I TRE AMORI BIANCHI – Gli Araldi del Vangelo in Italia I TRE AMORI BIANCHI – Gli Araldi del Vangelo in Italia

L’Eucaristia, l’Immacolata e il Sommo Pontefice!

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Presentazione del Signore

La festa odierna, chiamata popolarmente Candelora, ebbe origine in Oriente con il nome greco di Hypapante, che significa «Incontro», intendendo l’incontro tra Gesù e Simeone. Il quale, prendendo il Divin Bambino tra le braccia, elevò il bellissimo “Nunc dimittis”

La festa della Presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e ricorda che Gesù, 40 giorni dopo la nascita, fu condotto al tempio da Maria e Giuseppe. Ciò avvenne sia per adempiere la Legge di Mosè sia soprattutto per l’incontro con il popolo dei credenti, simboleggiato dai profeti Simeone e Anna, che attendevano la salvezza promessa. Dopo che la salvezza portata dal Divin Bambino era già stata manifestata agli umili pastori d’Israele e poi ai pagani rappresentati dai Magi, il ricchissimo brano della Presentazione di Gesù al tempio (Lc 2, 22-39) prefigura il modo sofferente con cui si compirà la Redenzione.

La Passione del Figlio è preannunciata infatti nell’«anche a te»rivolto da Simeone a Maria: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima». Si scorge già qui il mistero di Cristo, anello di congiunzione tra l’Antica e la Nuova Alleanza, che realizzerà l’antica promessa di salvezza con il suo sacrificio sulla croce. Mentre i maschi primogeniti d’Israele, in ricordo della liberazione dall’Egitto, venivano offerti a Dio ma riscattati con un piccolo sacrificio (cfr. Es 13, 2-12Lv 12, 1-8), Gesù, obbediente in tutto alla volontà del Padre, sarà l’unico Primogenito a non essere risparmiato, per offrire attraverso il suo sangue la vera liberazione dal peccato e dalla morte.

La profezia di Simeone, primo dei tradizionali «Sette dolori» inclusi nel culto alla Vergine Addolorata, esplicita allo stesso tempo la comunione della Madre con la sofferenza del Figlio, «servendo al mistero della redenzione in dipendenza da Lui e con Lui» (Lumen Gentium, 56). Questa verità è la base per la possibile definizione del titolo di Maria Corredentrice, che esprimerebbe la sua speciale cooperazione al mistero salvifico dell’unico Redentore, Gesù Cristo.

Va inoltre ricordato che prima della riforma liturgica del 1969 la festa era chiamata «Purificazione della Beata Vergine Maria», denominazione mantenuta nella forma straordinaria del rito romano, che mette in risalto la totale obbedienza di Maria alla Volontà divina (Lei, l’Immacolata e Tutta Santa, in cui non vi era nulla da purificare ma che da umile figlia d’Israele osservava la legge mosaica) fino all’offerta del suo amatissimo Gesù. I due titoli della celebrazione si illuminano perciò a vicenda e ricordano ancora una volta l’inestricabile legame tra i misteri del Figlio e della Madre.

La festa odierna, chiamata popolarmente Candelora, ebbe origine in Oriente con il nome greco di Hypapante, che significa «Incontro», intendendo l’incontro tra Simeone e Gesù. Il vecchio profeta prese Gesù Bambino tra le braccia e, con la grazia dello Spirito Santo, Lo riconobbe come il Messia atteso, elevando il suo bellissimo cantico: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da Te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».

In seguito la festa si diffuse in Occidente, dove sotto il pontificato di san Sergio I (687-701) fu istituita la più antica processione penitenziale romana, dalla chiesa di Sant’Adriano al Foro a Santa Maria Maggiore. Risale al X secolo la prima traccia del rito della benedizione delle candele (da cui il nome Candelora), simbolo di Cristo «luce per illuminare le genti», come Simeone chiamò il Divin Bambino che tutti siamo chiamati a prendere in braccio e accogliere nei nostri cuori, in attesa della ricompensa eterna.

Santa Brigida d’Irlanda

È compatrona del suo Paese accanto a san Patrizio, del quale proseguì l’opera di evangelizzazione. Santa Brigida, che non va confusa con l’omonima santa svedese del XIV secolo, è così popolare in Irlanda che nei secoli sono sorte innumerevoli tradizioni sulla sua figura. È spesso raffigurata con una croce di giunchi

«Santa Brigida, custodiscici nel nostro viaggio», dicevano i pellegrini e missionari irlandesi che nel Medioevo attraversavano l’Europa continentale, chiedendo l’intercessione della veneratissima Brigida d’Irlanda (c. 451-523), compatrona del suo Paese accanto a san Patrizio (c. 387-461) e san Columba di Iona (521-597).

Il culto di Brigida – da non confondere con l’omonima santa svedese del XIV secolo, celebre per i doni mistici e le Orazioni sulla Passione di Cristo – è così popolare in Irlanda che nei secoli sono sorte innumerevoli tradizioni sulla sua figura, associate a una vasta iconografia. Al di là di alcuni particolari ritenuti leggendari, è stato notato che ben 11 personaggi presenti nelle sue agiografie sono citati in due libri di cronache medievali (gli Annali di Tigernach e la Cronaca degli Scoti) che collocano al 523 la morte di Brigida, desumendone la nascita al 451, poiché si sa che visse circa 72 anni.

Tre antiche biografie concordano nel riferire che Brigida nacque da una schiava cristiana pitta di nome Brocca, che era stata battezzata da san Patrizio, mentre il padre si chiamava Dubthach ed era un capotribù pagano. Fin dalla fanciullezza la santa mostrò la sua grande generosità verso i poveri, ai quali dava in abbondanza latte, burro e farina. In lei sorse presto la vocazione religiosa e decise di consacrare la sua vita a Cristo, ricevendo il velo dal vescovo san Mel di Ardagh (†488).

Negli anni diventò badessa e fondò monasteri, il più noto dei quali fu l’Abbazia di Kildare (nome che significa «Chiesa della quercia»), che divenne un importantissimo centro religioso e culturale, prima della sua rovina nel XII secolo. Nel suo scriptorium lo storico Giraldo del Galles riferì di aver ammirato uno splendido Evangelario miniato, che per la descrizione da lui fatta è stato da molti identificato con il Libro di Kells, oggi custodito al Trinity College di Dublino. Il che si accorda con l’attribuzione a Brigida dell’idea di costituire una scuola d’arte per la decorazione dei manoscritti.

È spesso raffigurata con una croce di giunchi, tra i più antichi simboli cristiani dell’Irlanda e chiamata proprio Croce di santa Brigida. Secondo la tradizione, un giorno alcuni cristiani mandarono a chiamare Brigida per convertire a Cristo un signore pagano (forse, lo stesso padre) che delirava sul letto di morte. Poiché sembrava impossibile far ragionare quell’uomo, la santa si sedette accanto a lui e iniziò con calma a consolarlo. Si chinò poi per raccogliere dei giunchi (a quel tempo sparsi sui pavimenti di terra delle abitazioni irlandesi) e si mise a intrecciarli pazientemente per formare una croce. Incuriosito, il moribondo le domandò cosa stesse facendo. Brigida iniziò allora a spiegargli il significato della croce e la morte di Cristo per amore. E, mentre lei continuava a parlare e intrecciare, il delirio dell’uomo andò placandosi. Con crescente interesse, il pagano le pose altre domande sulla salvezza, fino a quando si convertì e chiese il Battesimo in punto di morte.

San Tommaso d’Aquino

“Sebbene la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i principi naturali della ragione non possono essere in contrasto con codesta verità”, insegnava san Tommaso d’Aquino (1225-1274), il Doctor Angelicus come lo chiamarono i suoi contemporanei

“Sebbene la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i principi naturali della ragione non possono essere in contrasto con codesta verità”, insegnava san Tommaso d’Aquino (1225-1274), il Doctor Angelicus come lo chiamarono i suoi contemporanei, l’esempio più alto della fiducia che la Scolastica medievale riponeva nella ragione umana, che insieme alla fede è dono di Dio e perciò l’una non può contraddire l’altra. La sua vastissima opera filosofica e teologica contiene gran parte delle fondamenta della fede cattolica e da quanto detto si comprende perché Tommaso sia, dopo sant’Agostino, lo scrittore ecclesiastico più citato nel Catechismo. Nel 1567 fu proclamato Dottore della Chiesa da san Pio V, che dispose l’insegnamento della sua Somma Teologica nelle università, senza dimenticare che anche il Concilio Vaticano II ha raccomandato lo studio del suo pensiero in due documenti, di cui uno sulla formazione dei sacerdoti, chiamati ad approfondire i misteri della salvezza “avendo san Tommaso per maestro”.

Tommaso nacque nell’odierno territorio di Roccasecca (nel Lazio) dai conti d’Aquino, che a cinque anni lo inviarono all’abbazia di Montecassino, dove fu educato per qualche tempo prima di essere trasferito a Napoli per le vicissitudini legate a quel monastero. Nella città campana frequentò l’università e conobbe i domenicani, rimanendone colpito. Entrò così nel nuovo Ordine mendicante e nel 1244 ne vestì l’abito, suscitando la reazione dei familiari che per farlo desistere arrivarono a segregarlo nel castello di famiglia, fino a quando Tommaso, fermo nella sua volontà, fu libero (sul come esistono più versioni) di seguire il cammino intrapreso.

Una tappa decisiva nella sua formazione fu il soggiorno a Colonia, dove nel 1248 i domenicani avevano creato uno Studio teologico sotto la guida di Alberto Magno, che ne profetizzerà la grandezza. Il giovane Tommaso assimilò gli insegnamenti del maestro, incentrati sull’armonia tra scienza e fede. Alla scuola di Alberto, iniziò lo studio approfondito del pensiero di Aristotele, da alcuni osteggiato per l’interpretazione diffusa dagli averroisti, e negli anni ne divenne il più grande commentatore (un confratello lo aiutò a tradurre i testi direttamente dal greco), distinguendo tra ciò che era contrario alla ragione e ciò che invece il grande filosofo precristiano aveva correttamente insegnato. Da questo accordo tra una retta filosofia e la fede, Tommaso comprese che “la filosofia elaborata senza conoscenza di Cristo quasi aspettava la luce di Gesù per essere completa”, come ha spiegato Benedetto XVI in una catechesisul santo.

Ad appena 27 anni, su indicazione di Alberto, fu scelto come baccelliere all’università di Parigi, dove iniziò a insegnare e conobbe Raimondo di Peñafort, già Maestro generale dei domenicani, che lo invitò a scrivere un’opera teologica per aiutare i missionari, oggi nota come Summa contra Gentiles. La completò nel 1264 (cioè cinque anni dopo il suo primo ritorno in Italia), quando Tommaso ricevette un altro importante incarico: Urbano IV gli domandò di comporre l’officio per la solennità del Corpus Domini, istituita in tutta la Chiesa a seguito del miracolo eucaristico di Bolsena. Nacquero così gli splendidi inni eucaristici cantati ancora oggi, tra cui il celebre Pange lingua e l’Adoro Te devote. E ancora oggi si conserva il crocifisso ligneo davanti al quale si prostrava e che un giorno, riferisce la tradizione, gli parlò: “Tommaso, hai scritto bene di me. Quale ricompensa vuoi?”. E lui rispose: “Nient’altro che te, Signore”.

Nel 1265 iniziò la scrittura della Somma Teologica, un monumentale trattato di teologia, metafisica e morale, in cui Tommaso – prendendo le mosse dalla Sacra Scrittura, dai Padri della Chiesa e dalle opere di altri autori dell’antichità – si sofferma su Dio, il mistero della Trinità, la gerarchia angelica, la creazione, il peccato e il male, la necessità di osservare la legge naturale che è emanazione della Legge eterna, il rapporto tra natura umana e Grazia, e tante altre questioni affrontate con metodo deduttivo. Smise di lavorarvi otto anni più tardi, lasciando incompiuta la sua terza parte. La decisione improvvisa maturò dopo la Messa celebrata da Tommaso il 6 dicembre 1273. Solo alcuni giorni più tardi confidò a Reginaldo da Piperno, suo amico e confessore, il perché avesse abbandonato la scrittura: “Non posso più. Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia in confronto con quanto ho visto”.

Tre mesi dopo quella Messa, Tommaso tornò alla casa di Colui che gli si era manifestato. La profondità della sua teologia non si può spiegare senza l’amore che provava per Dio, nutrito davanti al tabernacolo e nella preghiera. Come questa che lui stesso scrisse: “Concedimi, ti prego, una volontà che ti cerchi, una sapienza che ti trovi, una vita che ti piaccia, una perseveranza che ti attenda con fiducia e una fiducia che alla fine giunga a possederti”.

Questa è una mela… Chi non è d’accordo…può andar via…

Il più grande teologo di tutti i tempi, San Tommaso d’Aquino, all’inizio delle lezioni mostrava ai suoi allievi una mela dicendo: «Questa è una mela. Chi non è d’accordo, può andar via». Il “Doctor Communis” voleva far capire che non è il pensiero a determinare l’essere, ma è l’essere che determina il pensiero. La superbia infatti fa ritenere che il nostro pensare sia il fondamento dell’essere, mentre invece l’umiltà ci porta ad osservare e argomentare l’essere delle cose, soprattutto in quelle divine.

  • L’essere determina il pensiero, non viceversa. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • La Chiesa cattolica è la Chiesa di Cristo. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • La Chiesa è gerarchica per divina costituzione. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • La Chiesa non è una ONG filantropica, ma il Corpo mistico di Cristo. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • La missione della Chiesa non è adattare il Vangelo alla mentalità corrente, ma convertire le mentalità di tutte le epoche al Vangelo. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • La missione della Chiesa non è rendere la vita di quaggiù più facile, ma strappare anime al Diavolo affinché possano avere la vita di lassù. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • L’inferno esiste e non è vuoto. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • La sodomia e l’aborto sono peccati che gridano vendetta al Cielo. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Il matrimonio è indissolubile. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Chi ha una relazione coniugale con un/a divorziato/a, commette adulterio. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Il sesso al di fuori del matrimonio è peccaminoso. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • La contraccezione non è mai moralmente lecita. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Il marxismo è intrinsecamente perverso. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Non si può dare a Cesare ciò che è Dio. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Senza pentimento, non c’è remissione dei peccati. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Solamente i peccatori pentiti e riconciliati possono cibarsi dell’Eucarestia. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Solo gli uomini – meglio se celibi – possono essere consacrati sacerdoti. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • La Carità procede dalla Verità. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Non esiste il dialogo fra le religioni, ma con le persone di altre religioni. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • I sacramenti sono per gli uomini, ma non sono degli uomini. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Il cristiano è in questo mondo, ma non è di questo mondo. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Per essere discepoli di Gesù, bisogna accettare la Croce. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Il fine non giustifica i mezzi. Non si può commettere il male neppure a fin di bene. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • La coscienza – rettamente formata – obbedisce alle leggi di Dio, non si mette a legiferare secondo desideri e capricci dell’individuo.
  • I sacerdoti hanno la missione di convertire i peccatori, non di integrarli. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Nessuno dei Dieci Comandamenti può essere soggetto a “referendum abrogativo”. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Il papa e i vescovi sono custodi del depositum fidei, non padroni: non possono aggiungere o togliere neppure una virgola di ciò che hanno ricevuto e che devono trasmettere. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Passeranno il cielo e la terra, falsi profeti e cattivi maestri, ma non passeranno le parole del Signore. Chi non è d’accordo, può andar via.
  • Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. Chi non è d’accordo, può andar via.

IPSE DIXIT

LA CATTOLICISSIMA POLONIA SEMPRE PIÙ ESEMPIO TRA LE NAZIONI!!!

🇵🇱 Le salde radici cristiane della Polonia hanno consentito un pronunciamento che certamente vorremmo vedere applicato in tutte le nazioni. “Da ieri stop all’aborto delle persone con disabilità”. È il caso di dirlo: BENTORNATA CIVILTÀ!
⭕️…e non possiamo certamente dimenticare le altre coraggiose decisioni a cui è giunta la nazione polacca e la Conferenza Episcopale mei mesi precedenti per amore della Verità:
▪️Vicinanza ai Cristiani perseguitati dell’Etiopia
▪️Campagna contro la Santa Comuinione sulla mano (vero a proprio atto sacrilego‼️)
▪️Celebrazioni delle Sante messe con partecipazione dei fedeli nei periodi di lockdown.

➕⛪️E allora non meravigliamoci se la polacca Santa Faustina Kowalska scrive nel suo “Diario”, nel maggio 1938 e cioè poco prima della sua morte, “Una volta che pregavo per la Polonia, udii queste parole: «Amo la Polonia in modo particolare e, se ubbidirà al Mio volere, l’innalzerò in potenza e santità. Da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla Mia ultima venuta».”

Il Cardinale Müller contro l’abortista Biden


Chiarissimo e coraggioso intervento del Cardinale Müller! Bisogna ribadirlo sempre con maggiore forza e convinzione: UNA VERA NAZIONE DIFENDE COME FONDAMENTO PRIMARIO ED ESSENZIALE LA SACRALITÀ DELLA VITA.

Cardinale Müller: “Chiunque relativizza il chiaro riconoscimento della sacralità di ogni vita umana con giochi tattici, sofismi e vetrine per preferenze politiche, si oppone pubblicamente alla fede cattolica”. Lo spiega il cardinale Gerhard Müller in un’intervista esclusiva su kath.net sulla difesa dell’aborto del nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che è un membro della Chiesa cattolica. L’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede prosegue dicendo: “Ci sono buoni cattolici anche nelle più alte posizioni vaticane che, nei loro ciechi sentimenti anti-Trump, sopportano tutto o minimizzano ciò che si sta scatenando negli Stati Uniti contro i cristiani e tutte le persone di buona volontà.” ha proseguito il cardinale.
“Ora gli Stati Uniti, con il loro potere politico, mediatico ed economico conglomerato, sono a capo della campagna più sottilmente brutale per scristianizzare la cultura occidentale negli ultimi cento anni. Sdrammatizzano le vite di milioni di bambini, che ora cadono vittime della campagna di aborto organizzata a livello mondiale sotto l’eufemismo di “diritto alla salute riproduttiva. – ha proseguito – Un confratello per il resto molto rispettato mi ha rimproverato dicendo che non dovevo fissarmi sull’aborto. Ora che Trump è fuori non c’è più il pericolo maggiore che quel pazzo possa premere il pulsante nucleare. Sono convinto, tuttavia, che l’etica individuale e sociale abbia la priorità sulla politica. Supera un limite quando la fede e la morale sono valutate da un calcolo politico. Non posso sostenere un politico pro-aborto solo perché costruisce case popolari, come se dovessi sopportare ciò che è assolutamente malvagio a causa di qualcosa di relativamente buono.”

IV Domenica del tempo ordinario – Anno B.

Tentazione di Cristo

Vangelo

In quel tempo, 21 Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. 22 Ed erano stupiti del suo insegnamento: Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 23 Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24 dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi Tu sei: il Santo di Dio!” 25 E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!” 26 E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27 Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!” 28 La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea (Mc 1, 21-28).

Due bandiere… una sola scelta!

Per vincere la battaglia della nostra vita spirituale dobbiamo fare in modo di raggiungere un’unione piena e perfetta col Supremo Capitano, servendoci di tutti gli elementi che Egli mette alla nostra portata.

I – La battaglia della nostra vita spirituale

Una delle più cogenti meditazioni proposte da Sant’Ignazio nei suoi famosi Esercizi Spirituali è quella delle “Due Bandiere”. In essa, il fondatore della Compagnia di Gesù ci presenta la vita spirituale come un campo di battaglia dove si affrontano due eserciti: quello del Signore Gesù, Supremo Capitano e Signore e quello di satana, mortale nemico della natura umana. Di fronte a questi comandanti antagonisti, con tratti molto ben definiti, diventa impossibile assumere una posizione di neutralità. “Cristo chiama e vuole tutti gli uomini sotto la sua bandiera; Lucifero, al contrario, sotto la sua”.1 Non c’è una terza opzione; è necessario fare una scelta.

Il peculiare governo del demonio
Sant’Ignazio di Loyola

Quali sono le caratteristiche del capo dei cattivi? Nel Vangelo di San Giovanni, Nostro Signore lo qualifica come “menzognero e padre della menzogna”: “Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (8, 44).

Incapace di agire sull’intelligenza e sulla volontà dell’uomo in maniera diretta, il demonio cerca di governare le anime attraverso un influsso esterno che mira ad oscurarne progressivamente il raziocinio fino ad obnubilare la loro capacità di discernimento tra il bene e il male. Per mezzo di espedienti psicologici, che utilizza con maestria, cerca di riempire i loro cuori di desideri che le portano a peccare sempre di più. Ad ogni mancanza commessa, la volontà del peccatore si debilita, la sua intelligenza perde lucidità ed egli diventa più vulnerabile al suo fattore.

Ora, questo arrogante duce non ha alcun potere di penetrare nell’anima, nemmeno in quella di un posseduto, poiché, in questo caso, il suo dominio riguarda soltanto il corpo. La sua azione è analoga a quella dell’assalitore che, rubando una macchina, ne assume la direzione, spingendo il proprietario sul sedile del passeggero: ha il controllo del veicolo, ma non dell’intelligenza o della volontà del proprietario.

Cristo vive nelle anime in stato di grazia

Il Signore Gesù sta all’estremità opposta del campo di battaglia. Al contrario del “padre della menzogna” che aspira a schiavizzare le creature razionali per tutta l’eternità nell’inferno, Cristo desidera la nostra salvezza.

Come il capo dei malvagi, il Supremo Comandante dei buoni Si serve molte volte di influssi esterni per condurre coloro che Gli appartengono ma, al contrario del demonio, Egli può agire nell’intimo delle anime attraverso una grazia efficace, davanti alla quale la volontà e l’intelligenza si sottomettono senza opporre il minimo ostacolo.2 Perché “come argilla nelle mani del vasaio che la modella a suo piacimento, così gli uomini nelle mani di Colui che li ha creati, e la ricompensa secondo il suo giudizio” (Sir 33, 13).

La presenza del demonio è sempre esterna all’anima. Sebbene, in caso di possessione, la vita cosciente di questa si trovi sospesa, egli non potrà mai invaderla, perché “soltanto Dio ha il privilegio di penetrare nella stessa essenza dell’anima, con la sua virtù creatrice, e lì stabilire la sua dimora”.3

Santificata dalla grazia, l’anima è abitata dalla Santissima Trinità, che in lei infonde la propria vita attraverso il Verbo Incarnato. Per questo San Paolo afferma, con tutta proprietà: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato Se stesso per me” (Gal 2, 20).

Lotta infinitamente diseguale

Analizzata sotto quest’ottica, la lotta descritta da Sant’Ignazio si presenta infinitamente diseguale: il duce dei malvagi ottiene potere sull’intelligenza e la volontà delle creature soltanto nella misura in cui esse gli aprono le porte dell’anima; Nostro Signore, al contrario, “suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2, 13).

Infatti, Cristo può operare nel nostro intimo “in modo così efficace che produce infallibilmente il disegno di Dio senza, però, compromettere la libertà dell’anima che aderisce alla grazia e la asseconda in un modo liberissimo e allo stesso tempo infallibile”.4 È quello che è accaduto a San Paolo sulla via di Damasco (cfr. At 9, 1-6): una grazia creata da Dio, per propria iniziativa, lo ha convertito immediatamente.

Pertanto, per vincere la battaglia della nostra vita spirituale, dobbiamo fare in modo di raggiungere un’unione piena e perfetta col Supremo Capitano, servendoci di tutti gli elementi che Egli mette alla nostra portata. Infatti solamente attraverso la partecipazione alla stessa vita divina potremo vincere definitivamente gli astuti conflitti del “padre della menzogna”.
La conversione di San Paolo

II – La dottrina viva del Divino Maestro

Nell’episodio raccolto dalla Liturgia di questa 4ª Domenica del Tempo Ordinario contempleremo un incontro tra queste due bandiere nella sinagoga di Cafarnao. Da un lato vediamo il Divino Maestro che predica la Buona Novella per la prima volta; dall’altro lo “spirito impuro”, insediato nel corpo di uno dei presenti.

L’incarico di interpretare e adattare la Legge

In quel tempo, 21 Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava.

Secondo la prassi del culto giudaico, essendo giorno “di sabato”, Nostro Signore e i suoi primi discepoli dovevano recarsi alla sinagoga per ascoltare le Scritture. Invece, il Vangelo chiarisce che Gesù non era andato solo per ascoltare, ma principalmente per insegnare.

Predicare nella sinagoga non era una funzione che chiunque poteva svolgere. Era necessario esser stato formato in una delle scuole rabbiniche e aver dato prova di capacità di interpretare la Legge e i profeti secondo i principi stabiliti. I dottori delle sinagoghe trasmettevano quello che essi stessi avevano imparato da famosi maestri come Shamai o Hilel, evitando criteri propri che potessero dar occasione al sorgere delle più svariate dottrine.

Ai tempi del Deuteronomio, spettava ai sacerdoti insegnare e spiegare la Legge, così tale costume si è esteso per molti secoli. Dopo l’esilio in Babilonia, si costituisce una nuova categoria di uomini dediti a questo compito: gli scribi. Il primo a ricevere questo nome nel senso di “maestro della Legge” è stato Esdra, di stirpe sacerdotale (cfr. Esd 7, 1-6), ma molti altri hanno ricevuto lo stesso titolo, senza appartenere al lignaggio di Aronne.

Predicazione dei maestri della Legge

All’epoca del Signore Gesù, gli scribi formavano una classe a parte. Avendo l’incarico di trasmettere e interpretare la Legge di generazione in generazione, hanno adattato poco a poco certe prescrizioni della Sacra Scrittura fino al punto di creare norme estranee allo spirito dei precetti mosaici. Davanti al popolo essi si presentavano come i saggi, o hakamim, e si proteggevano da qualsiasi critica inculcando l’idea che sottovalutare le parole dei capi religiosi fosse un peccato tanto grave quanto disprezzare la parola di Dio.5

La sostanza della loro predicazione era la stessa del Divino Maestro, poiché avevano per ministero il compito di trasmettere e interpretare la Sacra Scrittura, il cui Autore ultimo è Egli stesso. Ma, lasciandosi condurre dalle loro cattive inclinazioni, avevano distorto la dottrina rivelata secondo la loro convenienza, come spiega il professor Tricot: “grazie a una sottile casistica, essi accomodavano certe prescrizioni della Legge alla necessità dei tempi o alla debolezza degli uomini; altre volte ancora, avvalendosi di ingegnosi artifici o di astuzie esegetiche, creavano obblighi estranei alla lettera e allo spirito della Legge”.6

Nel corso dei tempi, gli errori si sono consolidati. La decadenza degli scribi era tale che essi cercavano di occultare al popolo la vera dottrina, perché non fossero smascherate le deturpazioni fatte secondo il capriccio dei loro vizi. Di conseguenza, la loro predicazione era destituita di autorità, perché la parola di chi non vive quello che insegna è priva di qualsiasi forza.

Gesù insegnava “come uno che ha autorità”

22 Ed erano stupiti del suo insegnamento: Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Quando è cominciata la sua predicazione, Gesù non Si è presentato come discepolo di qualche rabbino. Davanti ai suoi ascoltatori appariva come “il figlio del falegname” (Mt 13, 55), ma dimostrava di conoscere le Lettere Sacre come nessun altro e insegnava ex auctoritate propria una dottrina nuova. Di fronte alle deviazioni che imperavano nella società del tempo, alzava lo stendardo della Verità, la cui sostanza è Egli stesso, sapendo perfettamente ciò che era necessario dire o fare per attrarre ed elevare quel popolo. Era ancora all’inizio della vita pubblica, ma la sua presenza e la sua parola già contraddicevano tutti i modelli errati dell’epoca.

Essendo il Creatore di tutte le cose, spiega San Girolamo, non operava come un maestro, ma come il Signore. “Non menziona a nessun’altro, ma è Lui stesso che comanda. Non parla in nome di qualsiasi altro, ma in quello della sua autorità”.7 Senza senso sarebbe indagare su dove avrebbe studiato la Sapienza Eterna e Incarnata. Essendo la Seconda Persona della Santissima Trinità, possedeva fin dall’eternità la scienza divina. Conosceva assolutamente tutto: tanto l’universo degli esseri creati — passati, presenti e futuri — come il mondo infinito delle creature possibili.
Nostro Signore

Oltretutto, essendo la sua Anima creata nella visione beatifica, beneficiava della conoscenza propria degli Angeli e delle anime beate, che contemplano Dio faccia a faccia. Alla scienza beatifica si univa in Gesù la scienza infusa, privilegio concesso agli Angeli quando sono stati creati, a tutte le anime che hanno già abbandonato questa Terra, e, per un dono speciale, ad alcuni eletti ancora in vita, ai quali il Figlio dell’Uomo non poteva esser inferiore. Essa Gli dava una conoscenza ricchissima, superiore a quella di qualsiasi altro uomo, di tutte le cose create, delle verità naturali e dei misteri della grazia.

Infine, Gesù possedeva anche la scienza naturale, acquisita progressivamente con l’azione dell’intendimento operante nel corso della sua vita terrena. E questo senza mai necessitare di un maestro, poiché questo genere di scienza Gli serviva soltanto per confrontare le nozioni acquisite attraverso il suo intelletto naturale con quello che, come Dio, conosceva da tutta l’eternità.

La creatura più bella e perfetta

Il Divino Maestro, afferma un autore del secolo scorso, non era “un filosofo alla maniera greca, e neppure un rabbino allo stile ebreo. Egli Si rivolge direttamente alle anime mirando, più che a convincerle, a conquistarle e introdurle nella corrente profonda e trasbordante della sua vita religiosa”.8 Per questo, al di là del suo insegnamento, la presenza stessa del Signore Gesù suscitava ammirazione. La sua fisionomia non poteva esser più perfetta. Capelli, labbra, sopracciglia e orecchie erano di insuperabile bellezza. Il suo sguardo percorreva i presenti in una forma soave, tranquilla, ferma, penetrante e attraente, causando estasi in coloro sui quali ricadeva. Una voce magnifica, comunicativa, dotata di un timbro e un’inflessione interamente fuori del comune, accompagnava i movimenti delle mani, i quali, a loro volta, erano proporzionatissimi, sobri, perfetti, senza esagerazioni né timidezze. La postura delle spalle, il modo di sederSi o di volgere il capo, erano inimmaginabili.

Cercando di esprimere qualcosa della bellezza ineffabile di Gesù, Sant’Agostino proclama: “Egli è bello in Cielo, bello in Terra; bello nel seno materno, bello tra le braccia dei genitori, bello nei miracoli, bello mentre è flagellato, bello mentre invita alla vita, bello quando non teme la morte; bello quando consegna l’anima, bello quando la riprende; bello in Croce, bello nel sepolcro, bello in Cielo. Udite questo canto con l’intendimento, e la debolezza della carne non allontani i vostri occhi dallo splendore della sua bellezza”.9

III – Uno scontro tra Dio e il demonio

Non poteva il “caudillo dei nemici”10 rimanere indifferente di fronte alla predicazione di Gesù. Si è sentito, al contrario, molto infastidito da questa, perché l’esposizione della verità pregiudica sempre il suo disegno di condurre gli uomini all’inferno. Quel Maestro, il cui divino potere ancora non conosceva, aveva predicato in forma magnifica la più pura dottrina. AscoltandoLo, i cuori si allontanavano dal peccato e le menti si aprivano al soprannaturale.

Sebbene non gli fosse stato direttamente intimato, il “padre della menzogna” non riusciva a contenere la sua indignazione. La esprime attraverso le labbra di un possesso, che interpellerà rozzamente il Redentore. Ne avrebbe guadagnato di più a rimanere in silenzio…

La tattica astuta e cangiante del demonio

23 Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24 dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi Tu sei: il Santo di Dio!”

Essere volgare per eccellenza, il demonio non si avvicina a Nostro Signore per parlarGli, ma grida da distante, con l’intenzione di esser udito da tutti e provocare confusione. Esperto nell’esplorazione delle miserie umane, Lo chiama Gesù Nazareno, ricordando così che Lui proveniva da una cittadina “insignificante e sconosciuta”.11

Il Divino Maestro, però, rimane impassibile davanti alla provocazione. Egli non ha vanità e meno ancora preconcetti sociali, non Si sarebbe mai pentito di aver scelto quella città, nella sua infinita sapienza, per abitarci con Maria e Giuseppe. Di fronte all’inefficacia del primo tentativo, lo spirito malvagio cambia tattica, cercando di creare dentro la sinagoga un clima di indisposizione contro Nostro Signore. Quell’uomo posseduto può darsi fosse considerato dai presenti soltanto come un infermo, che chiedendo a Gesù “sei venuto a rovinarci?” si presentava come un infelice, degno di compassione, che attribuiva al Signore il carattere di un tiranno, che veniva per maltrattarlo.

Vedendo frustrata anche questa sua intenzione di farsi oggetto di commiserazione, il “padre della menzogna” ritiene preferibile passare all’estremo opposto. Visto che non riesce a screditarLo, lancia su Gesù il più audace degli elogi, chiamandoLo “Santo di Dio”. Spera, con questa nuova manovra, di sublimare Nostro Signore con un’aureola di gloria, che in quel momento non Gli conviene, in modo da tentarLo all’orgoglio. Mira anche, esaltandoLo, a suscitare l’invidia e l’odio contro di Lui.

Nuova invettiva e nuovo insuccesso. Perché come commenta San Giovanni Crisostomo, “anche se i demoni vi dessero un consiglio utile, neanche così fate loro attenzione”.12

Impero assoluto di Nostro Signore su tutte le cose

25 E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!” 26 E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tra i Giudei, afferma Maldonado, c’erano esorcisti “che avevano una certa arte segreta per espellere demoni ereditata da Salomone, come ci narra Giuseppe”.13 San Luca li menziona negli Atti degli Apostoli (cfr. At 19, 13-14) e Gesù dice che erano figli dei farisei (cfr. Mt 12, 27; Lc 11, 19). Ma essi adempivano il loro ufficio a costo di enormi sforzi, con cerimonie che duravano ore, alle volte giorni consecutivi.

In questo passo, Nostro Signore dice semplicemente: “Taci! Esci da lui!”. Deve aver pronunciato queste parole con la maggiore serenità e sdegnosità, poiché Cristo non ha bisogno di fare nessuno sforzo per imporre la sua volontà. Egli impera in forma assoluta su tutte le cose.

Il Divino Maestro comincia con l’ordinare il silenzio allo spirito malvagio. Nel dirgli “taci”, gli nega il ministero della parola, privilegio esclusivo di quelli che Dio ama. Subito dopo, gli ordina di uscire da quell’uomo. Il demonio si vede immediatamente obbligato ad obbedire.

Cristo ha voluto, pertanto, render chiaro a tutti che quell’uomo non era un malato, ma un posseduto. La violenza con cui lo spirito malvagio lo ha scosso nell’uscire e il grande grido proferito, hanno confermato la presenza diabolica e la costrizione con cui egli si ritirava da quel corpo.

“Non discuta col suo nemico, né gli risponda neppure una parola”

L’analisi della tattica usata in questo episodio dal “padre della menzogna” ci porta, infine, a trarre una lezione per la nostra vita spirituale: nel loro obiettivo di trascinarci sulla via della perdizione, gli spiriti malvagi sono sempre in attesa che noi entriamo in confabulazione con loro, e si servono per questo dei più vari stratagemmi. Essendo angeli, tutto captano per intuizione; sono molto sagaci e incomparabilmente più intelligenti di qualsiasi uomo.
Cristo espelle lo spirito malvagio

Quale deve essere, allora, il nostro atteggiamento di fronte a loro nelle tentazioni?

Il fatto di aver appreso ad argomentare, fare buoni ragionamenti, o aver studiato psicologia a nulla gioverà in quest’ora. L’unico mezzo valido per chi è in preda all’assedio del demonio è non prestargli attenzione, pregare e deviare altrove il pensiero e l’immaginazione. E chiedere a Nostro Signore che, come ha fatto nel caso di questo posseduto, dia al demonio l’ordine affinché si allontani da noi. Ci consiglia di agire in questo modo il grande moralista Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: “Non appena percepiamo che ci si presenta un pensiero sospetto, dobbiamo ricacciarlo nello stesso istante, sbattendogli, per così dire, la porta sul naso, negandogli l’entrata nella nostra mente, senza preoccuparci di scoprire quello che esso significa o pretende. È necessario espellere senza indugio questi cattivi suggerimenti, come un uomo scrolla le faville che cadono sui suoi indumenti”.14

San Francesco di Sales, nella sua famosa opera Introduzione alla vita devota, fa la stessa raccomandazione: “Non discuta col suo nemico, né gli risponda neppure una parola […]. Quando assaltata dalla tentazione, l’anima devota non deve perder tempo in discussioni né argomentazioni”.15

“La sua fama si diffuse subito dovunque”

27 Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!” 28 La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

La reazione dei presenti rivela come questo episodio abbia facilitato la loro comprensione su chi avevano davanti. Ossia, volendo causar danno al Divino Salvatore, il demonio ha finito per prestarGli un servizio.

IV – Dio è sempre più forte

Così, quando le difficoltà ci affliggono, o la tentazione ci tormenta, abbiamo la certezza che il “Vero e Supremo Capo”16 sta dalla nostra parte, disposto a intervenire nel momento più opportuno per la sua gloria e il nostro profitto spirituale.

Gesù, che oggi ci aspetta nella Santa Comunione è lo stesso che ha espulso il demonio a Cafarnao e ha fatto ogni sorta di miracoli in Galilea. Sotto il velo delle Sacre Specie, si occulta la figura maestosa del “più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 44, 3), davanti alla cui onnipotenza è impossibile al demonio resistere.

1) SANT’IGNAZIO DI LOYOLA. Ejercicios espirituales. Segunda semana, n.137. In: Obras Completas. Madrid: BAC, 1952, p.186.

2) Cfr. GARRIGOU-LAGRANGE, OP, Réginald. La predestinación de los Santos y la gracia. Buenos Aires: Desclée de Brouwer, 1947, p.280.

3) ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la perfección cristiana. Madrid: BAC, 2006, p.314.

4) ROYO MARÍN, OP, Antonio. Somos hijos de Dios. Madrid: BAC, 1977, p.63.

5) Cfr. TRICOT, Alphonse Elie. Le monde juif au temps de Notre-Seigneur. In: ROBERT, André; TRICOT, Alphonse Elie (Dir.). Initiation biblique. Introdution à l’étude des Saintes Écritures. 2.ed. Paris: Desclée, 1948, p.721-722.

6) Idem, p.722.

7) SAN GIROLAMO. Tratado sobre el Evangelio de San Marcos. Homilía II (1,1331). In: Obras Completas. Obras Homiléticas. Madrid: BAC, 1999, v.I, p.847.

8) CASTRILLO AGUADO, Tomás. Jesucristo Salvador. La Persona, la doctrina y la obra del Redentor. Madrid: BAC, 1957, p.311.

9) SANT’AGOSTINO. Enarratio in psalmum XLIV, n.3. In: Obras. Madrid: BAC, 1965, v.XX, p.64-65.

10) SANT’IGNAZIO DI LOYOLA, op. cit., n.138, p.186.

11) TUYA, OP, Manuel de; SALGUERO, OP, José. Introducción a la Biblia. Madrid: BAC, 1967, v.II, p.573.

12) SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Homilía XIII, n.2. In: Obras. Homilías sobre el Evangelio de San Mateo (1-45). 2.ed. Madrid: BAC, 2007, v.I, p.239.

13) MALDONADO, SJ, Juan de. Comentarios a los Cuatro Evangelios. Evangelio de San Mateo. Madrid: BAC, 1950, v.I, p.464.

14) SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI. Práctica del amor a Jesucristo. In: Obras Ascéticas. Madrid: BAC, 1952, t.I, p.498.

15) SAN FRANCESCO DE SALES. Introducción a la vida devota. In: Obras Selectas. Madrid: BAC, 1953, v.I, p.235.

16) SANT’IGNAZIO DI LOYOLA, op. cit., n.139, p.186.

San Giovanni Bosco

Pedagogo, scrittore, editore, mistico, padre per una miriade di bambini e giovani disagiati. Nel clima anticattolico dell’Italia risorgimentale e post-unitaria, san Giovanni Bosco (1815-1888) fu un dono della Provvidenza. Patrono dei giovani e degli educatori, il suo “sistema preventivo” si basava su tre pilastri: ragione, religione, amorevolezza

Pedagogo, scrittore, editore, santo adornato di innumerevoli doni mistici, padre per una miriade di bambini e giovani disagiati che educò al lavoro e alla vita cristiana in una Torino in piena febbre industriale, san Giovanni Bosco (1815-1888) tenne sempre lo sguardo fisso sull’eternità, nel delicatissimo periodo storico dell’Italia risorgimentale e unitaria, in cui a tenere le fila furono in gran parte forze liberal-massoniche e anticattoliche. Come scrisse Pio XI nel decreto per la canonizzazione, le opere e le grazie soprannaturali che contraddistinsero tutta la vita del santo «resero universale l’opinione che, per provvidentissima disposizione divina, allo scopo di promuovere la restaurazione cristiana dell’umana società, deviata dal sentiero della verità, Dio avesse appunto inviato Giovanni Bosco».

La sua fu un’infanzia travagliata. Nato a Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) da una famiglia di contadini, rimase orfano del padre Francesco quando non aveva ancora due anni, con la madre Margherita (oggi venerabile) che dovette moltiplicare le fatiche. L’educazione materna fu fondamentale per lui, che ad appena 9 anni ebbe la prima rivelazione celeste sotto forma di un sogno profetico. Come scriverà nelle Memorie, vide «una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano». A quel punto vide un uomo maestoso, con il viso così luminoso che non riusciva a fissarlo: si presentò come «il Figlio di Colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno», chiedendogli di farsi amico di quei ragazzi, con la carità e la scienza: «Spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso”. Accanto a Lui apparve una donna maestosa e dopo degli animali feroci che diventavano agnelli mansueti e gioiosi. «Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare», gli disse la donna, aggiungendo: «Tu lo dovrai fare per i miei figli».

Giovanni mostrò fin da bambino i suoi talenti e il desiderio di studiare, che tuttavia dovette sempre conciliare con le difficoltà familiari. Lavorò come garzone, cameriere, fabbro, falegname, imparando i rudimenti di mestieri che poi trasmetterà ai ragazzi nei laboratori artigianali creati in oratorio. A Chieri conobbe Luigi Comollo (1817-1839), spesso insultato e picchiato dai compagni, ai quali rivolgeva parole di perdono, mentre Giovanni cercava di difenderlo azzuffandosi con chi lo attaccava. Tra i due nacque una profonda amicizia in Cristo, che ricorderà così: «Posso dire che da lui ho cominciato a imparare a vivere da cristiano». Intanto, aveva fondato la «Società dell’Allegria», con la quale cercava di avvicinare alla preghiera i coetanei, attirandoli con giochi e acrobazie in cui era abilissimo.

Seguì l’incontro con don Giuseppe Cafasso (1811-1860), il santo che consigliò Giovanni in alcuni momenti decisivi, come quando si risolse a entrare in seminario, dove poté approfondire le Sacre Scritture e studiare dogmatica e morale. Nel 1841 fu ordinato sacerdote e l’8 dicembre dello stesso anno, prima di celebrare Messa, incontrò il sedicenne muratore Bartolomeo Garelli, orfano, povero e analfabeta. A lui si aggiunsero in breve altri ragazzi in difficoltà: nacque così l’Oratorio di San Francesco di Sales, dedicato al grande santo francese, i cui scritti erano stati preziosissimi nella sua maturazione spirituale.

L’opera di don Bosco si estese rapidamente, nel 1854 istituì la Società Salesiana per rendere continua nel tempo quella carità, che si fondava sull’idea di formare «onesti cittadini e dei buoni cristiani» con il fine ultimo che più di ogni altro gli stava a cuore: la salvezza delle anime. Come disse il santo adolescente, Domenico Savio: «Noi, qui, alla scuola di don Bosco facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri». Il sistema preventivo alla base della sua pedagogia era fondato su tre pilastri: ragione, religione, amorevolezza. Nel 1872, con l’aiuto di santa Maria Domenica Mazzarello, fondò le Figlie di Maria Ausiliatrice per estendere alle ragazze la stessa carità educativa fatta ai ragazzi, ai quali diceva: «State allegri, ma non fate peccati».

Per questi motivi consacrò tutta la sua vita a difendere la Chiesa, sempre più aggredita dal potere. Celebre è il sogno in cui vide una terribile battaglia nel mare, dove la grande barca guidata dal papa veniva attaccata da una moltitudine di imbarcazioni, fino a trovare ancoraggio sicuro tra due colonne: sulla prima c’era l’Eucaristia con la scritta «Salute dei credenti», sull’altra Maria Immacolata, «Aiuto dei cristiani». Ammonì Vittorio Emanuele II a non firmare la legge sulla soppressione degli Ordini religiosi e l’incameramento dei loro beni («la famiglia di chi ruba a Dio è tribolata e non giunge alla quarta generazione», gli profetizzò), ebbe scontri con i protestanti, fu avversato dalla stampa laicista. Proprio perché comprendeva l’importanza della stampa nel favorire o distruggere una società orientata a Cristo, editò numerosissime pubblicazioni (Il sistema metrico decimaleLa Storia d’ItaliaLetture Cattoliche, ecc.) e scrisse vite di santi, pontefici e varie altre opere sulla storia e le verità insegnate dalla Chiesa.

Fu anche taumaturgo e non si contano i prodigi che fece già in terra. Si capisce perché Satana cercò di ostacolarlo in ogni modo, anche disturbandone il sonno nelle ore notturne. Ma don Bosco sopportava tutto, pur di preservare le anime di quei figli che Gesù e Maria gli avevano affidato già nel sogno a 9 anni. «Bisogna dire al demonio che cessi di ingannare tanti giovani, che cessi di attirarne tanti all’Inferno, allora cesserò anch’io dal sacrificarmi per essi». Nei suoi ultimi giorni terreni, raccomandò a un suo collaboratore di dire ai suoi ragazzi: «Di’ che li attendo tutti in Paradiso».

Il Messia promesso

Battesimo del Signore – (Anno B)

Battesimo di Gesù

Vangelo

In quel tempo, 7 Giovanni Battista proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8 Io vi ho battezzati con acqua, ma Egli vi battezzerà in Spirito Santo”. 9 Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10 E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i Cieli e lo Spirito discendere su di Lui come una colomba. 11 E venne una voce dal Cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in Te ho posto il mio compiacimento” (Mc 1, 7-11).

Il Battesimo del Signore

Due figure massime si incontrano: il Precursore e il Messia. Chi è stato il Battista e perchè ha voluto Gesù essere battezzato?

I – “Preparate la via del Signore”

Nel passo del Vangelo della festa del Battesimo del Signore, abbiamo il racconto del Battesimo più simbolico di tutta la Storia. È interessante conoscere preliminarmente i retroscena in cui si è svolto questo fatto così significativo.

Una voce chiama nel deserto

Tagliando l’antica terra di Israele da nord a sud, il fiume Giordano doveva la sua importanza agli eventi storici che si sono verificati lungo il suo corso, più che al fatto di essere un elemento indispensabile per il mantenimento della vita in quell’arido territorio.

Era stato teatro di molti miracoli e aveva assistito a scene grandiose, nelle quali era brillata la giustizia di Dio. Tuttavia, intorno all’anno 28 della nostra era, quello che si è verificato lì, ha superato di gran lunga tutto il passato. Giovanni, figlio del sacerdote Zaccaria, lasciò il suo isolamento nel deserto e cominciò a percorrere la regione del fiume, “predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati” (Lc 3, 3).

A corroborare la sua autorità morale, il Battista aveva una vita di penitente del deserto, straordinariamente santa e mortificata: “Era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico” (Mc 1, 6). La sua reputazione era accresciuta dalla sua nascita miracolosa, che molti conoscevano.

Più ancora: tra il popolo eletto era nota la profezia della venuta di un precursore del Messia: “com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Lc 3, 4).

Le sue esortazioni provenivano, così, da uno che possedeva tutte le credenziali di autenticità per condurre alla conversione.

Grande commozione in Israele

Erano circa 400 anni che un profeta non faceva udire la sua voce in Israele.

Niente di più esplicabile, dunque, del trambusto causato da San Giovanni Battista. Da tutte le parti affluivano moltitudini per ascoltarlo. Vedendole davanti a sé, egli le ammoniva, e le sue parole penetravano a fondo nelle anime, portando molti al pentimento: “Egli diceva: Convertitevi, perché il regno dei Cieli è vicino” (Mt 3, 2).

Simbolo della purificazione della coscienza, necessaria per ricevere questo “Regno dei Cieli” che era “vicino”, il battesimo conferito da San Giovanni confermava la buona disposizione dei suoi ascoltatori. “Confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano” (Mt 3, 6), racconta San Matteo.

Israeliti di tutte le classi sociali accorrevano dal profeta della penitenza, disposti a purificare il loro cuore. Tuttavia, vi erano anche gli oppositori. Sadducei, farisei e dottori della Legge, che lo avevano visto inizialmente di buon occhio, non tardarono a nutrire nei suoi confronti una profonda antipatia. Infastiditi per la sua straordinaria influenza, irritati per le predicazioni, nelle quali condannava i vizi in cui essi incorrevano, cominciarono ad agire contro Giovanni. Misero in discussione il suo diritto a battezzare e gli prepararono delle insidie. Dimostrando grande sagacità, San Giovanni non si lasciò imbrogliare.

Inesorabile verso gli ipocriti e i superbi, il profeta si mostrava dolce con i sinceri e gli umili. “Preparatevi!”, ripeteva instancabilmente, “aprite la via del Signore!”

Gli si affiancarono discepoli, che lo assistevano nel suo ministero, e che diventarono un modello di devozione più fervente.

Infine, la sua predicazione produceva un grande movimento popolare sulla via della virtù, come mai si era visto nella storia di Israele.

Incontro con il Messia
Fiume Giordano – Terra Santa

La missione del Precursore era preparare la strada al Messia. Viveva, pertanto, nell’attesa dell’incontro con Lui.

Non aspettò molto tempo. Un giorno, notò la presenza di Gesù in mezzo ai pellegrini. Preso da una soprannaturale emozione, s’inchinò verso il nuovo venuto, rifiutandosi di darGli il battesimo: “Io ho bisogno di esser battezzato da Te e Tu vieni da me?” (Mt 3, 14). Gli rispose, però, Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia” (Mt 3, 15). Obbediente, San Giovanni Lo immerse nel Giordano.

Non appena uscì dall’acqua, Gesù si mise a pregare. Allora il cielo si aprì e lo Spirito Santo scese su di Lui nella forma di una colomba. “E venne una voce dal Cielo: ‘Tu sei il Figlio mio, l’amato: in Te ho posto il mio compiacimento’”.

II – Ecco Colui che toglie il peccato del mondo!

Missione conclusa
San Giovanni Battista

Qualche tempo dopo aver battezzato il Messia, San Giovanni si avvia verso il martirio, lasciando la scena storica, come egli stesso aveva predetto: “Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (Gv 3, 30). Era entrato in scena il Salvatore, era compiuta la missione del Precursore. Gli restava soltanto l’ultimo atto della sua grandiosa vita: il martirio.

Come afferma San Tommaso d’Aquino, “tutto l’insegnamento e l’opera di Giovanni erano preparatori dell’azione di Cristo, come l’opera del praticante e dell’operaio inferiore è preparare la materia perché riceva la forma introdotta poi dal principale artefice”.1 I grandi artisti hanno avuto apprendisti che dipinsero le parti meno importanti dei loro quadri, occupandosi solo degli aspetti essenziali. Anche i grandi intagliatori ebbero aiutanti che affilavano gli strumenti, pulivano l’atelier, facevano gli acquisti del legno appropriato, ecc. Questo fu il lavoro di San Giovanni che ha preparato la venuta di Nostro Signore.

Di fronte all’altissima vocazione del Battista, i Dottori della Chiesa espressero sempre grande ammirazione. San Tommaso d’Aquino,2 per esempio, colloca Giovanni tra i profeti del Nuovo Testamento. Se lo considerassimo dell’Antico – dice l’Aquinate – sarebbe più grande di Mosè. Già San Francesco di Sales3 vede Giovanni come profeta dell’Antico Testamento, l’ultima luce della Legge mosaica e – afferma senza alcuna titubanza – la più grande.

Comunque sia, la grandezza di Giovanni era tale che lo stesso Gesù dichiarò che lui era più che un profeta, aggiungendo questo elogio supremo: “tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista” (Mt 11, 11).

Perché Gesù ha voluto esser battezzato?

Il battesimo conferito da San Giovanni non era della stessa natura del Battesimo sacramentale, istituito posteriormente dal Signore Gesù. Proveniva veramente da Dio, ma non aveva il potere di conferire la grazia santificante.4 Lo stesso Battista mise in risalto la differenza: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3, 16). L’effetto del battesimo di Giovanni consisteva in un incentivo al pentimento dei peccati, spiega San Tommaso d’Aquino.5 Ora, in Gesù non esisteva neppure l’ombra del peccato, né ci poteva essere, visto che Egli era l’Uomo-Dio. Non aveva, pertanto, materia per il pentimento e la penitenza. Come si spiega, allora, che Egli abbia voluto esser battezzato?

Assoggettarsi alla condizione umana

Varie sono le ragioni addotte dai Padri e Dottori della Chiesa. Eccone una: quando il Verbo si fece Uomo, Egli volle assoggettarsi alle leggi che regolano la vita umana. Per esempio, obbedì alle leggi che erano in vigore tra i giudei, venendo presentato nel Tempio dopo la sua nascita, sottoponendosi alla circoncisione, e compiendo i riti della Pasqua giudaica. In questo modo, volle anche ricevere il battesimo penitenziale di Giovanni. Perduto in mezzo alla moltitudine, Gesù – innocente – si sottomise ad un rito destinato al peccatore: “conviene che così adempiamo ogni giustizia”, Egli si giustificò davanti al profeta. Commentando queste parole, Sant’Agostino dice che Nostro Signore “volle fare quello che ordinò che tutti facessero”.6 E Sant’Ambrogio aggiunge: “Che cos’è la giustizia, se non cominciare a fare ciò che si vuole che gli altri facciano e incoraggiare gli altri a imitarci col nostro esempio?”.7

Purificare le acque
Aurora a Maranduba, Ubatuba (Brasile)

Tra le dieci ragioni enumerate nella Somma Teologica per il battesimo di Gesù, San Tommaso d’Aquino evidenzia l’obiettivo della purificazione delle acque, e ricorda Sant’Ambrogio, che afferma che “il Signore fu battezzato, non perché voleva purificarsi, ma per purificare le acque, in modo che purificate dalla carne di Cristo, che non ha mai conosciuto il peccato, avessero il potere di battezzare”.8 Lo stesso argomento appare nell’Opera Imperfetta, nella quale si dice che Gesù lasciò “le acque santificate per quelli che, dopo, dovevano esser battezzati”.9

Abbiamo qui un interessante problema teologico-metafisico: per quale ragione Dio ha scelto l’acqua come materia per il Battesimo? L’acqua è un elemento ricco di simbolismo. Per esempio, è un’immagine dell’esuberanza di Dio. Basti considerare che tre quarti della superficie della Terra sono costituiti da acqua. È anche simbolo di vita. È elemento essenziale per il mantenimento di tutti gli esseri viventi. Quanto più abbonda l’acqua in una regione, maggiore è la quantità di piante e animali che vi si sviluppano. Inoltre, essa è l’elemento preponderante della materia vivente, in modo tale che il corpo umano stesso è composto, nella sua maggior parte, da acqua. Possiamo considerarla anche un simbolo della bontà, dell’affetto e della magnanimità di Dio verso l’umanità. Piace all’essere umano vederla cadere, in forma di pioggia, cristallina, rinfrescante, rendendo fertile il suolo, favorendo le piantagioni, pulendo l’aria.

Considerata sotto un altro punto di vista, essa ha una potenza smisurata di distruzione. Nonostante tutta la tecnica moderna, e un presuntuoso progresso che si è creduto capace un giorno di riuscire a dominare gli elementi della natura, gli uomini si stupiscono e si terrorizzano per la forza distruttiva delle acque. E anche in questo essa è per noi un simbolo, quello del potere onnipotente di Dio.

Per la sua capacità di lavare, essa ricorda la pulizia spirituale. In diverse occasioni la Sacra Scrittura si riferisce così, come nel seguente passo: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli” (Ez 36, 25). In questo passaggio, il profeta Ezechiele predice il battesimo di San Giovanni e, più in particolare, il Battesimo sacramentale, istituito da Gesù. Allo stesso modo, ad esso si riferisce Zaccaria, quando questi dice: “In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità” (13, 1).

Niente di più conveniente, pertanto, del fatto che l’acqua sia la materia del Battesimo. E niente di più adeguato che Dio Incarnato abbia voluto purificarla col contatto del suo sacratissimo Corpo.

Incentivo al Battesimo
Fonte battesimale – Chiesa di Santa Cecilia, San Paolo

Un altro motivo, dei più importanti, perché il Signore decidesse di assoggettarSi al rituale del Giordano era stimolare negli uomini il desiderio del Battesimo sacramentale.10 Il ricevere il Battesimo è necessario per la salvezza, come dimostrano le parole di Gesù a Nicodemo: “Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3, 5). Dal tono categorico dell’affermazione, si apprezza l’importanza di questo Sacramento. Il battesimo di Giovanni portava al pentimento dei peccati, ma non aveva il potere di perdonarli. Il Battesimo sacramentale, istituito da Gesù Cristo, ha effetti infinitamente maggiori.

Adamo ha trasmesso a tutti i suoi discendenti, il peccato originale. Il Sacramento del Battesimo pulisce l’anima dalla macchia di questa colpa, conferisce la grazia santificante, eleva l’uomo alla condizione di figlio di Dio e gli apre le porte del Cielo. Esso è la chiave di tutti gli altri Sacramenti, indispensabili all’uomo per compiere con fedeltà la Legge di Dio. Tale è la grandezza e l’efficacia del Sacramento del Battesimo.

Esortazione che permane fino alla fine del mondo

“Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29), ha dichiarato San Giovanni Battista a due dei suoi discepoli, indicando il Signore Gesù che passava. San Giovanni Evangelista e suo fratello, San Giacomo, che fino allora avevano seguito fedelmente il Battista, compresero che Gesù era Colui al quale dovevano dedicare le loro vite. E lasciando il loro antico maestro, cercarono subito il Signore, chiedendoGli il permesso di accompagnarLo e vivere con Lui (cfr. Gv 1, 37-38).

Per i secoli dei secoli, queste parole del grande “profeta della penitenza” risuoneranno nel mondo, invitando tutti gli uomini a posare anche loro gli occhi sul Divino Salvatore, a incantarsi per la sua figura e – come cattolici fedeli – a seguire i suoi comandamenti, fino al momento in cui saranno chiamati a restare definitivamente con Lui, nella vita Eterna.

1) SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.38, a.3.

2) Cfr. Idem, II-II, q.174, a.4, ad 3.

3) Cfr. SAN FRANCESCO DI SALES. Sermon pour le jour de Saint Pierre. In: Œuvres Complètes. Sermons. Paris: Louis Vivès, 1858, t.V, p.106.

4) Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., III, q.38, a.3.

5) Cfr. Idem, ad 1.

6) SANT’AGOSTINO. In Epiphania Domini, VI. Sermo CXXXVI, n.1: ML 39, 2013.

7) SANT’AMBROGIO. Tratado sobre el Evangelio de San Lucas. L.II, n.90. In: Obras. Madrid: BAC, 1966, v.I, p.141.

8) Idem, n.83, p.135.

9) AUTORE INCERTO. Opus imperfectum in Matthæum. Omelia IV, c.3, n.13: MG 56, 657.

10) Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., III, q.39, a.2, ad 1.

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