tra gli storici che hanno ritratto la figura di questo insigne Santo, alcuni lo descrissero con tratti imprecisi, come se fosse un commediante, interessato solo a suscitare il riso con i suoi motti umoristici. In realtà, la gioia di quest’uomo proveniva dalla sua unione con Dio, dal sentire nel suo intimo la presenza rassicurante dello Spirito Santo e dall’essere in grado di comunicarla al mondo. Egli conosceva meglio di chiunque altro l’immensa ricchezza del possedere lo stato di grazia, preziosissimo, rispetto al quale nulla ha valore. La considerazione dei misteri divini lo forniva di un’immensa felicità, e da questa scaturiva la peculiarità della sua attività evangelizzatrice.

I suoi metodi pittoreschi e pieni di vivacità, egli li impiegava con grande criterio e al momento giusto, sempre al fine di estirpare o ridicolizzare l’errore, condurre alla virtù e, alle volte, celare la sua santità o i suoi doni soprannaturali. Così, ad esempio, se un penitente ometteva nella confessione un peccato, egli diceva: “Manca questo peccato”. Ma se qualcuno gli chiedeva: “Come fai a sapere che ho commesso anche questo peccato?”, La sua risposta era: “Dal colore dei tuoi capelli!”.10 Evitava così di rivelare il dono del discernimento degli spiriti di cui la Provvidenza lo aveva dotato.

Filippo otteneva da Dio il favore di molti miracoli, che il popolo metteva in relazione con l’efficacia delle sue preghiere. Per evitare questo atteggiamento delle persone, egli si procurò una grande bisaccia, dove affermava ci fossero preziose reliquie. Con essa toccava i malati e quando qualcuno guariva, attribuiva il fatto al potere delle reliquie. L’argomentazione convinse molti, fino al giorno in cui non si fece una grande scoperta: il sacco era vuoto!

In un’occasione, due sacerdoti dell’Oratorio ebbero un grosso malinteso e non volevano riconciliarsi. Filippo li chiamò vicino a sè e, in nome della santa obbedienza, ordinò ciascuno di loro di cantare e ballare una musica folklorica per l’altro. Con questo spettacolo insolito, si operò la riconciliazione.san_felipe_neri4.jpg

In un “pellegrinaggio alle sette chiese”, San Filippo notò la presenza di una certa signora della nobiltà, che sfoggiava un abito sontuoso, gioielli e un’immensa acconciatura. Avendo capito che questa signora non era tanto preoccupata per le cose di Dio, quanto per il suo aspetto esteriore, il Santo le pose al naso i suoi stessi occhiali. Il pubblico scoppiò in una sonora risata. Lei comprese la lezione e terminò con devoto raccoglimento l’esercizio iniziato con leggerezza.

Potremmo moltiplicare all’infinito il racconto di episodi come questi, tutti sorprendenti, pieni di candore e di presenza di spirito.

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“Ecco la Fonte di tutta la mia gioia!”

San Filippo Neri lasciò questo mondo all’età di 80 anni. Secondo il Cardinale Angelo Bagnasco, visse in un’epoca in cui “la Chiesa conobbe una fioritura senza precedenti – sarebbe meglio dire una ‘vera concentrazione’ – di santi e sante che, per numero e qualità, è difficile trovare nella Storia della Chiesa”.11 In questo contesto, il suo ruolo fu rilevante.

Il suo amore per la Santa Chiesa, la sua radicata devozione alla Messa e alla Santissima Vergine, sommate alla disposizione di servire il prossimo, hanno prodotto frutti abbondanti. Sopportò l’indicibile a causa di una salute fragile, persecuzioni e invidie, senza per questo perdere il sorriso, quasi sempre mantenuto con eroismo. Il giorno della sua morte, il 26 maggio 1595, egli celebrò anche la Messa, attese a varie confessioni e rimase con i sacerdoti dell’Oratorio per le sue ultime ore insieme. Dopo aver ricevuto il Viatico, pronunciò queste parole, che riassumono tutta la sua esistenza: “Ecco la Fonte di tutta la mia gioia!”.12

La Congregazione da lui fondata, innovativa sotto molti aspetti, assunse la missione di continuare la sua opera basata sulla carità, esente da rigide norme che potrebbero limitare un’attività evangelizzatrice da essere esercitata nel mondo, a beneficio delle anime immerse nelle preoccupazioni.

Si conservano ancor oggi, come eloquenti testimonianze della “pentecoste” di San Filippo, le sue due costole arcuate: una presso l’Oratorio di Roma e l’altra in quello di Napoli. Queste preziose reliquie sembrano annunciare ai suoi figli spirituali e a tutte le anime chiamate all’attività apostolica: “Gli uomini che lasciano modellare il loro cuore dall’azione dello Spirito Santo, sono quelli che realmente collaborano insieme per rinnovare la faccia della Terra”.

1 CAPECELATRO, CO, Alfonso.
The life of Saint Philip Neri, Apostle of Rome. 2.ed. London: Burns & Oates, 1894, pag.127.
2 GUÉRIN, Paul. Le petit bollandistes.
7.ed. Paris: Bloud et Barral, 1876, v.VI, pag.210.
3 PRODI, Paolo. Filippo Neri. In: Il grande libro dei santi. San Paolo: Cinisello Balsamo, 1998, v.I, pag.684.
4 DANIEL-ROPS, Henri. A Igreja da Renascença e da Reforma – A Reforma Católica. São Paulo: Quadrante, 1999, pag.141.
5 Idem, ibidem.
6 GUÉRIN. Op. cit., pag.213.
7 Idem, pag.212.
8 Idem, pag.213.
9 GALLONIO, CO, Antonio. The life os Saint Philip Neri. San Francisco: Ignatius, 2005, pag.57.
10 DANIEL-ROPS, Henri. Op. cit., pag.140.
11 BAGNASCO, Angelo. Testimonianze.
In: Annales Oratorii, Roma: 2007, n.6.
12 GUÉRIN. Op. cit., pag.219.

(Rivista Araldi del Vangelo , Maggio/2010, n. 85, p. 34 – 37)

A Veroli si festeggia Santa Maria Salome

Oggi a Veroli, comune della provincia di Frosinone, si festeggia la Santa Patrona: SANTA MARIA SALOME, madre degli Apostoli Giacomo e Giovanni!
Il 25 maggio ricorre appunto la data del ritrovamento dei suoi Santi e miracolosi resti. Preghiamo e supplichiamo che Santa Salome ci ottenga dal Signore la Sua protezione, custodendo in particolar modo i fratelli maggiormente bisognosi.

STORIA
Un avvenimento molto sentito da tutta la popolazione, sia per la devozione cristiana e sia perchè Maria di Salome è la santa patrona di Veroli e dell’intera Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino.

Il suo nome in ebraico shalom significa pace. Santa Maria Salome nel Vangelo viene nominata (oltre che col proprio nome), come moglie di Zebedeo, madre degli apostoli Giacomo e Giovanni e anche come suocera di Pietro e Andrea.

L'urna contenente i resti mortali della santaDopo l’Ascensione di nostro Signore, superato un periodo di smarrimento per essere “rimasti soli” gli apostoli seppero cogliere il significato del “nuovo messaggio” e partirono per portare il Vangelo agli altri popoli.
Anche santa Salome partì. Accompagnata da San Biagio e San Demetrio. Dopo un longo pellegrinaggio evangelizzante, giunse a Veroli. La santa venne ospitata presso l’abitazione di un pagano: un uomo che si convertì e venne battezzato e chiamato Mauro.
I suoi compagni di viaggio però non ebbero molta fortuna perchè vennero perseguitati ed uccisi.

Nella casa di Mauro Santa Salome godette della tranquillità necessaria per evangelizzare Mauro e le persone del circondario, ma dopo pochi mesi morì. Recenti indagini fanno affiorare l’ipotesi che anche la santa subì una serie di percosse che la portarono alla morte.

Mauro ebbe la sensibilità di curare personalmente la sepoltura di Salome; ne raccolse le spoglie e le racchiuse in una urna di pietra, sulla quale incise le parole: Hae sunt reliquiae B. Mariae Matris apostolorum Jacobi et Joannis.
Timoroso e impaurito dall’eventualità di subire anch’egli il martirio, da parte dei suoi stessi concittadini, Mauro lasciò la propria abitazione e trovò rifugio nella Grotta di Paterno, ove morì dopo tre giorni.

La chiesa della patrona di Veroli - Santa Maria SalomeLa storia di Salome, dopo la sua morte, si tinge di mistero. La sua urna, con le spoglie mortali, venne rinvenuta. Tutti gli intervenuti credettero di aver trovato un grande tesoro ma, ben presto delusi, abbandonarono i resti mortali rinvenuti e nessuno prestò attenzione particolare all’epigrafe.

Un Greco, di religione cristiana, interpretò la scrittura, raccolse le ossa, le avvolse in un panno e le nascose, momentaneamente, in un anfratto delle mura della città. Era sua intenzione trasportarle nella sua patria. Su una pietra incise le parole: Maria Mater Joannis Apostoli et Jacobi ene ista.

Storia e mistero si infittiscono. Il greco non potè realizzare il suo progetto e i resti mortali furono ritrovati il 25 maggio del 1209, da un certo Tommaso. Tommaso aveva sognato San Pietro e Santa Salome e vaveva ottenuto la rivelazione del luogo della sepoltura.

I resti della sepoltura vennero presentati al Vescovo di Penne, all’abate di Casamari e di S. Anastasia in Roma e ad altri monaci.
I Vescovi presenti sollevarono le Reliquie per mostrarle alla folla numerosa: circa cinque mila persone e da un osso della tibia iniziò a sgorgare del sangue.
Il prodigio apparve subito inspiegabile: Vecchie ossa calcinate versavano sangue vivo. Nel vedere ciò, tutto il popolo si raccolse in preghiera e rese grazie a Dio”.

Maria di salome nella Sacra Srittura

Maria Salomè viene menzionata due volte nel Vangelo di Marco con il nome di “Salome” (Mc 15,40 e 16,1), ma grazie ad un confronto parallelo col testo di Matteo (Mt 27,56) la si può identificare come “la madre dei figli di Zebedèo“: Giacomo il Maggiore venerato a Compostela e Giovanni l’Evangelista.

La tradizione la chiamerà, in seguito, “Maria Salomè“.
Insieme all’altra Maria, la madre di Giacomo detto il Minore, andava al seguito di Gesù come discepola fin da quando era ancora in Galilea (Mc 15, 40-41).

È presente durante l’esecuzione di Gesù (Mc 15-40; Mt 27,56) insieme a Maria di Giacomo ed a Maria Maddalena: insieme verranno in seguito indicate dalla tradizione come “le Tre Marie“.
Esse «stavano ad osservare dove veniva deposto» (Mc 15,47) e trascorso il sabato «comprarono oli aromatici per andare ad imbalsamare Gesù» (Mc 16,1). Saranno le prime a ricevere l’annuncio della sua resurrezione e l’incarico di diffondere tale novella

MARIA AUSILIATRICE: “La Madonna dei tempi difficili”

La devozione alla Madonna, sotto il titolo di Ausiliatrice, vuole manifestare la nostra fiducia nella presenza materna di Maria nelle vicende dell’umanità, della Chiesa e di ciascuno di noi. Maria è la Madre che non abbandona mai i suoi figli, ma li segue e aiuta con la sua intercessione. Il titolo di Maria aiuto dei cristiani era presente, fin dal 1500, tra le litanie lauretane.

La devozione a Maria Ausiliatrice era già nota e diffusa all’epoca di S. Pio V e si propagò largamente a seguito della vittoria dei cristiani contro i turchi, a Lepanto (1571) e a Vienna (1683). Il Papa Pio VII, dopo la sua liberazione dalla prigionia napoleonica (1814), istituì la festa di Maria Ausiliatrice, fissandone la data al 24 maggio.

In tempi particolarmente difficili per la Chiesa, don Bosco (1815-1888) divenne apostolo della devozione all’Ausiliatrice: nel 1862 così confidava a Don Cagliero, futuro cardinale: “La Madonna vuole che la onoriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice: i tempi corrono così tristi che abbiamo bisogno che la vergine santissima ci aiuti a conservare e difendere la fede cristiana” (MB 7,334); nel 1868 eresse a Torino uno stupendo tempio a lei intitolato, nel 1869 fondò l’Associazione dei Devoti di Maria Ausiliatrice e in seguito diffuse in tutto il mondo questa devozione. [tratto dal sito ADMA, che vi invitiamo a visitare]

PREGHIERA DI CONSACRAZIONE A MARIA AUSILIATRICE

 500 giorni d’indulgenza ogni volta verrà recitata.

O Santissima ed Immacolata Vergine Maria, Madre nostra tenerissima, e potente Aiuto dei Cristiani, noi ci consacriamo interamente al vostro dolce amore e al vostro santo servizio. Vi consacriamo la mente con i suoi pensieri, il cuore con i suoi affetti, il corpo con i suoi sentimenti e con tutte le sue forze, e promettiamo di voler sempre operare alla maggior gloria, di Dio ed alla salute delle anime.
Voi intanto, o Vergine incomparabile, che siete sempre stata l’Ausiliatrice del popolo cristiano, deh! continuate a mostrarvi tale specialmente in questi giorni. Umiliate i nemici di nostra santa Religione, e rendetene vani i malvagi intenti. Illuminate e fortificate i Vescovi e i Sacerdoti, e teneteli sempre uniti ed obbedienti al Papa, Maestro infallibile; preservate dall’irreligione e dal vizio l’incauta gioventù; promuovete le sante vocazioni ed accrescete il numero dei sacri Ministri, affinché per mezzo loro il regno di Gesù Cristo si conservi tra noi e si estenda fino agli ultimi confini della terra. Vi preghiamo ancora, o dolcissima. Madre, che teniate sempre rivolti i vostri sguardi pietosi sopra l’incauta gioventù esposta a tanti pericoli, e sopra i poveri peccatori e moribondi; siate per tutti, o Maria, dolce speranza, Madre di misericordia e porta del Cielo.
Ma anche per noi vi supplichiamo, o gran Madre di Dio. Insegnateci a ricopiare in noi le vostre virtù, in particolar modo l’angelica modestia, l’umiltà profonda e l’ardente carità; affinché per quanto è possibile, col nostro contegno, colle nostre parole, col nostro esempio rappresentiamo al vivo in mezzo al mondo Gesù Benedetto vostro Figliuolo, e facciamo conoscere ed amare Voi, e con questo mezzo possiamo riuscire a salvare molte anime.
Fate altresì, o Maria Ausiliatrice, che noi siamo tutti raccolti sotto il vostro manto di Madre; fate che nelle tentazioni noi v’invochiamo tosto con fiducia; fate insomma che il ‘pensiero di Voi sì buona, sì amabile, sì cara, il ricordo dell’amore che portate ai vostri devoti, ci sia di tale conforto da renderci vittoriosi contro i nemici dell’ anima nostra in vita ed in morte, affinché possiamo venire a farvi corona nel Paradiso. Così sia.

PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE 

O Maria Ausiliatrice, noi ci affidiamo nuovamente, totalmente, sinceramente a te! Tu che sei Vergine Potente, resta vicino a ciascuno di noi. Ripeti a Gesù, per noi, il “Non hanno più vino” che dicesti per gli sposi di Cana, perché Gesù possa rinnovare il miracolo della salvezza. Ripeti a Gesù: “Non hanno più vino!”, “Non hanno salute, non hanno serenità, non hanno speranza!”. Tra noi ci sono molti ammalati, alcuni anche gravi, confortali, o Maria Ausiliatrice! Tra noi ci sono molti anziani soli e tristi, consolali, o Maria Ausiliatrice! Tra noi ci sono molti adulti sfiduciati e stanchi, sostienili, o Maria Ausiliatrice! Tu che ti sei fatta carico di ogni persona, aiuta ciascun di noi a farsi carico della vita del prossimo! Aiuta i nostri giovani, soprattutto quelli che riempiono le piazze e le vie, ma non riescono a riempire il cuore di senso. Aiuta le nostre famiglie, soprattutto quelle che faticano a vivere la fedeltà, l’unione, la concordia! Aiuta le persone consacrate perché siano un segno trasparente dell’amore di Dio. Aiuta i sacerdoti, perché possano comunicare a tutti la bellezza della misericordia di Dio. Aiuta gli educatori, gli insegnanti e gli animatori, perché siano aiuto autentico alla crescita. Aiuta i governanti perché sappiano cercare sempre e solo il bene della persona. O Maria Ausiliatrice, vieni nelle nostre case, Tu che hai fatto della casa di Giovanni la tua casa, secondo la parola di Gesù in croce. Proteggi la vita in tutte le sue forme, età e situazioni. Sostieni ciascuno di noi perché diventiamo apostoli entusiasti e credibili del Vangelo. E custodisci nella pace, nella serenità e nell’amore, ogni persona che alza verso di te il suo sguardo e a te si affida. Amen.

PREGHIERA DI AFFIDAMENTO A MARIA AUSILIATRICE

Santissima ed Immacolata Vergine Maria,

Madre nostra tenerissima e potente aiuto dei Cristiani,

noi ci consacriamo interamente a te, perchè tu ci conduca al Signore.

Ti consacriamo la mente con i suoi pensieri il cuore con i suoi affetti,

il corpo con i suoi sentimenti e con tutte le sue forze,

e promettiamo di voler sempre operare alla maggior gloria di Dio

e alla salvezza delle anime.

Tu intanto, o Vergine incomparabile,

che sei sempre stata la Madre della Chiesa e

l’Ausiliatrice del popolo cristiano,

continua a mostrarti tale specialmente in questi giorni.

Illumina e fortifica i vescovi e i sacerdoti

e tienili sempre uniti e obbedienti al Papa,

maestro infallibile;

accresci le vocazioni sacerdotali e religiose affinché,

anche per mezzo loro,

il regno di Gesù Cristo si conservi tra noi

e si estenda fino agli ultimi confini della terra.

Ti preghiamo ancora, dolcissima Madre,

di tenere sempre rivolti i tuoi sguardi amorevoli sopra i giovani

esposti a tanti pericoli,

e sopra i poveri peccatori e moribondi.

Sii per tutti, o Maria, dolce Speranza, Madre di misericordia,

Porta del cielo.

Ma anche per noi ti supplichiamo, o gran Madre di Dio.

Insegnaci a ricopiare in noi le tue virtù,

in particolar modo l’angelica modestia,

l’umiltà profonda e l’ardente carità.

Fa’, o Maria Ausiliatrice, che noi siamo tutti raccolti

sotto il tuo manto di Madre.

Fa’ che nelle tentazioni ti invochiamo subito con fiducia:

fa’ insomma che il pensiero di te sì buona, sì amabile, sì cara,

il ricordo dell’amore che porti ai tuoi devoti,

ci sia di tale conforto da renderci vittoriosi contro i nemici dell’anima nostra,

in vita e in morte, affinché possiamo venire a farti corona nel bel Paradiso.

Amen.

Atto con cui si prende per Madre la Beata Vergine Maria 

Formula di affidamento suggerita da San Giovanni Bosco per l’Associazione Devoti di Maria Ausiliatrice, Maggio 1869

“Signore mio Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, io ti riconosco e ti adoro come mio principio ed ultimo fine.
Ti supplico di rinnovare in mio favore quel misterioso amorevole testamento da te fatto sulla Croce, quando hai dato al prediletto apostolo Giovanni la qualità e il titolo di figlio della tua Madre Maria.

Ripeti a lei, anche per me, quelle parole: DONNA, ECCO TUO FIGLIO.
Concedimi la grazia di poter appartenere a lei come figlio, e di averla per madre in tutto il tempo della mia vita.

Beatissima Vergine Maria, mia Avvocata e Mediatrice, io…(diciamo il nostro nome).. mi affido completamente alla tua bontà e misericordia, e animato dal vivo desiderio di imitare le tue belle virtù, ti eleggo quest’oggi per mia Madre, supplicandoti di ricevermi nel numero fortunato dei tuoi cari figli.

Ti faccio una donazione intera e irrevocabile di tutto me stesso. Accogli, ti prego, questo mio impegno e gradisci la confidenza con cui mi affido totalmente a te. Concedimi la tua materna protezione per tutto il corso della mia vita e particolarmente nell’ora della morte, affinché l’anima mia, sciolta dai lacci del corpo, passi da questa valle di pianto a godere con te l’eterna gioia nel Regno dei cieli. Amen

PreghieraMariaAusiliatrice

Ecco una serie di frasi di don Bosco sull’AUSILIATRICE :

Chi confida in Maria non sarà mai deluso.

In Maria ho riposto tutta la mia fiducia.

La Madonna non lascia mai le cose a metà.

  • Io vi raccomando di invocare sempre il nome di Maria, specialmente con questa giaculatoria: 

Maria Ausiliatrice dei Cristiani, prega per noi.

É una preghiera non tanto lunga, ma che si esperimentò molto efficace.

  • La nostra confidenza é nell’aiuto di Maria Ausiliatrice.
  • Il Signore e la sua divina Madre non permetteranno che si ripeta invano: Maria aiuto dei Cristiani, prega per noi!
  • Si dica e si predichi sempre che Maria Ausiliatrice ha ottenuto e otterrà sempre grazie particolari, anche straordinarie e miracolose per coloro che concorrono a dare cristiana educazione alla pericolante gioventù colle opere, col consiglio, e col buon esempio o semplicemente con la preghiera…
  • Quando vogliate ottenere qualche grazia prendete come abitudine di recitare questa giaculatoria: Maria Auxilium Cristianorum, ora pro nobis… Moltissimi invocandola con questa giaculatoria, ottennero grazie speciali.
  • Maria Ausiliatrice è la taumaturga, è l’operatrice delle grazie e dei miracoli per l’alto potere che ha ricevuto dal Suo Divin Figlio.

Il potere di una giaculatoria

Pochi giorni prima della festa di Maria Ausiliatrice, San Giovanni Bosco invitò i suoi alunni a beneficiarsi della forza e dell’affetto con cui Maria Santissima aiuta ciascuno dei suoi figli. Ecco le commoventi parole del Santo, come sono riprodotte… 

Mi raccomando con tutta la mia anima e con tutto il mio essere, che ciascuno preghi Maria Santissima in questa novena. Questa Madre pietosa ci concede facilmente le grazie di cui necessitiamo, e tanto più quelle spirituali. Ella in Cielo è potentissima, e qualunque grazia Lei domandi al suo Divino Figliuolo, Le è subito concessa.

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San Giovanni Bosco promuove la devozione a Maria
tra i suoi alunni – Basilica de Maria Ausiliatrice, Torino 

La Chiesa ci fa conoscere la potenza e la benignità di Maria con quell’inno che incomincia: “Si cæli quæris ianuas, Mariæ nomen invoca”. Se cerchi le porte del cielo, invoca il nome di Maria. Se per entrare in Paradiso basta invocare il nome di Maria, bisogna pur dirlo che Ella sia potente. Il solo suo nome è rappresentato come porta del Cielo, e tutti quelli che vogliono entrarvi, debbono raccomandarsi a Maria.

Invocate sempre Maria Ausiliatrice

E noi ricorriamo a Lei, specialmente perchè ci aiuti in punto di morte. La Chiesa infatti ci dice che Maria da sola è terribile come un esercito in ordine di a battaglia che lotta contro i nemici della nostra anima. E, sebbene nel senso letterale delle Sacre Scritture queste parole si intendano applicate ai nemici della Chiesa, lo spirito però della Chiesa stessa le applica anche ai nostri nemici particolari nelle questioni dell’anima. Al solo nome di Maria i demoni si danno a precipitosa fuga. Ella perciò è chiamata Auxilium Christianorum, Ausilio dei Cristiani, sia contro i nemici esterni che contro i nemici interni.

Dobbiamo raccomandarci a Lei, principalmente noi che celebriamo la sua festa in modo speciale, come la nostra propria, quantunque sia festa della Chiesa universale. Per questo motivo io vi raccomando quanto so e posso, e il mio consiglio sia scolpito nella vostra mente e nel vostro cuore, di invocare sempre il nome di Maria, specialmente con questa giaculatoria: Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis – Maria Ausilio dei Cristiani, prega per noi. È una preghiera non tanto lunga ma molto efficace. Io l’ho già consigliata a molte persone, e tutte, o quasi tutte, mi dissero che avevano ottenuto felici risultati. Così pure mi assicurarono alcune altre, le quali senza consiglio di alcuno, ma di per se stesse, avevano preso l’abitudine di recitarla.

Tutti noi abbiamo delle miserie, tutti abbiamo bisogno di ausilio. Quando adunque vogliate ottenere qualche grazia spirituale, prendete come abitudine di recitare di quando in quando questa giaculatoria. Per “grazia spirituale” si può intendere la liberazione da tentazioni, da afflizioni di spirito, da mancanza di fervore, da vergogna nella confessione che renda troppo pesante la manifestazione dei peccati. Se qualcuno di voi vuol far cessare qualche ostinata tentazione, vincere qualche passione, schivare molti pericoli di questa vita, o acquistare qualche grande virtù, non ha da fare altro che invocare Maria Ausiliatrice. Queste ed altre grazie spirituali sono quelle che si ottengono in maggior quantità, e che non si vengono a conoscere e fanno maggior bene alle anime.

La preghiera deve farsi con perseveranza e fede

Non è a sproposito che vi citi qui moltissimi nomi di quelli che invocandoLa con questa giaculatoria, ottennero grazie speciali. A quante persone avevo consigliato la giaculatoria: Maria Auxilium Christianorum ora pro nobis! Furono cento, furono mille, in parte dell’Oratorio, in parte estranei, e a tutti mi sono raccomandato che se non fossero stati esauditi recitando questa giaculatoria, venissero a dirmelo. E nessuno finora è ancor venuto a dirmi di non aver ottenuto la grazia. Dico male; bisogna che mi corregga: vi fu alcuno, come in quest’oggi stesso, che si venne a lamentare con me di non essere stato esaudito.

Ma sapete il perchè ? Avendolo io interrogato, mi confessò che aveva avuto sì l’intenzione di invocare Maria, ma poi non l’aveva invocata. In questo caso non è Maria Vergine che manca, ma noi manchiamo verso di Lei non pregandoLa: non è Maria che non ci esaudisce, siamo noi che non vogliamo essere esauditi. La preghiera deve farsi con insistenza, con perseveranza, con fede, con intenzione proprio di essere esauditi.

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Madonna Ausiliatrice –
Caieiras (Brasile)

Una lettera a San Bernardo…

Io voglio che la facciate tutti questa prova e che la facciate fare anche a tutti i vostri parenti ed amici. In questa prossima festa di Maria Ausiliatrice, se venissero a trovarvi, o se non vengono, scrivendo loro una lettera, o mandando loro un messaggio, dite loro da parte mia: “Don Bosco vi assicura che, se avete qualche grazia spirituale da ottenere, preghiate la Madonna con questa giaculatoria: Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis, e sarete esauditi. S’intende che sia recitata colle condizioni che deve avere una preghiera. Se non sarete esauditi, farete un piacere a Don Bosco scrivendoglielo”.

Se io verrò a sapere che qualcuno di voi ha pregato bene, ma invano, scriverò subito una lettera a San Bernardo dicendogli che si è sbagliato nel dire: “Ricordatevi, o piissima Vergine Maria, che non si è mai udito al mondo che da voi sia stato rigettato od abbandonato alcuno, il quale implori i vostri favori…” Ma state pur certi che non mi accadrà di dover scrivere una lettera a San Bernardo. E se mi accadesse, il santo Dottore allora saprà subito trovare qualche difetto nella preghiera del postulante.

Voi ridete all’ipotesi di mandare una lettera a san Bernardo. Ora, non sappiamo noi dove si trova San Bernardo? Non è in Cielo?

Certamente, per andare sino alla dimora di San Bernardo ci vorrebbe un carrozzone postale che corresse molto in fretta e chissà per quanto tempo. Neppure basterebbe il telegrafo, e benchè la corrente elettrica percorra in un lampo grandissima distanza, pure in questo caso mancherebbero i fili. Ma noi per scrivere ai Santi abbiamo un espediente più veloce che le vetture, che il vapore, che il telegrafo, e non temete che i Santi non ricevano le nostre lettere e subito, anche se il fattorino fosse in ritardo.

Infatti ora, mentre io vi parlo, col mio pensiero più veloce del fulmine, m’innalzo nello spazio celeste, vado su, su, sopra le stelle, percorro distanze incomprensibili, e giungo davanti al seggio di San Bernardo che è uno dei più grandi Santi del Paradiso. Fate dunque la prova che vi ho detto, e se non sarete esauditi non troveremo difficoltà a mandare una lettera a San Bernardo.

Il demonio non avrà più alcun potere sopra di voi

A parte gli scherzi, vi ripeterò che per il fine di questa novena che è ancora in corso, vi scolpiate nel cuore queste parole: Maria Auxilium Christianorum, ora pro me: e che le recitiate in ogni pericolo, in ogni tentazione, in ogni bisogno e sempre; e che domandiate a Maria Ausiliatrice anche la grazia di poterLa invocare. Ed io vi prometto che il demonio farà bancarotta.

Sapete che cosa vuol dire che il demonio farà bancarotta? Vuol dire che non avrà più alcun potere sopra di voi, non riuscirà più a farvi commettere alcun peccato, e sarà obbligato a battere in ritirata. Io intanto nel Santo Sacrificio della Messa e negli altri esercizi di pietà vi raccomanderò tutti al Signore perchè vi aiuti, vi benedica; vi protegga, e vi conceda le sue grazie per intercessione di Maria Santissima. (Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2019, n. 192, p. 26-28)

“…Vado a prepararvi un posto”

Solennità dell’Ascensione del Signore – (Anno – A)

Vangelo

In quel tempo, 16 gli Undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17 Quando Lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. 18 E Gesù, avvicinatoSi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in Terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 16-20).

Il pegno della nostra vittoria Assumendo la nostra carne, il Figlio di Dio ha voluto vivere tra noi per darci l’esempio della pienezza della perfezione cui desidera elevarci. Anche l’ascesa del Signore al Cielo è un punto di imitazione. Come sarà, allora, la nostra? I – L’ora della dipartita di Gesù Cristo

La Chiesa celebra la Solennità dell’Ascensione del Signore il giovedì della 6ª Settimana del Tempo Pasquale, anche se in alcune diocesi è stata trasferita, per ragioni pastorali, alla 7a Domenica di Pasqua. Ci furono epoche in cui questa festività era realizzata con grande solennità. Come si commemora a mezzanotte del 24 dicembre la nascita del Bambino Gesù e alle tre del pomeriggio del Venerdì Santo la sua Morte, l’Ascensione era commemorata a mezzogiorno. Nel Medioevo si usava realizzare una processione per rappresentare il tragitto compiuto da Nostro Signore, accompagnato dagli Apostoli e discepoli, da Gerusalemme al Monte degli Ulivi, da dove Egli ascese per unirSi al Padre (cfr. At 1, 12). Durante la Messa, il diacono spegneva il Cero Pasquale subito dopo il cantico del Vangelo, simbolizzando l’ultimo episodio dell’esistenza visibile del Redentore sulla Terra. Oggi, contemplando la sua ascesa al Cielo, teniamo presente che Gesù non ci ha abbandonato ma, al contrario, continua a rimanere con noi, secondo la promessa fatta nel Vangelo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. E anche noi, in quanto figli, desideriamo rimanere con Lui, visto che è venuto a questo mondo a portarci la partecipazione alla sua natura divina.

II – Quando sarà restaurato il Regno?

Nelle pagine dei loro scritti, gli Evangelisti cercano di esporre gli avvenimenti centrali della vita terrena di Nostro Signore nella maggior parte dei quali Egli ha assunto un corpo sofferente come il nostro. Tuttavia, ad eccezione di San Luca, quasi nulla dicono riguardo all’Ascensione (cfr. Mc 16, 19), evento di somma importanza. Soltanto nel terzo Vangelo troviamo alcuni versetti dedicati a questo mistero (cfr. Lc 24, 50-51), oltre a un racconto più particolareggiato, all’inizio degli Atti degli Apostoli, in cui, dando seguito al suo primo libro, lo stesso autore descrive l’azione mistica di Gesù dopo la sua partenza per il Cielo, ossia, lo sviluppo e l’espansione della Chiesa al suo nascere. Per tale ragione, e per esser stata la conclusione del Vangelo di San Matteo oggetto di altri commenti,1 esso sarà analizzato alla luce della narrazione dell’Ascensione fatta da San Luca – prima lettura di questa Solennità (At 1, 1-11) –, giacché il testo evangelico non si riferisce propriamente al fatto storico del commiato di Nostro Signore, ma a una delle sue apparizioni avvenuta durante i quaranta giorni in cui, risorto, convisse con gli Apostoli e trasmise loro i suoi ultimi insegnamenti.

Erronea concezione riguardo al Messia In quel tempo, 16 gli Undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17 Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.

Molte delle manifestazioni di Nostro Signore in questo periodo avvennero in Galilea. Scegliendo una regione lontana da Gerusalemme era evidente che il vero culto a Dio non si legava più al Tempio, ma alla sua Persona Divina. Il primo versetto del Vangelo ricorda anche la sua predilezione per i luoghi elevati, tante volte dimostrata durante la sua vita pubblica. Alcuni ritengono che questo episodio sia avvenuto sul Tabor, altri su uno dei monti situati in prossimità del Lago di Genezareth.2 La cosa sicura è che il luogo fu deciso da Gesù stesso per ragioni sapienziali, come commenta San Rabano Mauro: “Il Signore apparve loro su un monte per far capire che il Corpo che aveva assunto nascendo – come succede a tutti gli uomini – era ora elevato al di sopra di tutte le cose terrene con la resurrezione, e insegnava ai fedeli che, se desideravano vederne come Lui la magnificenza, dovevano sforzarsi di passare dalle più basse passioni alle più elevate aspirazioni”.3 Riconoscendo Gesù, gli Undici si prostrarono davanti a Lui per adorarLo. Possiamo giustamente pensare che in questi incontri durante la sua permanenza visibile tra noi prima di salire al Cielo, gli Apostoli sentissero in fondo all’anima che qualcosa di grandioso stava per accadere. Tuttavia, malgrado Lo avessero accompagnato nella sua predicazione e fossero passati per il terribile trauma di vederLo catturato, flagellato, coronato di spine, morto in Croce e sepolto, avendo anche constatato il miracolo della Resurrezione e presenziato le sue apparizioni già in Corpo glorioso nel corso di quaranta giorni, non seppero interpretare bene quella promessa imponderabile fatta dalla grazia nel loro intimo, perché mancava loro la discesa dello Spirito Santo. Essi dedussero, sbagliando, che era giunta l’ora del trionfo sociale di Cristo. Secondo una credenza comune tra i giudei, essi attendevano la restaurazione della sovranità politica di Israele, portata a una nuova pienezza in cui, finalmente, il popolo eletto stesse al di sopra di tutte le nazioni, senza aver bisogno di pagare imposte ai romani. E immaginavano Gesù come il re ideale secondo questa prospettiva. Di conseguenza, la divulgazione del Vangelo, come Egli aveva raccomandato che facessero, sarebbe stata fatta allo stesso tempo con la parola sulle labbra, la spada nella mano destra e una borsa nella sinistra. Sebbene essi, in quanto membri del popolo giudeo, stessero già da vari anni soffrendo la persecuzione e l’ostracismo, non intendevano il motivo per il quale Dio permettesse queste sventure, cosa che in realtà mirava a istruirli a non depositare la speranza nel potere, nella politica o nel denaro, ma nel soprannaturale, nella Religione vera, nella Redenzione operata da Cristo e nella Rivelazione fatta da Lui. Ci sorprende verificare che questa erronea concezione sia durata per tanto tempo tra gli Apostoli, ma la realtà è che nelle apparizioni di Nostro Signore risorto, e fino al momento dell’Ascensione, essi stessero ancora pensando a una gloria umana, al punto da arrivare a chiedere: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?” (At 1, 6). La spiegazione più corrente degli esegeti riguardo a questo passo si centra sulla mentalità deformata di coloro che la formularono, e pochi si soffermano sulla significativa risposta del Divino Maestro.

Cristo regna per mezzo della Chiesa

Infatti, è da notare come, in quest’occasione, Egli non contraddica i discepoli, non confuti in forma violenta la loro aspirazione a un potere ostensivo sulla faccia della Terra. Invece, dice loro: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta” (At 1, 7). È una chiara allusione al fatto che qualcosa in linea con quello che desideravano di fatto si sarebbe realizzato, ma nel tempo stabilito dalla volontà divina. Momenti, pertanto, in cui l’onnipotenza di Dio si deve manifestare con tutto il suo vigore nell’opera da Lui chiamata Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, verificandosi gli effetti del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, di valore infinito, versato sul Calvario. Ci sarà allora un solo gregge, sotto l’egida di un solo pastore, e l’autorità di Cristo si eserciterà in modo splendente, anche con riflessi nella vita sociale. Questa stessa prospettiva, svelata dal Signore nel giorno della sua Ascensione, la troviamo nei seguenti versetti di questo Vangelo:

18 E Gesù, avvicinatoSi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in Terra”.

Tale autorità “in Cielo e in Terra”, Nostro Signore la possiede da tutti i secoli, in quanto Seconda Persona della Santissima Trinità, Figlio Unigenito di Dio. Tuttavia, in quanto Uomo, Egli l’ha ricevuta per diritto di conquista attraverso il sacrificio della sua Passione e Morte, come osserva San Girolamo: “Fu dato il potere a Colui che poco prima era stato crocifisso, sepolto in un tumulo, che giaceva morto e poi era risuscitato. Gli fu dato il potere in Cielo e in Terra affinché quello che prima regnava in Cielo ora regni su tutta la Terra, per mezzo della fede di coloro che credono”.4 Molte volte, tuttavia, la Chiesa affronta terribili tribolazioni nelle quali i suoi nemici intraprendono tutti gli sforzi per toglierle la sua autorità. L’analisi della Storia ci porta a verificare che Dio permette, in certe circostanze, perfino un trionfo apparente del male. E quando questo sta per raggiungere il suo culmine ed è sul punto di conficcare lo stendardo della vittoria assoluta, Dio inverte il corso degli avvenimenti. Così, dato che mai c’è stata una crisi così grave come quella dei nostri giorni, in cui il progresso del male si trova in uno stadio avanzato e intravvede il suo successo totale, è necessario che, in un determinato momento, questo stesso male sia intrappolato, terrorizzato, umiliato e soffocato, e la Chiesa brilli con nuovo fulgore. Questa vittoria, come abbiamo detto sopra, non si limita alla santità nel campo delle anime, che essa ha sempre suscitato da quando è stata fondata, ma abbraccia anche la sacralizzazione dell’ordine temporale. San Paolo insegna che la stessa creazione, nutrendo “la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, […] geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto” (Rm 8, 21- 22), poiché, se è stata “sottomessa alla caducità” (Rm 8, 20), deve anche esser beneficiata dalla Redenzione. Allo stesso modo, si può affermare che la società civile, che sta alla base di quella spirituale e le offre elementi, è stata fortemente colpita dal peccato ed ha bisogno di ricevere in questo mondo – poiché essa non passerà all’eternità – la sua gloria, per i meriti del Salvatore. L’assemblea Celeste, tuttavia, formata dai Santi, è perpetua e il suo premio consiste nella convivenza con Dio, nella visione beatifica. A noi, come un tempo ai discepoli, non “spetta conoscere i tempi e i momenti”, ma siamo certi che questa glorificazione verrà, poiché Nostro Signore possiede pieno dominio su tutte le cose e, per quanto gli uomini vogliano impedire il compimento dei suoi disegni, Egli li realizzerà quando lo vorrà.

La necessità di evangelizzare 19 “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20a insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato”.

Abbandonando il futuro nelle mani di Dio, cosa avrebbero dovuto fare gli Apostoli? Mettere in pratica la raccomandazione di Gesù in questo versetto, senza pensare ad alcuna restaurazione secondo i loro criteri deturpati, preparandosi a essere testimoni della Buona Novella in tutta la Terra, senza contare su alcun mezzo militare, politico o finanziario, ma sulla forza dello Spirito Santo, come Egli ha garantito prima di lasciarli: “scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della Terra” (At 1, 8). Con questo irresistibile potere essi avrebbero cominciato a divulgare gli insegnamenti del Divino Maestro e il Regno di Dio sarebbe stato impiantato in forma impalpabile, molto più attraverso la Fede che con i mezzi concreti, proprio come il grano di senape che, quando è seminato, si sviluppa quasi impercettibilmente fino a raggiungere una vigorosa espansione (cfr. Mt 13, 31-32).

Confusione tra la prima e la seconda venuta del Messia 20b “Ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Gesù di lì a poco sarebbe andato a raggiungere il Padre. Prima, però, fa la promessa di rimanere con gli uomini fino alla consumazione dei tempi. San Giovanni Crisostomo evidenzia che Egli qui Si riferisce a tutti i membri della Chiesa, poiché “non disse che sarebbe stato solamente con loro, ma anche con tutti quelli che avrebbero creduto dopo di loro. […] Il Signore parla con i suoi fedeli come a un solo Corpo”.5 Inoltre, commenta ancora il Santo, Egli richiama l’attenzione dei discepoli alla “fine del mondo, allo scopo di attirarli di più e affinché non guardino soltanto alle difficoltà presenti, ma anche ai beni venturi, che non hanno termine”.6 Gli Apostoli, evidentemente, non possono accompagnarLo nell’Ascensione, poiché, chi ha la forza per salire al Cielo, “se non colui che è disceso dal Cielo” (Gv 3, 13)? Tuttavia, quando Egli scompare avvolto in una nuvola, si approssimano due Angeli vestiti di bianco e chiedono: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il Cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al Cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in Cielo” (At 1, 11).
L’Ascensione di Nostro Signore

Le parole dei messaggeri Celesti sono molto espressive, poiché confermano le promesse di Gesù, aprendo la comprensione degli Undici affinché comincino ad intendere che la gloria e l’apparato desiderato dal Messia, e per l’instaurazione del Regno di Dio sulla Terra, non corrispondono ai piani divini in quella circostanza, e sono riservati per il suo ritorno. In realtà, essi confondono la seconda venuta del Signore Gesù con la prima, ritenendo che questa sarebbe dovuta essere pomposa, altisonante, piena di magnificenza, luce e splendore. Ciò nonostante, Egli nasce in una Grotta, abbraccia la povertà al punto da non avere dove posare il capo (cfr. Mt 8, 20) e persino i miracoli che opera hanno un carattere molto sereno, senza grandi fragori, poiché Egli non vuole richiamare troppa attenzione e perfino proibisce, a volte, che se ne faccia propaganda (cfr. Mt 12, 15-16; Mc 1, 43-44). Solo nella seconda venuta – in cui “tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” – Si manifesterà con imponenza e maestà. Infatti, allora il Re dei re scenderà seguito dal corteo degli eserciti Celesti, montati su cavalli bianchi e vestiti di lino di un bianco splendente (cfr. Ap 19, 14). Il Dottor Angelico difende la tesi che, prima di arrivare sulla Terra, a mezza altezza, il Salvatore sarà ricevuto da una miriade di co-giudici che Gli andranno incontro come di solito fanno le autorità di un luogo quando ne accolgono un’altra di maggiore dignità. Sono uomini perfetti scelti per giudicare l’umanità insieme a Lui, poiché “in loro sono contenuti i decreti della divina giustizia”.7 Solo dopo, in un’apoteosi, sarà dato inizio al Giudizio Finale, che separerà il grano dalla zizzania (cfr. Mt 13, 30), quelli della destra da quelli della sinistra (cfr. Mt 25, 33), e si concluderà con la salita dei buoni al Cielo, in compagnia del Figlio di Dio, mentre i cattivi saranno precipitati nelle tenebre.

III – L’Ascensione del Signore, pegno della nostra

Chi oggi Si eleva ai Cieli è lo stesso che fu umiliato, flagellato, coronato di spine, crocifisso tra due ladroni e deposto in un sepolcro. Il Suo Corpo era piagato dalla testa ai piedi, proprio come riguardo a Lui aveva profetizzato il salmista: “Ma io sono verme, non uomo, […] posso contare tutte le mie ossa” (Sal 22, 7.18) ma prima che la sua carne cominci a subire la corruzione (cfr. Sal 16, 10), resuscitò Se stesso col suo potere divino,8 passò quaranta giorni sulla Terra e tornò presso il Padre. San Tommaso si chiede che forza Lo avrebbe fatto salire, e spiega che, essendo Lui la Seconda Persona della Santissima Trinità, in questo istante esercitò la sua onnipotenza, per cui la causa prima fu la sua virtù divina. Basandosi anche su Sant’Agostino, aggiunge che, al momento della Resurrezione, la gloria dell’Anima di Cristo ridondò nella glorificazione del Corpo, con i suoi attributi propri, tra cui l’agilità, che conferisce la capacità di muoversi secondo il pensiero e il desiderio, in maniera che dov’è lo spirito, là ci sia anche il corpo. Ora, non conveniva che Lui permanesse sulla Terra, visto che essa è un luogo di decomposizione, ed era necessario che il suo Corpo immortale stesse nel luogo appropriato, cioè, nel Cielo Empireo. Così, conclude il Santo Dottore, la seconda causa della sua Ascensione, fu “il potere dell’Anima glorificata che muoveva il Corpo come voleva”.9

Una promessa fatta a tutta l’umanità

Nostro Signore Si elevò in virtù del suo stesso potere, ed ebbe la delicatezza di dislocarSi lentamente, ascendendo non alla velocità del pensiero, ma in modo da poter essere ammirato da quelli che presenziavano il miracolo. Si allontanò con calma, sorridendo e benedicendo, fino a diventare un punto sempre più piccolo e scomparire. Alla vista dell’esaltazione del Maestro, tutti i presenti esultarono di gioia e “tornarono a Gerusalemme con grande gioia” (Lc 24, 52).
L’Ascensione di Nostro Signore

Anche per noi l’Ascensione è motivo di gioia, di speranza e di fede. Perché? Utilizziamo un esempio per facilitare la comprensione di questo mistero e la sua implicazione nella spiritualità dei fedeli. Sarebbe impossibile, persino mostruoso, immaginare che nel giorno di Pasqua solo il Capo del Redentore tornasse in vita, mentre il suo Corpo sacro giaceva piagato nel tumulo. Resuscitando il Capo, anche tutto il Corpo doveva farlo! Dunque, la Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo e Lui, resuscitando come Capo della Chiesa, dà ai battezzati il pegno della resurrezione, poiché “ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” (I Cor 12, 27). Lo stesso si può dire dell’Ascensione: salendo al Cielo in Corpo e Anima, il Redentore concede la garanzia di condurci all’eternità nella stessa forma, poiché “Egli è nostro Capo, bisogna che i membri vadano dove egli si è diretto”.10 A questo riguardo commenta San Giovanni Crisostomo: “Si osservi che il Signore ci fa vedere le sue promesse. Aveva promesso di resuscitare i corpi; resuscitò Sé stesso dai morti e confermò i suoi discepoli in questa fede, nei quaranta giorni. Promise che saremo trasportati in Cielo, e anche lo provò per mezzo delle opere”.11 Quando il Figlio di Dio ha assunto la nostra carne, Egli volle vivere tra noi per dare l’esempio della pienezza e della perfezione in tutte le virtù, atti e gesti che dobbiamo praticare, anche nella nostra futura dipartita per il Cielo, come speriamo. L’Ascensione del Signore è, dunque, per noi, un punto di imitazione. Come sarà, allora, la nostra?

Da Dio veniamo, a Lui dobbiamo ritornare

Nel Vangelo di San Giovanni troviamo le parole del Divino Maestro che sintetizzano la traiettoria della sua vita terrena, e devono anche essere il sunto della nostra: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre” (Gv 16, 28). Esse possono applicarsi con ogni ragione agli uomini, poiché nessuno di noi ha creato la propria anima. Soltanto il corpo fu formato grazie al concorso dei genitori – e anche questi non lo avrebbero generato senza la forza di Dio –, ma l’anima proviene da Lui, che la crea nell’istante del concepimento affinché animi il corpo. Se siamo stati costituiti da Dio, è necessario che il nostro sviluppo si faccia in vista di questo ritorno a Lui, come è avvenuto con Gesù. Ecco la straordinaria dignità della nostra origine e della nostra finalità: Dio!
Nostro Signore toglie Adamo ed Eva dal sepolcro

Tuttavia, per raggiungere questo fine è indispensabile fare come Nostro Signore, che visse con l’attenzione rivolta al Padre, come ha testimoniato nel suo discorso di commiato: “Io ti ho glorificato sopra la Terra” (Gv 17, 4a). In questo consiste la missione, il dovere morale di ogni uomo. E non pensiamo che tale meta si contrapponga ai nostri obblighi nello stato familiare o in qualsiasi altro, poiché se li assolviamo per amore di Dio, in funzione di Lui e per Lui, realizziamo la nostra chiamata e potremo dire: “Ho compiuto l’opera che mi hai dato da fare” (Gv 17, 4b). Con l’Incarnazione, Gesù ha rivelato all’umanità il Dio Uno e Trino, Padre, Figlio – che è Lui – e Spirito Santo, e ha mostrato che l’unica Religione vera, l’unica via che ci rafforza e ci dà pace è questa che Egli ci ha portato, con il perdono dei peccati, l’istituzione dei Sacramenti e la felicità dello stato di grazia. Per questo ha potuto affermare: “Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini” (Gv 17, 6). Quanto a noi, dobbiamo continuare la sua opera e, per questo, contare sulla forza dello Spirito Santo che ci è promessa. Se saremo convinti che siamo membri del suo Corpo Mistico, chiamati a partecipare all’eredità della sua gloria, e seguiremo la via da Lui aperta, i nostri corpi resusciteranno gloriosi nell’ultimo giorno.

Glorificazione della natura umana

L’Ascensione di Cristo è il preambolo di quello che ci aspetta, come Egli ha annunciato: “Io vado a prepararvi un posto” (Gv 14, 2). Salendo, apre per noi le porte del Cielo e, al cantico degli Angeli, Si stabilisce sul suo trono a fianco del Padre, rappresentando tutta l’umanità, come bene intoniamo nei versi della traduzione brasiliana dell’inno delle Lodi di questa Solennità: “Rendiamo grazie a tale difensore / che ci salva, che ci ha dato la vita /e con sé in Cielo fa sedere/ il nostro corpo sul trono di Dio”.12 Infatti, nel momento in cui l’umanità santissima di Gesù Si siede sul “trono della Maestà divina nei Cieli” (Eb 8, 1) e riceve la gloria dovuta, tutto il genere umano è anch’esso elevato. Sappiamo, tuttavia, che solo nel Giudizio Finale avremo questa gloria, poiché prima di ciò tutti moriremo e il corpo non sarà risparmiato dalla decomposizione, servendo da alimento ai vermi fino a disfarsi. Finché non lo recuperiamo l’anima starà, sotto un certo aspetto, in stato di violenza, come spiega padre Royo Marín: “Se è contraria alla natura qualsiasi mutilazione del corpo umano, […] è evidente che molto più contrario alla natura umana è che il corpo intero si distacchi e si separi dalla sua anima”.13 Tuttavia, il periodo che sta tra l’istante in cui chiudiamo gli occhi per questa vita e quello della resurrezione nell’ultimo giorno è infinitesimo se comparato all’eternità. Alla fine del mondo verificheremo lo straordinario potere di Dio poiché, come ha creato la nostra anima dal nulla, così Egli ricostituirà i corpi a partire da quello che di loro ancora resterà; e, se saremo morti in grazia, li restituirà in stato glorioso, per salire al Cielo tale come Nostro Signore Gesù Cristo nella sua Ascensione, commemorata liturgicamente in questa Solennità.

Egli intercede per noi presso il Padre

In vista di questo, la Preghiera Colletta acquista uno speciale significato ricordando che l’Ascensione del Signore “è già la nostra vittoria”. E prosegue: “Esulti di santa gioia la tua Chiesa, poiché nel tuo Figlio asceso al Cielo la nostra umanità è innalzata accanto a Te, e noi, membra del suo Corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria”.14 Egli è seduto sul trono di Dio, alla destra del Padre, come Intercessore, Mediatore e Sacerdote, presentandoGli la sua umanità! Senza dubbio, ci basta questo per ottenere tutto quello di cui abbiamo bisogno. E Lui non solo offre la sua umanità, come lo fa dopo esser passato per tutte le vicissitudini di un Corpo sofferente, per la Passione e per la Morte. Padre Monsabré, celebre predicatore domenicano, tesse alcune considerazioni su questo tema: “Là, Tu concludi l’opera della nostra salvezza. Là, Tu fai un appello alla nostra fede, alla nostra speranza, al nostro amore, alle nostre adorazioni; là, precursore diligente e devoto, ci prepari un posto, mostrandoci la via che hai seguito e le generazioni beate che hai liberato dal potere di satana. Là, Pontefice misericordioso, Tu mostri le tue piaghe e applichi, a nostro favore, le sofferenze e i meriti della tua Passione e della tua Morte; da là, versi su noi tutti i tuoi doni. Da là, insomma, Tu verrai un giorno, legge sussistente e viva, Sapienza Incarnata, Signore di ogni creatura, esemplare di ogni vita, pienezza di ogni grazia, da là verrai, rivestito di un grande potere e di grande maestà, per giudicare i vivi e i morti”.15 In questo modo, abbiamo a fianco del Padre Uno che partecipa alla nostra natura, alla nostra carne e alle nostre ossa a difenderci, accompagnato da Maria Santissima, che sempre veglia con instancabile maternità sugli uomini. Chiediamo Loro la grazia che le nostre anime non siano macchiate dalle illusioni che hanno portato gli Apostoli a cercare una felicità meramente umana. Sia la nostra attenzione sempre rivolta alle cose dell’alto, cercando di restituire a Dio quanto da Lui riceviamo nel corso della vita. E come siamo in questo mondo per imitare Nostro Signore, che Si è incarnato per essere il Modello Supremo, così dobbiamo anche noi essere esempio per gli altri. Ecco la vera prospettiva in questo stato di prova: mantenere sempre la speranza che, in un determinato momento, saremo in corpo e anima nei Cieli, in una eterna e sublime convivenza con Dio! 1) Cfr. CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Da rifiutato a onnipotente. In: Araldi del Vangelo. São Paulo. N.18 (Giu., 2003); p.6-11; Commento al Vangelo della Solennità della Santissima Trinità – Anno B, nel Volume III di questa collezione. 2) Cfr. TUYA, OP, Manuel de. Biblia Comentada. Evangelios. Madrid: BAC, 1964,v.V, p.605. 3) SAN RABANO MAURO, apud SAN TOMMASO D’AQUINO. Catena Aurea. In Matthæum, c.XXVIII, v.16-20. 4) SAN GIROLAMO. Commento a Matteo. L.IV (22,41-28,20), c.28, n.64. In: Obras completas. Comentario a Mateo y otros escritos. Madrid: BAC, 2002, v.II, p.419. 5) SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Omelia XC, n.2. In: Obras. Homilías sobre el Evangelio de San Mateo (46-90). 2.ed. Madrid: BAC, 2007, v.II, p.729. 6) Idem, ibidem. 7) SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. Suppl., q.89, a.1. 8) Cfr. Idem, III, q.53, a.4. 9) Idem, q.57, a.3. 10) Idem, a.6. 11) SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, apud SAN TOMMASO D’AQUINO. Catena Aurea. In Lucam, c.XXIV, v.50-53. 12) SOLENIDADE DA ASCENSÃO DO SENHOR. Hino de Laudes. In: COMISSÃO EPISCOPAL DE TEXTOS LITÚRGICOS. Liturgia das Horas. Petrópolis: Ave Maria; Paulinas; Paulus; Vozes, 2000, v.II, p.830.. 13) ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la salvación. 4.ed. Madrid: BAC, 1997, p.174. 14) SOLENNITA’ DELL’ASCENSIONE DEL SIGNORE. Preghiera Coletta. In: MESSALE ROMANO. Riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato dal Papa Paolo VI. Città del Vaticano: L. E. Vaticana, 1983, p.320. 15) MONSABRÉ, OP, Jacques-Marie-Louis. Le Triomphateur. In: Exposition du Dogme Catholique. Vie de Jésus-Christ. Carême 1880. 9.ed. Paris: Lethielleux, 1903, v.VIII, p.327-329.

Responsorio di Santa Rita

Di Rita al nome fuggono

Febbri, ferite e peste

Morbi, dolori, dèmoni,

Grandine e tempeste

Ai ciechi, ai sordi, ai muti,

Agli zoppi porgi aita:

La prole implori, e tornano

I morti a nuova vita

Non recano danni i fulmini

Né il terremoto o il fuoco:

Lacci, perigli, insidie,

Per te non han più loco.

Ai ciechi, ai sordi, ai muti,

Agli zoppi porgi aita:

La prole implori, e tornano

I morti a nuova vita

Santa degli impossibili

La gente ti proclama:

T’ammiran tutti i popoli:

Cascia il tuo nome acclama

Ai ciechi, ai sordi, ai muti,

Agli zoppi porgi aita:

La prole implori, e tornano

I morti a nuova vita

Al Divin Padre e al Figlio

Sia lode, gloria e onore;

Lode per tutti i secoli

Al sempiterno amore

Ai ciechi, ai sordi, ai muti,

Agli zoppi porgi aita:

La prole implori, e tornano

I morti a nuova vita

– V. Segnasti, Signore, la tua serva Rita

– R. Col sigillo della tua carità e passione

Preghiamo

O Dio clementissimo, che rendi celebre Santa Rita da Cascia, per continuo splendore di prodigi, concedi a noi ciò che per i meriti di lei ti chiediamo con fiducia.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.

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