I TRE AMORI BIANCHI – Gli Araldi del Vangelo in Italia I TRE AMORI BIANCHI – Gli Araldi del Vangelo in Italia

L’Eucaristia, l’Immacolata e il Sommo Pontefice!

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La Visita al Santissimo Sacramento di Sant’Alfonso Maria de Liguori

VISITA AL SANTISSIMO SACRAMENTO
Signor mio Gesù Cristo, che per l’amore che portate agli uomini ve ne state notte e giorno in questo Sacramento tutto pieno di pietà e d’amore, aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarvi; io vi credo presente nel Sacramento dell’altare; vi adoro dall’abisso del mio niente, e vi ringrazio di quante grazie mi avete fatte, specialmente di avermi donato voi stesso in questo Sacramento, d’avermi data per avvocata la vostra santissima Madre Maria e d’avermi chiamato a visitarvi in questa chiesa. Io saluto oggi il vostro amantissimo cuore, ed intendo salutarlo per tre fini: prima in ringraziamento di questo gran dono. Secondo per compensarvi tutte le ingiurie che avete ricevute da tutti i vostri nemici in questo Sacramento. Terzo intendo con questa visita adorarvi in tutt’i luoghi della terra, dove voi sacramentato ve ne state meno riverito e più abbandonato. Gesù mio, io v’amo con tutto il cuore. Mi pento d’avere per lo passato tante volte disgustata la vostra bontà infinita. Propongo colla grazia vostra di più non offendervi per l’avvenire; ed al presente miserabile qual sono io mi consacro tutto a voi, vi dono e rinunzio tutta la mia volontà, gli affetti, i desideri e tutte le cose mie. Da oggi avanti fate voi di me e delle mie cose tutto quello che vi piace. Solo vi cerco e voglio il vostro santo amore, la perseveranza finale e l’adempimento perfetto della vostra volontà. Vi raccomando le anime del purgatorio, specialmente le più divote del SS. Sacramento e di Maria santissima. Vi raccomando ancora tutti i poveri peccatori. Unisco infine, Salvatore mio caro, tutti gli affetti miei cogli affetti del vostro amorosissimo Cuore e così uniti gli offerisco al vostro Eterno Padre e lo prego in nome vostro che per vostro amore gli accetti e gli esaudisca.

1 agosto: Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

Il 1° agosto si celebra la festa di Sant’Alfonso Maria de’Liguori, Vescovo, Confessore e Dottore della Chiesa. Fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, è il Sto Afonso de Ligorio.jpgtrattatista per eccellenza della morale cattolica, noto per la sua profonda devozione allaMadonna, e in lode alla Santa Madre scrisse una delle sue opere più belle: le Glorie di Maria. Da lui abbiamo solo una sintesi biografica, scritta da Don Guéranger:

Liguori è nato da genitori nobili di Napoli, il 27 settembre 1696. La sua giovinezza fu pia, era studioso e caritatevole. A 17 anni era dottore di Diritto civile e canonico. E cominciò poco dopo una brillante carriera di avvocato. Ma né il successo né il desiderio di suo padre, che lo voleva sposato, gli hanno impedito di lasciare il mondo. Davanti all’altare della Madonna, fece il voto di diventare sacerdote. Ordinato sacerdote nel 1726, si dedicò alla predicazione. Nel 1729, un’epidemia gli permise di dedicarsi ai pazienti, a Napoli. Poco dopo si ritirò con i compagni, a Santa Maria dei Monti, e con loro si preparò per l’evangelizzazione dei campi.

Nel 1732, fondò la Congregazione del Santissimo Redentore, che dovrebbe causargli molte difficoltà e persecuzioni. Comunque, i postulanti arrivarono e l’istituto è cresciuto molto rapidamente. Nel 1762 fu nominato Vescovo di Sant’Agata dei Goti, vicino a Napoli. Subito dopo intraprese una visita alla sua diocesi, predicando in tutte le parrocchie e riformando il clero. Ha continuato a dirigere il suo Istituto e anche quello delle suore, che aveva fondato per fornire il supporto, attraverso la sua preghiera contemplativa, ai suoi figli missionari.

Nel 1765, si è dimesso dal ministero episcopale ed è tornato a vivere tra i loro figli. Presto una scissione avvenne presso l’Istituto di Redentoristi e Sant’Alfonso si trovò espulso dalla propria famiglia religiosa. La provazione era troppo grande, ma lui non si perse d’animo e anche predisse che l’unità si ristabilirebbe dopo la sua morte. Alle sue malattie si sono aggiunte le sofferenze morali che causarono lunghi periodi di scrupoli e varie tentazioni. Tuttavia, il suo amore di Dio non fece altro che crescere.

Infine, il 1° agosto 1787, rese l’anima al Signore, al momento in cui le campane suonavano l’Angelus. Gregorio XVI lo iscrisse nel catalogo dei Santi nel 1839, e Pio IX lo dicchiarò Dottore della Chiesa.

In mezzo a una situazione imminente, il tunnel buio

Da quanto sopra descritto, diventa chiaro che la carriera terrena di Sant’Alfonso ebbe un certo momento paragonabile ad un tunnel buio, dove fu obbligato a passare. Non si tratta solo di una provazione o sofferenza, ma di una sorta di delusione con la quale tutto ciò che considerava come il significato della sua vita, sembrava crollare. Divenne privo di qualsiasi dono, vantaggio o bene che non fosse la pura grazia di Dio, che agiva probabilmente in maniera insensibile dentro la sua anima.

Era un avvocato brillante, dotato di insolita intelligenza, nato da nobile famiglia, che aveva abbandonato una situazione umana di buon auspicio e che poteva favorire la sua carriera e le ambizioni, per dedicarsi solo al sacerdozio. In una fase successiva, fonda una congregazione religiosa. Questo Istituto fiorisce, e il suo fondatore diventa un uomo ben considerato dalla Santa Sede. Scrive ottimi libri, diffusi in tutta Europa, ed è acclamato come un maestro di grande peso nella vita intellettuale cattolica del suo tempo. Poco dopo si è elevato all’episcopato.

Indubbiamente una situazione eminente, con tutti gli aspetti di una vocazione di successo: come prete si fece religioso, come religioso, fondatore e superiore generale; inoltre, con l’onore dell’episcopato, si rese conto che il buon odore della sua dottrina profumava l’intera Europa. Si direbbe, quindi, che i desideri con cui era ordinato sono stati realizzati, e la sua vita aveva raggiunto l’obiettivo desiderato dalla Provvidenza. A quell’altezza, poteva morire e dire a Dio, per parafrasare San Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, dammi ora il premio della tua gloria!”

Ma nel momento in cui tutto sembrava raggiunto, una catastrofe. Vescovo rassegnato, medico e moralista, superiore generale della comunità religiosa da lui fondata, Sant’Alfonso viene espulso a causa di intrighi, equivoci e disinformazioni. Immaginiamo cheAfonso de Ligorio.jpgcosarappresenta a un fondatore, essere licenziato dal proprio istituto dalla Santa Sede, vedendosi da un momento all’altro, senza risorse e mezzi di sussistenza!

Destino delle anime amate dalla Provvidenza

Aggiungete a ciò un’altra situazione di prova: cominciano a tormentarlo le malattie, che l’accompagnarono fino alla fine della vita. Tra di loro, la febbre reumatica che lo paralizzò per qualche tempo e nocque la posizione del collo, impedendogli di rimanere inposizione verticale. Passò a vivere con la testa china, e questo viene dimostrato in alcune foto che fece. Oltre alle malattie, fu colpito da tentazioni molto forti, anche contro lapurezza e la fede. Tutto ciò si accumulava in un uomo già distrutto.

Tuttavia, questo era esattamente il premio massimo per coronare la sua esistenza. Era la crocifissione, dopo un lungo apostolato ed un’instancabile azione per il bene degli altri.

Così agisce, la maggior parte delle volte la Provvidenza, per quanto riguarda le anime amate da Lei. Sono alcune situazioni in cui tutti i mali vengono insieme e c’è una sorta di crepuscolo generale. Poi, l’anima purificata, lavata dalla sofferenza, torna a godere della grazia del Signore. Allora essa respira, si sente un altra, trasformata.

Naturalmente, questo è stato l’ultimo atto di santificazione, lo sforzo finale che il Signore ha chiesto a Sant’Alfonso de’Liguori.

Combattimenti contro il giansenismo

Si deve dire che gran parte della persecuzione subita da Sant’Alfonso furono motivate dal giansenismo che infuriava nel suo tempo, e a cui si oppose con intenso zelo e vigore.

La corrente giansenista, secondo un pretesto di severità, infondeva precetti morali così sbagliati, che le persone si scoraggiavano dalla salvezza, dato che dopo tutto non riuscivano a soddisfare la morale dei farisei, come venivano presentate.

Il punto più sconcertante difeso dal giansenismo riguardava la dottrina della predestinazione. In base a questa, l’uomo doveva compiere quella morale tremendamente rigorosa, avendo su di lui uno sguardo incline all’irritazione e alla vendetta di un Dio, la cui santità consisteva solo di essere in attesa del peccato per infliggere la punizione.

D’altra parte, però, i giansenisti affermavano che il Cielo e l’inferno non erano dati agli uomini secondo le loro opere buone o cattive, perché Dio predestinava agli uomini quello che voleva. In modo che la persona poteva passare tutta la vita a peccare e anche così andare in paradiso, o invece, praticare le buone azioni e cadere nell’inferno, secondo il desiderio divino.

Bene, così è facile capire come gli uomini persero completamente l’incoraggiamento a praticare la virtù e anche il motivo per non cadere nel vizio. Perché, in ultima analisi, se finisco condannato, nonostante abbia realizzato tantissimi atti di virtù, insomma non sono libero di fare o non fare qualcosa, perché è Dio che decide, non io. Quindi, perché mi sforzo di vivere una vita santa?

In fondo, era una predicazione di immoralità. Per questo motivo, secondo molti scorci storici, i giansenisti avevano le loro falsità nascoste. Ad esempio, digiunavano spesso, ma erano grandi cuochi. E una delle frittate più gustose e conosciute in quel tempo era la chiamata La Janseniste, con cui banchettavano nascosti durante i loro “digiuni”.

Non bastassero tali errori, attaccavano ancora le devozioni più elevate e lodevoli come, per esempio, la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Si racconta il caso di un certo Vescovo di Pistoia, Scipione de’Ricci, che aveva fatto dipingere nella sua residenza un’immagine che rappresentava una devota gettando al fuoco la stampa del Sacro Cuore di Gesù, come se fosse oggetto scaramantico, mentre lui, Ricci, teneva in mano la croce ed il calice con l’Eucaristia, simboli di autentica pietà (come veniva capita).

Questo rifiuto si spiega con il fatto che la devozione al Sacro Cuore di Gesù rappresenti, in qualche modo, l’anti-giansenismo. Si infonde la bontà, la misericordia, la pazienza del Salvatore, e dimostra il fatto che l’uomo, attraverso le buone opere può gradire a Dio e raggiungere la salvezza. Esprime, inoltre, che il nostro Dio è giusto e pieno di amore, e non un tiranno arbitrario, un esattore spietato rispetto all’umanità.

È comprensibile, quindi, che di fronte a questa corrente giansenista Sant’Alfonso Maria de’Liguori abbia preso un atteggiamento energico nelle sue opere morali. E che abbia sofferto, perciò, tutti i tipi di attacchi e persecuzioni dei suoi avversari, raggiungendo l’apice di contrattempi e disgrazie sopra menzionati.

Lezione di vita per i cattolici

Riteniamo che l’esistenza di Sant’Alfonso, laboriosa, piena di prove, ma coronata dal trionfo della virtù, una lezione di fiducia e di perseveranza per tutti noi. Nei momenti più Santo Afonso de Ligorio.jpgdifficili di tentazioni, dolori e disturbi, le brutali persecuzioni, quando i suoi più vicini gli provocarono crudeli delusioni, anche così mai si scoraggiò, mai si disincantò del suo desiderio di raggiungere la santità, crescendo in pietà e devozione, man mano aumentavano le sofferenze.

È interessante ricordare un piccolo episodio della fine della sua vita, quando non riusciva a muoversi da solo, essendo guidato in una sedia a rotelle da un fratello laico redentorista. Allora, passeggiavano in convento, per i giardini ed i cortili, mentre facevano le loro preghiere. Più di una volta è successo a Sant’Alfonso di chiedere al suo compagno:

– Fratello, abbiamo già pregato questo Mistero del Rosario?

Il buon discepolo, anche di età un po’ avanzata, non si ricordava con certezza, e rispondeva:

– Signor Vescovo, non mi ricordo molto bene, ma credo di sì. In ogni caso, abbiamo già pregato tante volte il Rosario, che la Madonna non farà conto se per caso non abbiamo contemplato tale o tale altro Mistero …

E Sant’Alfonso rispondeva: – O mio caro fratello, questo no! Se passo un giorno senza recitare il Rosario completo, potrei perdere la mia anima!

Questa è la costanza, il coraggio, lo spirito perseverante di un Santo su cui si abbattero tutte le tempeste. Però, quello che successe a lui, può accadere nella vita di ognuno di noi. Quante volte abbiamo passato attraverso prove e difficoltà simili a quelli che affliggevano Sant’Alfonso?! E, non di rado, portando con sé l’impressione di un crollo, di qualcosa che era caduta a terra, di un sentiero impervio.

Tuttavia, dopo un periodo di difficoltà breve o lungo, ci appare più luce, più protezione, più vittorie, altre gioie. E così, con un susseguirsi di gallerie e di strade larghe, la Madonna ci porta a realizzare i disegni da Lei e del suo Divin Figlio per noi.

Imitiamo, dunque, Sant’Alfonso nella sua perseveranza, nella sua umile e profonda fiducia, comprendendo che nella nostra vita spirituale ci troveremo strade buie, senza che ci terrorizziamo da esse. Al di là di questa oscurità, la Provvidenza definisce un percorso ancora più luminoso e più bello di quello precedente.

Questi sono alcuni pensieri che vi proponiamo della vita straordinaria ed esaltante di Sant’Alfonso de‘Liguori. (Santi commentati da Mons. João Clá Dias, EP)

Sant’Agostino e il Mistero della Trinità

La leggenda vuole che Sant’Agostino si trovò ad interloquire con Gesù Bambino, sulla riva del mare, mentre affondava i suoi pensieri sul Mistero Trinitario. In quell’occasione, il Santo ricevette un grande insegnamento dal piccolo Bambino.Pinturicchio, Il mistero della Trinità (websource)È una delle leggende più studiate in campo storiografico e teologico. L’incontro tra Sant’Agostino e il Bambino sulla riva della spiaggia (di Civitavecchia? O di Ippona?) ha suscitato la curiosità di molti studiosi e non solo. In campo iconografico, la storia di questo incontro si è rivelata fonte di ispirazione per molti artisti: dal 1400 circa, fino ai giorni nostri, molti illustratori hanno realizzato sculture, quadri e mosaici con questa scena protagonista.Sant’Agostino: il mare in una bucaIl Santo Vescovo si trovava a passeggiare lungo una spiaggia, meditando sul Mistero della Trinità. Agostino vide allora un Bambino, che con un secchiello prendeva l’acqua dal mare e la versava in una piccola buca. Il Santo gli chiese cosa stesse facendo e il bambino disse che voleva travasare tutto il mare nella buca. Agostino disse: “Come puoi pensare di racchiudere il mare, che è così grande, in una buca che è così piccola?”. Il bambino, a sorpresa, rispose: “E tu come puoi pensare di comprendere Dio, che è infinito, con la tua mente, che è così limitata?”. Detto ciò, il bambino scomparve.Il miracoloso incontro nelle fontiQuesto episodio miracoloso è stato studiato da moltissimi addetti ai lavori, tra i più autorevoli ricordiamo Louise Lefrancois-Pillion, che nel 1908 scrisse La Légende de s. Jérome in Gazette des Beaux-Arts. L’episodio ha  una storia millenaria, sappiamo infatti che circolava già nel XIII secolo, sotto forma di exemplum (gli exempla rappresentavano un genere letterario molto diffuso nel Medioevo), derivato da uno scritto di Cesare d’Heisterbach, abate e scrittore tedesco. Ma da dove deriva allora l’attribuzione dell’episodio a Sant’Agostino?L’attribuzione dell’episodio a Sant’AgostinoTutto ciò fu poi collegato al Santo vescovo, ma in che modo? L’attribuzione al Santo d’Ippona risale almeno al 1263, data in cui per la prima volta si incontra la leggenda applicata a Sant’Agostino. L’attribuzione si fonda su un testo della Lettera apocrifa a Cirillo, scritta dallo stesso Agostino. In un passo, Agostino ricorda una rivelazione divina: “Augustine, Augustine, quid quaeris? Putasne brevi immittere vasculo mare totum?”, che, tradotta, significa: “Agostino, Agostino che cosa cerchi? Pensi forse di poter mettere tutto il mare nella tua nave?”Lippi, Agostino e il Mistero della Trinità (websource)L’incontro nell’iconografiaL’incontro si è rivelato fonte di ispirazione per molti artisti, godendo di immensa fortuna dal punto di vista iconografico. L’iconografia agostiniana legata alla Trinità trae le sue origini già dal ‘400 con Bernardino di Betto Betti (Pinturichio). Ma anche molti altri maestri hanno prodotto opere ispirate al miracolo: ricordiamo l’opera di Filippo Lippi (1450-1460) conservata a Pietroburgo. Nel ‘600 il maestro Marzio Ganassini produsse la sua opera conservata nel Chiostro della Chiesa della SS. Trinità a Viterbo. Più recentemente, nel 1986, Martin Gallego ha riprodotto il miracolo dell’incontro. L’opera è custodita a Madrid.

Pranzo di beneficenza a Città del Messico

Il 27 ottobre si è tenuto un Pranzo di beneficenza per le attività degli Araldi del Vangelo a Città del Messico.

L’evento si è tenuto presso il “Club España” a partire dall’incoronazione della Vergine.

C’è stata una presentazione musicale di un quintetto mozzafiato, è si è conclusa la giornata con l’incoronazione di un’immagine della Vergine. C’era molta gioia da tutti i presenti.

12 settembre 2019: Festa del Santissimo Nome di Maria

Madonna di Pompei

Beata Maria Vergine del Rosario

“Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori”…così recita l’Ave Maria che tutti i cattolici imparano fin da piccoli e non c’è forse giorno migliore di questo 12 settembre per prendersi il tempo di una preghiera visto che proprio oggi ricorre l’onomastico della Madre di Gesù Cristo.

MARIA, LA MADRE E L’AMORE

Per la Chiesa è la Madre di tutti, non solo di chi è venuto “dopo Cristo” ma dell’intera umanità che proviene direttamente da quell’affetto materno incarnato dal Santissimo Nome di Maria:per tutte le Maria (o nomi compositi) oggi è il caso di fare un deciso buon onomastico, ma Santa Maria per l’intera Chiesa Cattolica non è altro che la testimonianza reale dell’Amore di Cristo per ciascuno dei suoi Figli. «Dopo il nome di Gesù non c’è nome più dolce e soave da invocare di quello della Madre Sua e nostra», scrive Vatican News, il canale ufficiale della Santa Sede, per celebrare la giornata di oggi sotto il nome e la benedizione della Madre di tutti. Il nome di Maria porta consolazione a chi è afflitto, allieta il mondo ma non solo: «il nome di Maria fa anche inchinare gli angeli al solo pronunciarlo, e fa tremare dalla paura i demoni», conclude il Vaticano esortando alla festa dell’intera cristianità in questo 12 settembre. (agg. di Niccolò Magnani)

I 3 SIGNIFICATI DEL SANTISSIMO NOME

Sono tre i principali significati del nome di Santa Maria, che quest’oggi viene celebrata dalla Chiesa cattolica. Il primo, come ricorda il sito dei Papaboys, è quello di “mare”, dall’ebraico Maryam, nome che viene usato per esprimere la “sovrabbondanza delle grazie sparse sopra di lei”. Così come tutti i fiumi sfociano prima o poi nell’oceano, “così tutti i tesori delle grazie celesti, tutte le eccelse prerogative e carismi furono versati sopra l’anima della Vergine”. Il secondo significato è quello di amarezza, visto che il cuore della Beata Vergine Maria nuotò in un mare di angoscia, così come aveva del resto già predetto il Profeta: “Come la Vergine era stata colmata più di tutti i Santi di grazia, così più di tutti loro doveva bere il calice amaro della passione del suo Figliuolo Gesù”. Infine il terzo significato, stella, una parola che ritroviamo anche nell’appellativo con cui la Chiesa invoca la stessa madre di Gesù: «Ave, Maris Stella». Questo vocabolo lo si evince anche dalle parole di S. Bernardo, che racconta così di Maria Santissima: “Ella è la pura e gloriosa stella che sorge da Giacobbe ed illumina tutto il mondo; la sua luce brilla nei cieli e penetra negli abissi, percorre la terra, infiamma d’amor divino ogni cuore, suscita le virtù e distrugge il vizio”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SANTA MARIA OGGI 12 SETTEMBRE

Il 12 settembre la Chiesa cattolica e il mondo cristiano nella sua interezza dedicano la giornata alla celebrazione del Santissimo Nome di Maria. Questa importantissima e sentita ricorrenza ha origini antiche, perchè risale, fonti storiche alla mano, al XII secolo. Tuttavia, per dovere di precisione, va detto che in quell’epoca era una festività celebrata soltanto nel territorio che oggi corrisponde a quello della Spagna. Il suo carattere di celebrazione a livello universale per quel che concerne tutto il mondo cristiano è dovuta alla decisione di Papa Innocenzo XI, il quale sul finire del 1600 e precisamente nel 1685, decise che la ricorrenza istituita da Giulo II doveva essere celebrata dai cristiani in ogni parte del mondo cattolico.

Date queste coordinate storico-temporali, parlando di Maria, si può iniziare con il dire che essa nasce nel I secolo a.C. e che la sua famiglia d’origine è di condizioni sociali non troppo agiate. Maria a 14 anni viene fatta convolare a nozze con Giuseppe, ebreo come Maria e di professione falegname. Le fonti ci raccontano che, secondo la tradizione ebraica, una volta celebrata l’unione, la sposa può andare a vivere sotto lo stesso tetto con il marito soltanto dopo un anno. Questo è il motivo per cui quando l’Arcangelo Gabriele si presenta a Maria, quest’ultima è ancora nella casa dei genitori. Dopo l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, che comunica a Maria che sta portando in grembo il figlio del Signore, i Vangeli raccontano di come Giuseppe rimanga spiazzato dalla gravidanza, considerando il fatto di non vivere ancora con Maria. Tuttavia una notte, in sogno, gli appare un angelo che gli svela come suo figlio sarà Gesù. Poi Giuseppe e Maria vanno a vivere nella stessa casa. Quando le cose sembrano andare avanti tranquillamente, ecco arrivare la necessità di andare a Betlemme, per rispondere al censimento richiesto dalle autorità romane. Il viaggio è molto complicato e Maria alla fine partorisce in una grotta, perché nessuno ha ospitato lei e Giuseppe. Successivamente alla nascita di Gesù e dopo l’incontro con i Re Magi, Maria e Giuseppe sono costretti a darsi alla fuga perché Erode è sulle tracce loro e del figlio di Dio. Degli anni giovanili di Gesù si sa davvero poco e le fonti tornano ad essere abbastanza ricche quando Gesù ha 30 anni. Troviamo Maria, ormai vedova, che conscia del ruolo di suo figlio, lo saluta mentre è in partenza per predicare la parola del Signore. Inoltre, Maria è sotto la croce, a vegliare il Figlio negli ultimi attimi della sua vita terrena. Di lei si sa che la morte la coglie pochi anni dopo: e subito dopo aver esalato l’ultimo respiro, Maria viene assunta in Cielo.

Santissimo Nome di Maria, uno dei culti più importanti del mondo cattolico

Il culto del Santissimo Nome di Maria, come è facilmente intuibile, risulta essere uno dei più importanti e sentiti in tutto il mondo cattolico, ma anche in altre religioni, come ad esempio il protestantesimo. Questa importanza è certificata anche dal fatto che sono diverse le città, tra cui ad esempio Roma, che festeggiano questa ricorrenza in modo molto sentito.

Veglia pasquale in Brasile, basilica degli Araldi in Cotia, São Paulo.

29 Aprile: Santa Caterina da Siena

Eccomi, eccomi! Signore io vengo…

RIT. ECCOMI, ECCOMI!
       SIGNORE IO VENGO.
       ECCOMI, ECCOMI!
       SI COMPIA IN ME LA TUA VOLONTÀ.

Nel mio Signore ho sperato
e su di me s’è chinato,
ha dato ascolto al mio grido,
m’ha liberato dalla morte.
RIT.

I miei piedi ha reso saldi,
sicuri ha reso i miei passi.
Ha messo sulla mia bocca
un nuovo canto di lode.
RIT.

Il sacrificio non gradisci,
ma m’hai aperto l’orecchio,
non hai voluto olocausti,
allora ho detto: Io vengo!
RIT.

Sul tuo libro di me è scritto:
Si compia il tuo volere.
Questo, mio Dio, desidero,
la tua legge è nel mio cuore.
RIT.

La tua giustizia ho proclamato,
non tengo chiuse le labbra.
Non rifiutarmi Signore,
la tua misericordia.
RIT.

Santa messa di ringraziamento alla Parrocchia San Francesco D’Assisi di Torino

Nella storica e importante Chiesa di San Francesco    d’Assisi a Torino, il parroco Don Giovanni Di Maggio, assieme ad alcuni Sacerdoti degli Araldi del Vangelo ha celebrato una Santa Messa di ringraziamento ad un anno della visita della Madonna di Fatima nella parrocchia.

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Lacrime dal Cielo: Nove statue della Madonna di Fatima, un “azulejo” della Madre del Buon Consiglio e una statua di San Giuseppe hanno versato copiose lacrime in Costa Rica e in Guatemala. Umanamente parlando, non c’è spiegazione…

Il giorno 21 aprile scorso ha segnato l’inizio di un impressionante fenomeno occorso con statue pellegrine della Madonna di Fatima venerate in case degli Araldi del Vangelo nell’America Centrale e da loro condotte in diverse attività di evangelizzazione.

Queste statue presentano la Madonna tale come si manifestò nelle apparizioni nella Cova da Iria. In alcune, ha le mani giunte in un atteggiamento di preghiera; in altre, Maria Santissima mostra il suo Cuore Immacolato circondato da spine, mentre il suo nobile portamento e il suo gesto delicato sembrano chiederci: “Figlio mio, guarda come tua madre soffre per i peccati dell’umanità. Non vuoi venire a consolarMi?”

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