I TRE AMORI BIANCHI – Gli Araldi del Vangelo in Italia I TRE AMORI BIANCHI – Gli Araldi del Vangelo in Italia

L’Eucaristia, l’Immacolata e il Sommo Pontefice!

San Bruno

Per san Bruno (c. 1030-1101), fondatore dei Certosini, la vita eremitica era il paradiso in terra, che gli consentiva di meditare su Dio e gustare «una pace che il mondo non conosce, propizia alla gioia dello Spirito Santo»

La vita eremitica era il suo paradiso in terra, che gli consentiva di meditare su Dio e gustare «una pace che il mondo non conosce, propizia alla gioia dello Spirito Santo». Prima di distaccarsi dal mondo, san Bruno di Colonia (c. 1030-1101), dotto in teologia e filosofia, aveva diretto per vent’anni la scuola di Reims. Lì ebbe tra i suoi allievi il benedettino Ottone di Chatillon, il futuro beato Urbano II. Lo scontro con un vescovo da lui accusato di simonia lo costrinse a lasciare la Francia nel 1076, ma vi poté tornare quattro anni più tardi in seguito alla deposizione del prelato. Fu in quel periodo difficile che maturò la vocazione per la vita monastica.

Visse per un po’ a Molesme sotto la guida di san Roberto (prima che quest’ultimo fondasse l’Ordine cistercense), ma poi se ne staccò alla ricerca di un luogo più solitario. Con altri sei compagni chiese aiuto al vescovo di Grenoble, sant’Ugo (1053-1132), che li guidò personalmente – spinto da una visione in sogno di sette pellegrini e sette stelle (il simbolo dei certosini è formato da un globo sormontato da una croce, con intorno proprio sette stelle) – in una valle nel massiccio della Chartreuse: nel 1084 sorse così la Gran Certosa, il primo monastero di quello che sarebbe divenuto l’Ordine certosino, uno dei più rigorosi ordini monastici della Chiesa. Bruno e i confratelli iniziarono a vivere in modo molto austero. Le loro giornate erano scandite da lavori soprattutto manuali e dalla preghiera, anche notturna.

L’amico Urbano II lo volle come consigliere a Roma, ma non vi restò molto perché il pontefice fu scacciato dai sostenitori dell’antipapa Clemente III (Guiberto di Ravenna), e Bruno lo seguì nell’Italia meridionale. Urbano II voleva nominarlo arcivescovo, ma il santo si sentiva chiamato ad altro e ottenne il permesso di tornare alla vita contemplativa. Ruggero d’Altavilla gli donò un territorio in Calabria a circa 800 metri d’altezza, che oggi si chiama in suo onore Serra San Bruno. Qui fondò un’altra certosa e un eremo, il suo luogo prediletto per incontrare Dio meditando sui misteri celesti: «Nella mia meditazione, l’amore che già possedevo ha cominciato a crescere sempre più, a somiglianza di fuoco che divampa». Suoi comuni attributi iconografici sono il teschio, il libro e la croce.

Santa Maria Faustina Kowalska

«La tua grande fiducia verso di Me, mi costringe a concederti continuamente grazie», si sentì dire da Gesù, che la chiamò «segretaria della mia Misericordia». Visioni, stimmate nascoste, contatti continui con l’angelo custode, la Madonna, i santi e le anime del Purgatorio, fino al dono rarissimo dello sposalizio mistico con Dio. Tutto questo vi è stato nella vita terrena di santa Maria Faustina Kowalska

«La tua grande fiducia verso di Me, mi costringe a concederti continuamente grazie», si sentì dire da Gesù, che la chiamò «segretaria della mia Misericordia». Visioni, stimmate nascoste, contatti continui con l’angelo custode, la Madonna, i santi e le anime del Purgatorio, fino al dono rarissimo dello sposalizio mistico con Dio. Le innumerevoli grazie che hanno accompagnato la sua vita terrena, santa Maria Faustina Kowalska (1905-1938) le ha vissute nel nascondimento: solo i suoi confessori e, in parte, le superiore sapevano quanto avremmo poi scoperto leggendo il suo diario. Lo scrisse nel mezzo delle due guerre mondiali in obbedienza a Cristo per far conoscere la sua Misericordia e la necessità di tornare a Lui per sottrarsi all’azione del maligno.

Terza di dieci figli, la santa crebbe in una famiglia devota, dove erano una consuetudine la preghiera e la lettura in comune di libri religiosi, che i genitori acquistavano con grandi sacrifici. Educata all’obbedienza e al rispetto per il sacro, a sette anni avvertì per la prima volta «l’amore di Dio che riempì il mio piccolo cuore» dopo l’ostensione dell’Eucaristia. Da adolescente lavorò per aiutare la famiglia e a 19 anni, dopo il rifiuto da parte di diversi conventi di Varsavia, fu ammessa nelle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Era proprio lì che Dio la voleva, come le rivelò in seguito.

Destinata a lavori umili, faceva tutto con allegria. L’amore per il prossimo – già manifestato da bambina, quando si vestì da mendicante e donò tutte le offerte ai poveri – ardeva dentro di lei: «Tutti i dolori del prossimo si ripercuotono sul mio cuore». I digiuni indebolirono la sua già fragile salute, ma li offriva per la salvezza delle anime. Vide l’Inferno e Gesù le rivelò che Satana «arde di un odio particolare contro di te, perché hai sottratto molte anime al suo dominio». Dal Purgatorio riceveva richieste di preghiere: «Non sapevo che ci fosse una tale unione tra le anime», scriveva a riprova della dottrina sulla comunione dei santi. In tutto era allietata da una realtà: «Né le grazie, né le rivelazioni, né le estasi, né alcun altro dono a essa elargito la rendono perfetta, ma l’unione intima della mia anima con Dio».

Il sacramento della Confessione è al centro delle rivelazioni di Gesù: «Quando vai alla confessione, sappi che io stesso ti aspetto in confessionale. Mi copro soltanto dietro il sacerdote, ma sono io che opero nell’anima. Lì la miseria dell’anima s’incontra col Dio della Misericordia». Oltre alle magnifiche pagine che aiutano a conoscere Dio, il suo diario ci lascia in eredità la festa (istituita nel 2000 da san Giovanni Paolo II) e la coroncina alla Divina Misericordia, che Nostro Signore le raccomandò di recitare alle tre del pomeriggio per ricevere più grazie: «In quell’ora non rifiuterò nulla all’anima che mi prega per la mia Passione».

La vita di Suor Faustina Kowalska – Film

5 OTTOBRE SANTA FAUSTINA KOWALSKA

Cari amici nella solennità odierna, della grande Santa Faustina, apostola della Divina Misericordia, c’è qualcosa che dobbiamo tenere bene in mente è che ci riguarda tutti:
L’Europa amici ha salde radici cristiane che la autoreferenziale UE ha voluto, esplicitamente, ripudiare. Sua Santità Benedetto XVI ebbe a dire “Europa, rimani fedele alle tue radici, affinché tu possa compiere la tua missione nella storia!”

L’anno scorso tutti i Vescovi Polacchi riuniti hanno consacrato la loro Nazione e la Chiesa intera al Sacro Cuore di Gesù!
Non è un caso se ad inizio pandemia quando tutte le Conferenze Episcopali d’Europa (compresa vergognosamente quella italiana con tanto d’assenso da Santa Marta…) emanavano ordini di sospendere messe e di chiudere e sbarrare le porte di chiese, parrocchie e Santuari rendendo proibito l’accesso ai Santi Sacramenti, la Conferenza Episcopale Polacca viaggiava in senso totalmente opposto e invitava tutti i Vescovi a pregare, a tenere le Chiese aperte e celebrarvi più Sante messe! AVETE CAPITO❓Ci hanno tolto l’unica medicina davvero necessaria‼️

➕⛪️E allora non meravigliamoci se la polacca Santa Faustina Kowalska scrive nel suo “Diario”, nel maggio 1938 e cioè poco prima della sua morte, “Una volta che pregavo per la Polonia, udii queste parole: «Amo la Polonia in modo particolare e, se ubbidirà al Mio volere, l’innalzerò in potenza e santità. Da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla Mia ultima venuta».”

SANTA FAUSTINA INTERCEDA PER TUTTI NOI!!!

SAN FRANCESCO DAL PAPA (Tratto dal film “Fratello sole, Sorella luna”)

IL VERO SAN FRANCESCO, LIBERATO DALLE STRUMENTALIZZAZIONI

san2bfrancesco2bdavanti2bcrocifisso

Altissimo e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta, speranza certa, 
carità perfetta e umiltà profonda. Dammi, Signore, senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà.
Amen. (Preghiera di San Francesco davanti al Crocifisso di San Damiano, Fonti Francescane 276)

San Francesco d’Assisi ha vissuto il Cristianesimo in tutta la sua totalità, grandezza e drammaticità: arrivando al dolore della crocifissione e alla compiutezza dell’obbedienza alla volontà del Padre nostro che sta nei cieli. Sono passati quasi otto secoli da quando papa  Gregorio IX iscrisse frate Francesco d’Assisi nel catalogo dei Santi. Il 18 giugno 1939, papa Pio XII lo proclamava, insieme a santa Caterina da Siena, patrono d’Italia. San Francesco dunque va conosciuto ed incontrato nella sua perfetta imitazione di Cristo: non è un “paravento” da utilizzare per “farsi belli e giusti”, anche se nel passato e nel presente non pochi hanno fatto e fanno questa operazione bassamente strumentale. Non è la prima volta che nella Storia i santi ma anche la stessa figura di Nostro Signore Gesù Cristo vengono spogliati della vera luce e gloria della santità. Vengono usati come pretesto  per insegnare un altro “Vangelo” e magari per favorire un progetto anticristiano. 

3c19060805722fe5ccd5643e55c37b05

L’impegno comune dovrebbe essere di opporsi alle strumentalizzazioni nei confronti di san Francesco. 

Il caso più grave di falsificazione è senz’altro toccato a S. Francesco di Assisi, figlio di Pietro di Bernardone e di Pica di Bourlemont. Una falsificazione che ha una lunga storia, cominciarono gli umanisti, poi i protestanti, “libertini”, gli illuministi, fino al pastore calvinista-liberale Paul Sabatier, che seguendo le orme di Ernest Renan che aveva demitizzato la figura di Cristo ora si doveva “demitizzare” anche quella del suo più popolare discepolo. Un processo falsificatorio perseguito poi in campo cattolico, dai modernisti e infine oggi dai cosiddetti progressisti. Secondo questa tesi il “Francesco della Storia” fu un personaggio che tentò di creare una fraternità di  “spiriti liberi” che doveva  permettere alla comunità cristiana di liberarsi dalle istituzioni ecclesiastiche, bisognava tornare al primitivo comunismo e realizzare una fratellanza globale e cosmica. 

Ma basta informarsi andare alle fonti storiche francescane e tutte le falsità spudorate saranno smentite. Nel 1921 il Papa Benedetto XV già ammoniva:“Quel personaggio di Assisi, d’invenzione prettamente modernista, che recentemente alcuni ci presentano come poco rispettoso della Sede apostolica e come campione di un vago e vuoto ascetismo, non può essere identificato con Francesco né considerato come un santo”. E più avanti ammoniva: “Chi apprezza il valore del santo, deve apprezzarne anche l’ossequio e il culto dati a Dio; perciò o inizi ad imitare quello che loda, o smetta di lodare quello che non vuole imitare; chi ammira i meriti dei santi, deve anche segnalarsi per santità di vita”.

San Francesco non fu “buonista”. E’ la principale deformazione alla quale il santo è stato sottoposto. S. Francesco avrebbe inventato un nuovo modello di apostolato, quello di “mera ‘testimonianza’ propositiva, rifiutandosi di ricorrere non solo ad ogni tipo di polemica o condanna, ma anche d’imposizione o divieto…

SanFrancesco_PB060102e.jpg

Il santo rifuggiva ogni compromesso e denunciava il male in concreto, predicava il timore di Dio e minacciava castighi infernali. Era molto severo nei confronti dei suoi stessi frati, intransigente nella disciplina religiosa.

San Francesco non fu pacifista arrendista. Per il mondo progressista cattolico, S. Francesco è il precursore del moderno pacifismo, promotore del disarmo unilaterale.  Ma la pace che auspicava e predicava il Serafico era quella spirituale assicurata dalla conversione della creatura al Creatore. La pace francescana non è la pace che l’uomo trova in sé stesso, ma la pace che l’uomo trova in Dio. Il santo amava presentarsi come un “soldato di Cristo” e un “araldo del gran Re”. La regola francescana intendeva proibire non la guerra come tale, ma solamente le guerre ingiuste. S. Francesco non può essere arruolato al vile ed opportunistico arrendismo tipico degli odierni pacifisti fanatici, anche sedicenti cattolici, che si proclamano ‘adoratori della pace’ e promuovono marce a senso unico inalberando una multicolore ‘bandiera della pace’.  Sfatiamo, infine, la cosiddetta Preghiera semplice di San Francesco”, una tra le più famose del mondo per la sua sdolcinatezza sessantottina (della serie “mettete i fiori nei vostri cannoni”): è quella che inizia con “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace. Dove è odio, fa’ che io porti l’amore…”. San Francesco non l’ha mai scritta, si tratta di un testo di inizio Novecento e non è stata neppure scritta da un frate francescano. In effetti, come hanno appurato gli studiosi, sarebbe difficile attribuire a Francesco una preghiera in cui Gesù Cristo non è neppure nominato o che non faccia riferimenti alla Bibbia o nella liturgia cattolica. L’equivoco è nato perché il testo, la cui data di composizione e l’autore sono incerti, fu fatto stampare sul retro di una immaginetta di San Francesco nel 1918 da padre Etienne Benoit perché gli sembrava che la “Preghiera semplice” richiamasse tutti i valori di cui Francesco era stato portatore in vita.

gjyv0wll

San Francesco non fu contro le Crociate. Non essendo pacifista, il Serafico non fu nemmeno contrario alle Crociate. Risulta invece che Francesco provasse un sincero entusiasmo per le Crociate ed ammirazione per le cavalleresche imprese riferite dalla letteratura dell’epoca. S. Francesco partecipò alla quinta Crociata, quella proclamata nel 1213 da Papa Innocenzo III, per poter predicare ai musulmani ed assistere caritatevolmente i crociati nei pericoli fisici e soprattutto spirituali cui andavano incontro. Francesco la chiamava “la santa impresa”, considerandolapienamente lecita, valutandola come un intervento di legittima difesa militare di quei luoghi sacri e di quei popoli del vicino oriente un tempo cristianizzati dal sangue dei martiri e dal sudore dei confessori della fede”. Del resto Francesco giustificò la Crociata proprio in faccia al sultano musulmano dell’Egitto. Ed è falsa quella tesi che sostengono alcuni che S. Francesco fece una scelta missionaria in opposizione a quella crociata. Era inconcepibile una contrapposizione tra Missione e Crociata. La vocazione del missionario e quella del crociato erano anzi considerate come apparentate, in quanto derivavano entrambe dalla comune prospettiva della cristiana testimonianza mediante il pellegrinaggio.  Sostenitore delle Crociate, è famoso il suo confronto durante una crociata nel 1219 con il Sultano Malik al-Kami durante il quale, semplicemente, tentò di convertirlo, come è evidente dal tenore del suo discorso: ” I cristiani agiscono secondo massima giustizia quando vi combattono, perché voi avete invaso delle terre cristiane e conquistato Gerusalemme, progettate di invadere l’Europa intera, oltraggiate il Santo Sepolcro, distruggete chiese, uccidete tutti i cristiani che vi capitano tra le mani, bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla sua religione quanti uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare, adorare, o magari solo rispettare il Creatore e Redentore del mondo e lasciare in pace i cristiani, allora essi vi amerebbero come se stessi». Francesco, se si leggono i suoi scritti durante le Crociate, denuncia l’Islam come una religione falsa che porta alla dannazione.

San Francesco non fu ecumenista in senso relativista. Nel suo Testamentoegli esige che i frati sospettati di eresia o scisma vengano imprigionati e consegnati al cardinale protettore dell’Ordine per essere inquisiti. I Papi del XIII secolo, per promuovere la Santa Romana Inquisizione contro l’eresia, ricorsero non solo all’Ordine domenicano, ma talvolta anche a quello francescano. La frase consacrata dalla Tradizione: “Fuori della Chiesa non c’è salvezza”, era ben presente in Francesco. A questo proposito è attuale l’ammonizione di Pio XI: “ah quanto male fanno e quanto si allontanano dalla conoscenza dell’Assisiate coloro che, per accondiscendere alle proprie fantasie ed errori, s’immaginano e s’inventano – incredibile a dirsi! – un Francesco insofferente della disciplina della Chiesa, noncurante degli stessi dogmi della dottrina della fede, anzi precursore ed araldo di quella pluralistica e falsa libertà che si è cominciato ad esaltare agli albori dell’età moderna, e che tanto danno ha causato alla Chiesa ed alla società civile”.

San Francesco non fu filo-islamico (in senso relativista). Giacomo da Vitry, amico del Serafico e testimone dei fatti, ha scritto che Francesco di fronte al sultano d’Egitto ha avuto un atteggiamento di perfezione apostolica. La sua predica riassume e riunisce “i tre elementi- chiave necessari per il trionfo del cristianesimo: rinnovamento morale e spirituale attraverso una vita di ascesi, di semplicità e di umiltà; (…)la predicazione, la propagazione della parola efficace, parola che infiamma le folle e le porta alla conversione; (…) il confronto (militare) con i saraceni, mirante a soccorrere la Chiesa orientale desolata che cerca la sua liberazione”.

San Francesco non fu ecologista animalista. In pratica esagerando l’amore per le creature di S. Francesco, viene presentato come un profeta del moderno ecologismo come un vegetariano o animalista.

Alcuni addirittura  lo dipingono come una sorta di naturista, cioè uno che rinuncia ai beni materiali, alla civiltà, compresi i vestiti, fino ad arrivare a presentarlo come un contestatore hippy, in un promotore del tribalismo e magari anche del nudismo.

006l14906_7kdb6_in_frame_corr

Il misticismo di S. Francesco non si può per nulla accostare alla perversa idolatria della natura tipica di chi venera Gea (o Gaia) al posto di Dio. Al contrario egli considerava la terra come una dimora provvisoria, per poi raggiungere la vera Patria celeste. Scrive il beato Tommaso da Celano, fin dalla sua conversione, “la bellezza dei campi e l’amenità dei vigneti, e tutte le altre cose che comunemente saziano gli occhi degli uomini, avevano perduto ogni attrattiva per lui. Non senza stupore egli si rese conto dell’improvviso cambiamento avvenuto in se stesso e cominciò a ritenere sommamente stolto chi si perde dietro simili cose”.

Anche nel celebre Cantico delle creature, poema tanto frainteso quanto celebrato,  la bellezza delle creature sono viste in corrispondenza della bellezza suprema cioè di Dio. Scrive don Divo Barsotti: “le creature sono poste al servizio dell’uomo;(…) se Dio è lodato con tutte le sue creature, è anche lodato per il dono di ogni creatura all’uomo(…). E’ il peccato dell’uomo che ha diviso e opposto Dio e la creazione”.

In pratica S. Francesco considerava gli animali, i vegetali e i minerali non come idoli, “ma semplicemente come creature che, con la loro bellezza e col loro simbolismo naturale e soprannaturale, possono facilmente avviarci alla conoscenza e all’amore di Dio in Cristo”.

Gli animalisti non possono rivendicare S. Francesco come loro patrono, quasi ch’egli fosse come gli indù che considerano gli animali sacri e intoccabili. Non considerò mai gli animali suoi pari, ma volle esercitare su di loro una vera e propria autorità. Non possiamo nemmeno arruolarlo tra i vegetariani, S. Francesco non ha mai condannato il consumo delle carni o la caccia o l’impiego degli animali per aiutare l’uomo.

San Francesco non fu un agitatore libertario, non fu un ribelle, un anarchico, un tribale, precursore di quell’irrazionale rifiuto della (vera) civiltà che si è recentemente espresso in fenomeni di patologia sociale sessantottina o post-sessantottina, come i ‘figli dei fiori’, gli hippy, i freak, i punk, gli ‘indiani metropolitani’ e i no-global. Certamente le fonti storiche rivelano che se i frati minori avevano rinunciato ai beni terreni, non avevano per niente rifiutato quelli spirituali, i valori morali e sociali, tantomeno le conquiste della Civiltà cristiana.

La “libertà e la letizia francescane sono il risultato – scrive Guido Vignelli  in “San Francesco antimoderno” – di chi ha messo ordine nella propria anima e nella propria vita, con una rigorosa ed aspra ascesi, con una lotta contro gl’istinti che ci seducono, disorientano e schiavizzano, con una disciplina interiore ed esteriore capace di dominare le idee, tendenze e passioni disordinate”.

San Francesco non fu rivoluzionario.

Sicuramente San Francesco non fu il precursore del pacifismo o il paladino della violenta rivolta degli “oppressi” contro il capitalismo.  Non è un pauperista rivoluzionario.

Certamente S. Francesco non istigò mai alla ribellione ecclesiale, “non volle mai contrapporre la propria confraternita alla gerarchia o al semplice clero, come se fosse una setta di puri ed eletti destinata ad animare una Ecclesia spiritualis destinata a sostituirsi alla Ecclesia carnalis”. Egli piuttosto volle inserirsi nella Chiesa istituzionale con un ruolo di servizio e di collaborazione e soprattutto di supplenza riformatrice: noi siamo mandati – diceva – in aiuto al clero, per la salvezza delle anime, in modo da supplire alle sue mancanze”.

Non può essere definito rivoluzionario chi inizia la sua missione obbedendo al celebre comando del Crocifisso: “Va’ e restaura la mia casa!”. Francesco non istigò mai i poveri alla rivolta. A differenza dei pauperisti eretici o eretizzanti come Valdo, egli non era ossessionato dal problema della povertà economica ma semmai da quello della povertà spirituale, tanto da ripetere spesso che bisogna preoccuparsi non della condizione terrena bensì del destino ultraterreno.

Egli non predicò nessun tipo di lotta di classe, anzi cercò sempre di garantire la concordia e l’armoniosa collaborazione fra signori e sudditi. S. Francesco non ha mai messo in discussione l’autorità dei governanti, li esortava a giudicare i sudditi con onestà, prudenza e soprattutto con misericordia. Mentre sulla povertà, “lo spirito francescano non pretendeva d’imporre la povertà come regola sociale a chi non può o non vuole accettarla, ma esortava a dare l’esempio di un assoluto distacco dalle ricchezze per ispirare in tutti, ricchi e poveri, un soprannaturale disprezzo delle vanità terrene”. Inoltre c’era in Francesco uno stretto legame tra elemosina e proprietà, non si può donare se non esiste la proprietà.

San Francesco voleva i paramenti sacri ed i calici più preziosi per celebrare la Santa Messa ed adorare la Santa Eucaristia:

SAN FRANCESCO D’ASSISI, PRIMA LETTERA AI CUSTODI: FF 241.

2 Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici che debbano venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di Lui scritte che consacrano il corpo. 3 I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, debbano averli di materia preziosa. 

M TOMMASO DA CELANO,MEMORIALE (COMUNEMENTE DETTO VITA SECONDA), 201: FF 789. Un giorno volle mandare i frati per il mondo con pissidi preziose, perché riponessero nel luogo più degno possibile il prezzo della Redenzione, ovunque lo vedessero conservato con poco decoro.

Ricorda Pio XI: “non solo pontefici, cardinali e vescovi (hanno ricevuto) le insegne del Terz’ordine, ma anche re e principi, alcuni dei quali elevati alla gloria della santità, che dallo spirito francescano vennero nutriti di divina sapienza; ne derivò che le più elette virtù tornarono ad essere stimate e vissute nella società civile, insomma rinnovando la faccia della terra”.

Infine San Francesco non rifiutò la cultura. E’ un ultimo pregiudizio, “il quale Francesco sarebbe stato un tipo bizzarro che avrebbe voluto raccogliere nella sua fraternitassolo uomini sempliciotti e ignoranti, se non proprio idioti e sciocchi…”. E’ una falsità grossolana, perché anche qui basta considerare come l’Ordine, fin dal suo inizio, accolse o formò alcune fra le migliori menti dell’epoca, naturalmente non c’è lo spazio per fare un elenco dettagliato. Molti erano docenti universitari, che per gli studenti dell’epoca, scrive Vignelli, “(…)doveva essere uno spettacolo edificante vedere quei loro docenti insegnare dalle cattedre delle prestigiose università di Oxford o della Sorbona, vestiti con un misero saio e a piedi nudi, per poi andare a svolgere umili lavori o a mendicare per la città…”

L’Italia, la stessa Europa, deve molto a S. Francesco, dal suo Ordine e Terz’Ordine germogliarono la pace domestica e la tranquillità pubblica, l’integrità dei costumi e la mansuetudine, lo studio e la cultura, il retto uso e tutela della proprietà, fattori tutti di civiltà e di benessere.

San Francesco d’Assisi

Libero da compromessi con il mondo, oggi il santo patrono d’Italia sarebbe inviso al laicismo dominante, che pretende di espellere Dio dalla dimensione pubblica. Ammoniva infatti i governanti «ad attribuire al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato […]. E se non farete questo, sappiate che dovrete renderne ragione a Dio»

Lontano anni luce dalla figura insipida e ridotta che l’ecologismo e il pacifismo gli hanno ritagliato, san Francesco d’Assisi (1181-1226) è stato un testimone radicale del Vangelo, dell’amore per Dio al primo posto, da cui discendeva il suo farsi prossimo per tutti gli uomini con bisogni materiali e spirituali. Dopo una gioventù vissuta nel benessere, l’anno passato in prigione ne segnò l’inizio di un cammino di conversione. La preghiera, le rivelazioni notturne, i primi gesti di donazione gratuita verso mendicanti e lebbrosi fecero il resto, culminando nell’episodio alla chiesa di San Damiano, dove gli parlò il Crocifisso: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina».

Francesco si adoperò per la riparazione della chiesetta ma in seguito, ascoltando un passo sulla missione degli apostoli (Mt 10, 9-10), capì che Cristo lo stava esortando al rinnovamento di tutta la Chiesa. Il giovane, che già era stato protetto dal vescovo al tempo della rinuncia ai beni paterni, dedicò tutte le forze alla missione a cui Dio lo chiamava. Fece questo sempre nell’obbedienza alla Chiesa, in quegli anni alle prese con l’eresia catara e contestata da movimenti pauperistici che non ne riconoscevano l’autorità di origine divina. Al contempo ricordava che ognuno deve conformarsi alla legge di Dio: «Nessun uomo si ritenga obbligato dall’obbedienza a obbedire a qualcuno là dove si commette delitto o peccato» (Lettera ai fedeli, seconda recensione).

Nel povero vedeva il Signore sofferentema per lui la vera povertà era la non conoscenza di Dio, a partire dalla mancata adorazione per il suo Corpo e Sangue: «I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. E se in qualche luogo trovassero il santissimo Corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso». Lo stesso raccomandava per la Sacra Scrittura. Non rinunciava mai ad annunciare la verità di Cristo. Se ne accorse anche il sultano, al quale si presentò inerme e spiegò che i crociati (diversamente da quanto sostiene la moderna vulgata anticristiana) agivano secondo giustizia nel combattere i musulmani per liberare i luoghi santi della Palestina. Il sultano non si convertì, ma lo ammirò.

Libero da compromessi col mondo, oggi il santo patrono d’Italia sarebbe inviso al laicismo dominante, che pretende di espellere Dio dalla dimensione pubblica. Ammoniva i governanti «ad attribuire al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato […]. E se non farete questo, sappiate che dovrete renderne ragione a Dio». Esortava i sacerdoti a ricordare al popolo di fare penitenza, metteva in guardia sulle pene del Purgatorio, l’eternità dell’Inferno e chiamava gli impenitenti «prigionieri del diavolo». Due anni prima di morire ricevette le stimmate. Era il sigillo su una vita vissuta nell’amore per Cristo e la salvezza delle anime, come ricordò ai presenti quando ottenne l’indulgenza della Porziuncola: «Io vi voglio mandare tutti in Paradiso!».

XXVII Domenica del tempo ordinario – Anno B.

Lo sposalizio della Vergine Maria

Vangelo

In quel tempo, 2 alcuni farisei si avvicinarono e, per metterLo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito ad un marito ripudiare la propria moglie. 3 Ma Egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?” 4 Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla”. 5 Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6 Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; 7 per questo l’uomo lascerà suopadre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. 8 Così non sono più due, ma una sola carne. 9 Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. 10 A casa, i discepoli Lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: 11 “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; 12 e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. 13 Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. 14 Gesù, al vedere questo, S’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a Me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il Regno di Dio. 15 In verità Io vi dico: chi non accoglie il Regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”. 16 E,prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro (Mc 10, 2-16).

L’innocenza, l’eterna legge…

Dopo aver restituito al matrimonio la sua originale purezza, il Divino Maestro insegna che l’innocenza deve reggere l’essere umano in qualsiasi stato di vita.

I – L’origine dell’istituzione matrimoniale

La Liturgia della 27ª Domenica del Tempo Ordinario ci presenta, con le parole della Rivelazione, una perfetta sintesi della morale cattolica rispetto al matrimonio. La prima lettura (Gen 2, 18-24), tratta dalla Genesi, spiega chiaramente perché Dio ha creato l’uomo e la donna. Avvalendosi di un espediente letterario di straordinario valore, l’Autore Sacro descrive i fatti in modo poetico e attraente, come se Dio Si stesse gradualmente rendendoconto delle reazioni di Adamo ed agisse di conseguenza.

Dio ha creato Adamo con l’istinto di socievolezza

Creando il primogenito del genere umano, Dio ha posto nella sua anima l’istinto di socievolezza, che si manifesta con la necessità di una compagniae con un desiderio inestinguibile di amare e di essere amato. Dopo averlo introdotto nel Giardino dell’Eden, Egli disse: “Non è bene che l’uomo sia solo” (Gen 2, 18a), e fece sfilare davanti ad Adamo tutti gli animali – che in Paradiso gli obbedivano1 –, affinché desse loro un nome.
Dio crea gli animali

Dio fece così affinché il primo uomo, estremamente equilibrato, percepisse che, sebbene in possesso di una ricca simbologia, nessuno di essi era capace di colmare la sua aspirazione ad amare, né era alla sua altezza, come creatura razionale. Terminato, dunque, il corteo dellafauna creata da Dio, Adamo rimase deluso, perché “non trovò un aiuto che gli corrispondesse” (Gen 2, 20), e si sentì solo.

Una volta giunto a questa conclusione, “Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò” (Gen 2, 21) – poiché era conveniente suscitargli sorpresa – e gli tolse una costola, da cui formò Eva. Avrebbe potuto modellare un’altra figura di argilla, ma preferì trarla da lui, per render chiaro che l’uno era fatto per l’altro. In questo modo, promuoveva tra i due un’unione completa.2

Un trampolino per arrivare a Dio

Svegliatosi e trovandosi di fronte la prima donna, Adamo esclamò: “Questa volta essa è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne” (Gen 2, 23). Lei gli serviva da complemento, era un essere con cui poteva stabilire una relazione che soddisfacesse quel desiderio di amore di cui l’Onnipotente loaveva dotato, per un’altissima finalità. Destinato a Dio, l’uomo vive alla ricerca di Lui, spinto da un certo “istinto del divino” – correlato intimamente con l’istinto di socievolezza –, che non si sazia per nulla della creazione. Tuttavia, poiché è composto di corpo e anima, ha bisogno di qualcosa di esterno che, attraverso i sensi, gli faciliti la contemplazione interiore e gli serva da elemento di collegamento con Dio, in quanto non Lo vede direttamente.
Il matrimonio mistico di Santa Caterina

Inoltre, era impossibile che la totalità degli attributi divini fosse rappresentata solamente dall’uomo, poiché, per esempio, Dio è fortezza e vigore e, allo stesso tempo, soavità e affetto, estremi che in genere non si adattano al genere maschile. Per questo il Signore ha voluto dargli un “aiuto che gli corrisponda” (Gen 2, 18b) – e non uguale – che, coniugata con lui, lo completasse, riflettendo da Dio gli aspetti contrari, ma armonici. Così – tenendo presente la realizzazione del piano che, fin dall’eternità, Egli aveva architettato per l’umanità –, uomo e donna avrebbero dovuto essere “un’unica carne” (Gen 2, 24), cioè, unirsi per costituire una famiglia, con l’obiettivo di generare una prole ed educarla sulle vie di Dio.

È attraverso questo scambio d’amore che la persona ha nozione di quanto ella è stimata da Dio, ed è in questo rapporto di donazione reciproca che trova un trampolino per giungere fino all’Infinito. Ecco la base e la solidità di qualsiasi convivenza! E non solo tra quelli che si sposano – e a questo è chiamata la maggior parte –, ma anche tra quelli che, a imitazione di Cristo Vergine, abbracciano il celibato “per il Regno dei Cieli” (Mt 19, 12) e realizzano un connubio con l’ideale religioso, con l’obbligo di fare il bene agli altri e di dedicarsi all’apostolato. Come il matrimonio, anche questa vocazione è indissolubile e, nei due casi, si applica senza distinzione la sentenza di Nostro Signore Gesù Cristo: “l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.

II – Il piano originale di Dio è restaurato ed elevato

E una legge della Storia che i più grandi sconvolgimenti si producano quando la verità si manifesta dove impera la morale relativista, estranea a Dio. È quello che si è verificato, in forma archetipica, con l’apparizione della Verità con la “V” maiuscola: Nostro Signore Gesù Cristo. Il mondo intero era, allora, immerso in una terribile crisi, soprattutto morale, da cui non sfuggiva neppure il popolo eletto. E Gesù, senza intervenire nella politica né istigare rivoluzione alcuna, ma solamente predicando la sua dottrina, provocò una tremenda scossa in tutta la Terra.
La visita della regina di Saba al re Salomone

Significativo, in questo senso, è l’episodio riferito nel Vangelo di questa domenica. Dopo il peccato originale, la donna fu poco alla volta tolta dalla considerazione dell’uomo e la poligamia – che ebbe la sua origine nel lignaggio di Caino (cfr. Gen 4, 19) – divenne un costume generalizzato in molteciviltà pagane dell’Antichità, ed era tollerata, anche, tra gli Ebrei. Anche sotto il regime della Legge di Mosè, il trattamento riservato all’elemento femminile era caratterizzato daldisprezzo. Il Divino Maestro venne a ristabilire la primitiva purezza dell’istituzione del matrimonio.

Una domanda formulata con perversa intenzione

In quel tempo, 2 alcuni farisei si avvicinarono e, per metterLo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito ad un marito ripudiare la propria moglie.

Il Divino Maestro stava evangelizzando la “regione della Giudea e al di là del fiume Giordano” (Mc 10, 1). Mentre insegnava alle moltitudini, i farisei, adepti di una morale di esteriorità, si approssimarono a Lui. Non volevano apprendere, ma distruggere, come mette in risalto San Beda: “C’è da notare la differenza che esiste tra lo spirito del popolo e quello dei farisei: il primo viene per essere istruito dal Signore, affinché guarisca i suoi infermi, […] gli ultimi, per ingannarLo, tentandoLo”.3

Consapevoli che il Redentore aveva già difeso il matrimonio indissolubile (cfr. Mt 5, 31-32), i loro avversari vollero metterLo alla prova, confrontandoLo con Mosè, che aveva permesso il divorzio. Volevano, così, metterLo in una posizione difficile, poiché se Egli avesse risposto negativamente, Si sarebbe pronunciato contro il profeta; se avesse detto di sì, avrebbe rigettato la sua stessa dottrina. Inoltre, tanto l’una quanto l’altrasoluzione avrebbe diviso l’opinione pubblica, dato che i Giudei seguivano lepiù svariate tendenze a questo riguardo.

La Sapienza Divina smonta una trappola umana

3 Ma Egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”

Gesù Cristo e l’adultera

Nostro Signore è la Sapienza Eterna e Incarnata e, in quanto Seconda Persona della Santissima Trinità, non solo conosce tutto, finda tutta l’eternità, ma anche contempla tutto in un perpetuo presente, poiché per Lui non c’è passato né futuro. In quanto Uomo, la sua Anima è stata creata nella visione beatifica, dotata di scienza infusa, pertanto, in costante e piena consonanza con la sua visione divina. Per Lui, allora, non costituisce una novità il fatto che Gli presentino tale problema. Sapendo qual è il pessimo intento dei farisei nel montare quella trappola, Gesù risponde con piena naturalezza e in modo perentorio, andando direttamente al punto in cui hanno intenzione di portarLo. Gli interpellanti, una volta scoperti, devono confessare le loro intenzioni.

La legge positiva deformata dalla casistica

4 Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla”.

Infatti, era messo per iscritto da Mosè che il marito poteva cacciare sua moglie quando trovava in lei “qualche cosa di vergognoso” (Dt 24, 1). Termini molto generici, che – come è solito accada – con il tempo hanno dato luogo a numerose polemiche tra gli studiosi della Legge. Essi discutevano i casi in cui tale concessione sarebbe stata appropriata, ma siccome non erano dotati di infallibilità – di cui gode il Papa per non sbagliare in materia di Fede e di morale –, deviarono, giungendo a estremi inimmaginabili nelle loro interpretazioni e moltiplicando le casistiche fino all’assurdo. Alcuni erano rigoristi, sostenitori di maggiori restrizioni nell’applicazione del precetto; altri, lassisti, favorevoli a una dissolubilità quasi illimitata del matrimonio. Questi ultimi erano dell’opinione che se la donna avesse fatto bruciare del cibo, il marito aveva già un motivo sufficiente per ripudiarla.4 Al di là del fatto che si trattava di un’insensatezza che feriva lo stesso diritto naturale, una tale facilità nel divorziare concorreva a togliere valore sempre di più alla donna e schiavizzare l’uomo alle sue stesse passioni.

Ora, questo non era coerente col disegno di Dio quando creò Eva dalla costola di Adamo. Se fosse stata una sua volontà “che l’uomo potesse lasciare l’una e prendere un’altra, dopo aver creato un solo uomo avrebbe formato molte donne”,5 riflette San Giovanni Crisostomo. Ad Adamo fece piacere contemplare Eva perché vide in lei quello che non aveva trovato in nessun animale, cioè, un essere razionale, capace di entrare in consonanzacon lui per salire, insieme, fino a Dio, in un mutuo perfezionamento, in cui le qualità “si temprassero e si equilibrassero le une alle altre, e le virtù comunicassero le une alle altre sfumature armoniose”.6

Un permesso motivato dalla durezza di cuore

5 Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma”.

Nel situare Mosè al centro della discussione, Nostro Signore pone i farisei “al muro”, poiché dimostra loro che quella era una legge umana, sebbene promulgata sotto ispirazione divina. Il grande legislatore non aveva sbagliato; tuttavia, tanto quel permesso quanto la poligamia, nell’Antico Testamento, non erano che una contingenza, provocata dalla durezza di cuore degli Ebrei. Insomma, “lo stato inferiore della civiltà degli Israeliti di quell’epoca, una triste insensibilità agli ordini di Dio, un egoismo sfrenato, tali erano le ragioni per cui Mosè aveva tollerato il divorzio; e anche questatolleranza mirava a limitare gli abusi”,7 commenta Fillion.

Tuttavia, il Redentore venne a ristabilire l’ordine. Aveva il diritto di promulgare qualsiasi legge non solo come Dio, ma anche come Profeta, previsto da Mosè stesso (cfr. Dt 18, 15). Di conseguenza, la sua parola valeva molto di più di quella di Mosè! Per evidenziare questo ai farisei, Egli farà una dichiarazione rigorosa, indicando il progetto originario di Dio rispetto al matrimonio.

La primitiva purezza del matrimonio è ristabilita

6 “Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; 7 per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. 8 Così non sono più due, ma una sola carne. 9 Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.
Sposalizio di Tobia e Sara

Visto che non era giunto il momento di manifestare pienamente la sua divinità – infatti non l’avrebbero accettata –,Gesù presenta un argomento irrefutabile: le parole della Scrittura, ispirate da Lui stesso. Citando il testo della Genesi, Si riporta al principio della creazione, ossia, alla relazione cheesisteva tra uomo e donna prima del peccato: unione santa, monogamica e indissolubile, in totale conformità con la natura di entrambi. Se questa situazione fu alterata, ciò è dovuto alla durezza di cuore delle generazioni posteriori, conseguenza della caduta originale.

In questo passo, il Salvatore consacra il matrimonio nella Nuova Legge, ristabilendo il vincolo coniugale esclusivo e perenne, che solo la morte puòdisfare. Infatti, questo non rimane nel Cielo, come Gesù chiarisce più tardi,a proposito di una discussione con i sadducei (cfr. Mt 22, 30); si tratta di una alleanza permanente soltanto in questa vita. Il matrimonio è una vocazione, e coloro che sono chiamati ad abbracciarla dovranno lasciare i loro genitori “e i due diventeranno una carne sola”. Instaurando il regime della grazia, il Redentore stesso offre all’umanità la forza per render questo possibile.

Non è difficile immaginare quanto questa sentenza del Divino Maestro abbia scalfito i farisei… In tutte queste affermazioni, “è sempre Lui che gli cuce la bocca e pone un freno all’impudenza del loro linguaggio, e con questo li allontana da Sé. Senza dubbio, nemmeno così retrocedono nel loro impegno. Tale è naturalmente la malizia, tale l’invidia, sfacciata e insolente”.8

Il contratto naturale elevato a Sacramento

10 A casa, i discepoli Lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: 11 “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; 12 e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”.
Sposalizio, di Pietro Longhi

La polemica suscitò dubbi nei discepoli, poiché, nati in quell’ambiente, conoscevano molto bene le diverse teorie che circolavano sul matrimonio. Avrebbe il Maestro, ora, mutato la Legge? Per questo fecero domande a Gesù, ed Egli ne approfittò per esporre questa dottrina con maggior profondità ai suoi più prossimi. Se il matrimonio è indissolubile, il marito che si separa dalla moglie, o viceversa, e contrae una nuova unione, commette adulterio.

Sorge, allora, il problema: sarebbesufficiente restaurare il matrimonio nella sua primitiva purezza o ci sarebbe qualcosa da aggiungere a questa visione essenziale? La risposta è semplice. Nostro Signore ha elevato il matrimonio – di per sé un contratto naturale – alla categoria di Sacramento. Nella celebrazione delle nozze, i ministri sono i coniugi stessi. Nel pronunciare la formula con la quale manifestano il consenso alla loro unione, oltre ad aver aumentata la grazia santificante, è data loro un’assistenza speciale per mantenere più facilmente la mutua fedeltà e compiere i doveri del loro nuovo stato.

Unione di due che hanno deciso di abbracciare insieme la croce

Questo spezza l’idea romantica – tanto diffusa dalle produzioni cinematografiche di Hollywood e dalle telenovelas – che la vita matrimoniale sia una realtà fatta di rose… Sì, ci sono rose profumate, dai petali molto belli, ma con gambi crivellati di spine terribili… Perché non esistono due temperamenti uguali! Se non ci sono due granelli di sabbia o due foglie di albero identiche, meno ancora due creature umane. Infatti quanto più si sale nella scala degli esseri, maggiore è la differenza tra loro. L’utopia dell’eguaglianza assoluta degli uomini è una pazzia! Il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira era solito dire che Dio non è balbuziente, pertanto, non ripete le sue opere: “Ogni essere è una sillaba unica e perfetta dell’azione creatrice di Dio in quella gamma, il che è veramente una meraviglia”.9

A volte ci sono processi di separazione a causa di bagatelle. Qual è la radicedi tali disaccordi? La difficoltà di accettare la Croce di Nostro Signore, dellaquale, nella seconda lettura (Eb 2, 9-11), ci parla San Paolo: “Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, Lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza” (Eb 2, 10). Per redimerci, sarebbebastato che Gesù offrisse al Padre un gesto – infatti tutti i suoi atti hanno un merito infinito –, ma Egli ha preferito patire i tormenti della Crocifissione, il supplizio più ignominioso di quei tempi, dandoci così l’esempio di come dobbiamo abbracciare la nostra croce.

È l’Apostolo che, scrivendo agli Efesini, si riferisce al matrimonio come simbolo dell’unione tra il Signore Gesù e la Santa Chiesa (cfr. Ef 5, 22-32). Il Salvatore la ama al punto da aver versato per lei tutto il suo Sangue, ed è essenziale che i coniugi siano disposti a fare lo stesso l’uno per l’altro. Solo quando entrambi si decidono ad abbracciare la croce e a portarla insieme, il matrimonio raggiunge la sua pienezza e il suo splendore. In questo modo, “dove c’è una sola carne, c’è un solo spirito: pregano uniti, si prostrano uniti, digiunano uniti, si istruiscono mutuamente, si esortano mutuamente, si incoraggiano mutuamente. Sono uguali nella Chiesa di Dio, nel banchetto di Dio, nelle prove, nelle persecuzioni e nelle consolazioni”.10

Non illudiamoci! In qualunque stato di vita, il vero cammino da seguire è quello della croce! Dopo il peccato originale, essa sarà sempre presente nella convivenza sociale, essendoci dissidi e divergenze anche tra sposi. Falsa sarebbe l’affermazione che è possibile esista una coppia così interamente armoniosa, che ogni consorte non abbia da fare alcuno sforzo per adattarsi all’altro. Da qui l’importanza del Sacramento, che “purifica gliocchi della natura, rende sopportabili le disgrazie, più tenere le malattie, amabili la vecchiaia e i capelli bianchi. La grazia rende l’amore paziente. Essa lo fortifica di fronte allo shock dei difetti in cui si è imbattuto”.11

Agisce con grande insensatezza chi si basa sulla stretta bellezza fisica nel contrarre il matrimonio, dimenticandosi che, col passare degli anni, la fisionomia e la pelle acquistano un altro aspetto… Peggio ancora è l’errore nel quale incorre chi si sposa per sensualità, credendo nella menzogna chela felicità consista nello sfogare le passioni voluttuose nel rapporto matrimoniale. In questo non può esserci libertinaggio; ognuno deve rispettare se stesso e l’altro, avendo come obiettivo la prole. Ciò che si fa senza questa intenzione è puramente e semplicemente peccaminoso, comeinsegna Sant’Agostino: “tutto quanto gli sposi realizzano contro la moderazione, la castità e il pudore è un vizio e un abuso, che non proviene dall’autentico matrimonio, ma da uomini un po’ sfrenati”.12 Sciogliere le redini delle passioni è inconcepibile in qualsiasi circostanza, poiché il combatterle è il fulcro della nostra lotta e della nostra croce.

III – L’innocenza, sostegno di qualunque stato di vita
Gesù accoglie un bambino

Dal momento che – come finora abbiamo considerato – il Vangelo di oggi si concentra sul matrimonio, potremmo giudicare irragionevole in questo contesto i prossimi versetti, dedicati al rapporto di Gesù con i bambini. Inrealtà, essi integrano il tema e indicano qual è la postura ideale dell’uomo nella società.

È evidente che Dio vuole la crescita del genere umano, allo scopo di popolare il Cielo con più figli e figlie. Tale conquista fu da Lui condizionata all’unione dell’uomo e della donna. “I genitori cristiani intendano inoltre che sono destinati non solo a propagare e conservare in Terra il genere umano; anzi non solo ad educare comunque dei cultori del vero Dio, ma a procurare prole alla Chiesa di Cristo, a procreare concittadini deiSanti e familiari di Dio, […] essendo loro ufficio offrire la propria prole alla Chiesa, perché da questa fecondissima Madre di figli di Dio la prole venga rigenerata per mezzo del lavacro del Battesimo alla giustizia soprannaturale, e perché diventi membro vivo di Cristo, partecipe della vita immortale e infine erede della gloria eterna”.13 Ossia, non basta che nascano bambini; compete alla famiglia anche la missione di conservare in loro l’innocenza.

Una concezione autosufficiente della vita spirituale

13 Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.

Certamente erano le madri che, mosse dall’istinto materno, portavano i figlioletti fino a Gesù, in cerca del meglio per loro. Nostro Signore era capace di ottenere qualsiasi beneficio, per quanto straordinario fosse – dopotutto, solo toccando il suo manto i malati erano guariti! –, e può darsi avessero capito che quando accarezzava la testa di un bambino, questi diventava più intelligente. Conducevano, dunque, i piccoli vicino al Salvatore, affinché, imponendo loro le mani, gli concedesse salute, forza, sapienza e, soprattutto, grazie. Ora, con la loro vivacità infantile, facevano baccano intorno a Lui… Per questo motivo, alcuni commentatori suggeriscono che gli Apostoli erano preoccupati a mettere ordine nella moltitudine e, per evitare che i bambini infastidissero il Maestro, li rimproveravano.

La realtà, però, è più profonda. Non solo le donne – come abbiamo considerato sopra –, ma anche i bambini erano trattati con disprezzo nell’Antichità, situazione che sarebbe mutata solo con gli effetti del preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Secondo la mentalità israelita, la pratica della Religione competeva esclusivamente agli uomini epartiva da un’iniziativa propria: la persona, dopo una dettagliata analisi, prendeva la risoluzione di seguire le vie di Dio; quindi, lei stessa era la causa della sua adesione alla Fede. Più tardi, Gesù avrebbe rettificato questo concetto, insegnando ai suoi: “Non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi” (Gv 15, 16). Per questo, tanto i farisei quanto i discepoli reputavano i bambini elementi estranei alla Religione. Questioni relative al Regno dei Cieli si discutevano con gente matura, capace di ragionare e scoprire da sola dov’era la verità.

Per entrare nel Regno, dobbiamo essere dipendenti da Dio

14 Gesù, al vedere questo, S’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a Me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il Regno di Dio”.

“Al vedere questo” – l’errore classico di supporre che la salvezza è frutto dello sforzo –, il Divino Redentore Si è rattristato. Affermando che il Cielo appartiene a coloro che sono come i bambini, insegna che l’iniziativa è presa da Dio, poiché è Lui che distribuisce le grazie, designa a ciascuno la sua vocazione e santifica. Dobbiamo accettare la sua chiamata come bambini in relazione a Dio, e come adulti nel governo delle creature.

Chi è piccolo non si ritiene un colosso né autosufficiente, ma dipendente; èciò che Nostro Signore elogia e indica come modello da esser imitato. Come spiega San Giovanni Crisostomo, “l’anima del bambino è pulita da tutte le passioni. […] E per quanto sua madre lo castighi, va a cercarla e la preferisce tra tutti gli altri. […] Per cui il Signore dice: ‘A loro appartiene il Regno di Dio’, affinché facciamo per libera volontà la stessa cosa che il bambino ha per dono di natura”.14

La formula per conquistare il Cielo

15 “In verità Io vi dico: chi non accoglie il Regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”. 16 E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Convinciamoci di questo: siamo creature contingenti, necessitiamo dell’aiuto di Dio! È necessario essere “come un bambino” per riconoscere la sua volontà e compierla: sia nel matrimonio, con la disposizione di armonizzarsi col coniuge; sia nello stato religioso, con l’anima aperta a quanto viene dall’alto, alla maniera del figlio docile agli insegnamenti dei genitori.

Essere come un bambino significa anche esser innocente, cioè, avere l’anima simile a un cristallo che non è mai stato graffiato: limpida, trasparente e piena di luce, mai macchiata da nessuna colpa. Il Regno di Dio è costituito da coloro che si impegnano a conservare la propria innocenza e quella degli altri. Quando preghiamo nel Padre Nostro “venga il tuo Regno”, dobbiamo ardere dal desiderio che sulla Terra e dentro di noisi stabilisca la supremazia dell’innocenza! Se abbracciamo questo ideale, saremo abbracciati da Nostro Signore, perché Egli benedice coloro che si fanno piccoli.
Nostro Signore attira i bambini

Invece, chi ha perduto l’innocenza, non pensi di essere in una situazione irrimediabile. Questo tesoro può esser restaurato, come si è verificato nel caso di Santa Maria Maddalena, di Sant’Agostino e tanti altri, nel corso dei tempi. Ed è soprattutto nell’amore all’Innocenza che recuperiamo la nostrainnocenza!

La fonte della nostra innocenza, conservata o restaurata

In sintesi, la Liturgia della 27ª Domenica del Tempo Ordinario è un’apologia dell’innocenza. Ascoltiamo le parole di San Paolo nella secondalettura: Colui “per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose” – GesùCristo – e che “conduce molti figli alla gloria”. Sì, Egli vuole i figli nati dall’unione tra l’uomo e la donna per portarli, innocenti, all’eterna beatitudine! “Infatti Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non Si vergogna di chiamarli fratelli” (Eb 2, 11). Ecco la causa di tutta l’innocenza, la fonte dellanostra vita spirituale! Ognuno di noi è stato nella mente di Dio da tutta l’eternità e, a un certo momento, passò all’esistenza. Nel campo soprannaturale abbiamo la stessa origine del Signore Gesù, siamo tutti fratelli, apparteniamo alla famiglia divina, ed è al fine di aumentare il numero dei suoi membri che è stata istituita la famiglia terrena. Chiediamo l’indispensabile protezione della grazia per conservare intatta l’innocenza, o per riconquistarla, e siamo araldi dell’Innocenza Eterna, Nostro Signore Gesù Cristo, e della Innocente per eccellenza, Maria Santissima. Brilli l’innocenza sulla Terra in forma gloriosa, portentosa e straordinaria, e divida la Storia, come Cristo ha fatto, essendo pietra di scandalo per la salvezza degli uni e la condanna degli altri!

1) Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I, q.96, a.1.

2) Cfr. Idem, q.92, a.2; a.3

3) SAN BEDA. In Marci Evangelium Expositio. L.III, c.10: ML 92, 229.

4) Cfr. MIDRASH SIFRE DEUT. 24, 1, §269. In: BONSIRVEN, SJ, Joseph

(Ed.). Textes rabbiniques des deux premiers siècles chrétiens.

Roma: Pontificio Istituto Biblico, 1955, p.76.

5) SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Homilía LXII, n.1. In: Obras.

Homilías sobre el Evangelio de San Mateo (46-90). 2.ed. Madrid:

BAC, 2007, v.II, p.288.

6) MONSABRÉ, OP, Jacques-Marie-Louis. La sainteté du mariage.

In: Exposition du Dogme Catholique. Grâce de Jésus-Christ.

V – Mariage. Carême 1887. 10.ed. Paris: P. Lethielleux, 1903,

v.XV, p.13-14.

7) FILLION, Louis-Claude. Vida de Nuestro Señor Jesucristo.

Vida pública. Madrid: Rialp, 2000, v.II, p.420.

8) SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, op. cit., p.286-287.

9) CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. São Paulo,

16 apr. 1966.

10) TERTULLIANO. Ad uxorem. L.II, c.9: ML 1, 1302-1303.

11) MONSABRÉ, op. cit., p.41.

12) SANT’AGOSTINO. De bono coniugali. C.VI, n.5. In: Obras.

Madrid: BAC, 1954, v.XII, p.55.

13) PIO XI. Casti connubii, n. 7.

14) SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, op. cit., n.4, p.297.

San Dionigi l’Areopagita

San Dionigi l’Areopagita, menzionato negli Atti degli Apostoli, non va confuso con l’umile teologo oggi noto come Pseudo-Dionigi, a cui è attribuita la “De coelesti Hierarchia“, l’opera che contiene uno schema sulle gerarchie angeliche poi ripreso e sviluppato da san Tommaso d’Aquino

Sono gli Atti degli Apostoli a menzionare Dionigi nel famoso brano sul discorso di Paolo all’Areopago, un antico tribunale che sorgeva sull’omonima collina di Atene: «Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: “Ti sentiremo su questo un’altra volta”. Così Paolo uscì da quella riunione. Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi, membro dell’Areopago, una donna di nome Damaris e altri con loro» (At 17, 32-34). Il convertito Dionigi divenne vescovo di Atene, come riferito da un altro san Dionigi († II sec.), vescovo di Corinto, che è citato come fonte da Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica. Tra le città che lo hanno come patrono ci sono la capitale greca e Crotone.

Del santo non abbiamo altre notizie, ma è molto interessante il fatto che un teologo del V-VI secolo abbia deciso di scrivere le sue opere sotto lo pseudonimo di Dionigi l’Areopagita. Solo nel XIX secolo, dopo un dibattito iniziato nel Medioevo, si è stabilita la pseudonimia dell’autore, che oggi è perciò noto come Pseudo-Dionigi. Alla luce di diverse tracce del pensiero di Proclo (412-485) nei suoi scritti, secondo alcuni lo Pseudo-Dionigi era all’inizio un neoplatonico, convertitosi in seguito al cristianesimo. A lui sono associate una serie di opere, prima tra tutte la De coelesti Hierarchia, che contiene uno schema sulle gerarchie angeliche poi ripreso e sviluppato da san Tommaso d’Aquino nella sua Somma Teologica, a testimoniare l’influenza che questo misterioso pensatore ha avuto sulla teologia.

Ma perché scelse di firmarsi proprio con il nome del santo convertito da Paolo? Benedetto XVI, in un’udienza del 2008, ne ha dato un’interpretazione stimolante: «Se l’autore di questi libri ha scelto cinque secoli dopo lo pseudonimo di Dionigi Areopagita vuol dire che sua intenzione era di mettere la saggezza greca al servizio del Vangelo, aiutare l’incontro tra la cultura e l’intelligenza greca e l’annuncio di Cristo». Alla base ci potrebbe essere perciò un lodevole intento missionario.

Secondo Ratzinger, con la scelta dell’anonimato lo Pseudo-Dionigi volle fare «un atto di umiltà. Non creare un monumento per se stesso con le sue opere, ma realmente servire il Vangelo, creare una teologia ecclesiale». E questa sua teologia contrastò un uso anticristiano di Platone, insito nel pensiero di Proclo e di altri neoplatonici: «È interessante che questo Pseudo-Dionigi abbia osato servirsi proprio di questo pensiero per mostrare la verità di Cristo».

Santi Angeli Custodi

Parlando dell’aiuto degli angeli, il Catechismo afferma una verità che conforta: «Dal suo inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione». L’uomo conserva comunque il suo libero arbitrio e, dunque, può accogliere o respingere l’ispirazione del proprio angelo custode

Parlando dell’aiuto degli angeli, il Catechismo afferma una verità che conforta: «Dal suo inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione» (CCC 336). Come già spiegavano san Girolamo e Tommaso d’Aquino, per volontà della Divina Provvidenza abbiamo tutti un particolare angelo custode, che opera invisibilmente illuminando l’uomo verso il retto agire e la conquista della vita eterna. Ma poiché l’uomo conserva il libero arbitrio può respingere l’ispirazione degli angeli e compiere atti malvagi che lo possono portare a dannarsi per l’eternità: ciò, appunto, «non va imputato alla negligenza degli angeli, ma alla malizia degli uomini», scrive san Tommaso nella Somma Teologica.

Sempre nella stessa opera, il Doctor Angelicus spiega: «Finché vive in questo mondo, l’uomo si trova come su una strada che deve condurlo alla patria. Lungo la strada, molti pericoli incombono su di lui, sia dall’interno che dall’esterno, come dice il Salmista: Sulla strada per cui cammino, hanno nascosto dei lacci a mio danno. Quindi, come si dà una scorta alle persone che devono transitare per strade malsicure, così si dà un angelo custode all’uomo, finché dura il suo stato di viatore [lo stato di prova, da pellegrino sulla terra, ndr]. Quando invece sarà giunto al termine della strada, allora l’uomo non avrà più un angelo custode; ma avrà in cielo un angelo co-regnante, o nell’inferno un demonio tormentatore».

Proprio Tommaso d’Aquino è stato tra i santi che hanno avuto un contatto costante con l’angelo custode: altri casi ben noti sono quelli di Francesco d’Assisi, Francesca Romana, Gemma Galgani e Pio da Pietrelcina. La festività attuale è stata definitivamente fissata nel XVII secolo, grazie prima a Paolo V e poi a Clemente X. Per l’importanza che il ministero degli angeli custodi riveste nel nostro cammino verso la salvezza, la Chiesa esorta a recitare l’Angelo di Dio. Tra i più grati al Creatore per il dono di un angelo custode per ciascuno di noi c’era san Giovanni Bosco, che diceva: «Quando siete tentati, invocate il vostro angelo. Lui vuole aiutare voi più di quanto voi vogliate essere aiutati!».

Pagina 1 di 103

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén