CHRIST THE KING

Credeva che riconoscere Cristo come Re avrebbe portato alla pace duratura sulla Terra

Negli anni Venti del Novecento, a seguito della Prima Guerra Mondiale, il mondo era in subbuglio. I leader politici lottavano per stabilizzare i loro Paesi, e molti di loro iniziarono a volgersi a metodi violenti per tenere sottomessi i loro cittadini. Papa Pio XI capì che si doveva fare qualcosa, e quindi nel 1925 pubblicò un’enciclica che sperava avrebbe portato alla pace.

L’enciclica era intolata Quas Primas, e in essa il Pontefice proclamava: “Se gli uomini privatamente e in pubblico avranno riconosciuto la sovrana potestà di Cristo, necessariamente segnalati benefici di giusta libertà, di tranquilla disciplina e di pacifica concordia pervaderanno l’intero consorzio umano”.

La regalità di Cristo, spiegava, avrebbe avuto un profondo effetto su tutta la società se fosse stata riconosciuta:

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“Se i principi e i magistrati legittimi saranno persuasi che si comanda non tanto per diritto proprio quanto per mandato del Re divino, si comprende facilmente che uso santo e sapiente essi faranno della loro autorità, e quale interesse del bene comune e della dignità dei sudditi prenderanno nel fare le leggi e nell’esigerne l’esecuzione. In tal modo, tolta ogni causa di sedizione, fiorirà e si consoliderà l’ordine e la tranquillità: ancorché, infatti, il cittadino riscontri nei principi e nei capi di Stato uomini simili a lui o per qualche ragione indegni e vituperevoli, non si sottrarrà tuttavia al loro comando qualora egli riconosca in essi l’immagine e l’autorità di Cristo Dio e Uomo. Per quello poi che si riferisce alla concordia e alla pace, è manifesto che quanto più vasto è il regno e più largamente abbraccia il genere umano, tanto più gli uomini diventano consapevoli di quel vincolo di fratellanza che li unisce. E questa consapevolezza come allontana e dissipa i frequenti conflitti, così ne addolcisce e ne diminuisce le amarezze”.

La regalità di cui parla Pio XI si riferisce al fatto che Gesù è il “Re dei Cuori”, sottolineando “le attrattive della sua mansuetudine e benignità: nessuno infatti degli uomini fu mai tanto amato e mai lo sarà in avvenire quanto Gesù Cristo”.

Gesù è il Re dei re, colui che regna non con un’asta di ferro, ma come padre amorevole che serve i suoi figli con umiltà e compassione. Gesù non è un dittatore che cerca di dominare l’umanità, ma un Re d’amore, che ci offre un esempio da seguire.

Come possiamo stabilire questo “regno” sulla Terra?

Pio XI spiegava che il regno di Gesù “richiede dai suoi sudditi non solo l’animo distaccato dalle ricchezze e dalle cose terrene, la mitezza dei costumi, la fame e sete di giustizia, ma anche che essi rinneghino se stessi e prendano la loro croce”.

Non temiamo di proclamare che “Gesù è il Re” della nostra vita, perché quando lo facciamo siamo pronti a combattere sotto le sue insegne per la pace nel mondo attraverso misericordia, mitezza e gentilezza. Non conquisteremo il mondo con la spada, ma seguendo il nostro leader in una battaglia spirituale che si combatte nel cuore.

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